Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:55

Il Friuli è una zona isolata, all’interno di una regione di confine. Il  Friuli Venezia Giulia non gode di popolarità, la maggior parte degli italiani lo chiama con accenti sbagliati e le uniche cose che si ricordano sono Trieste e le foibe (a seconda del periodo dell’anno). Il Friuli è diviso al suo interno, una di queste divisioni territoriali è la Carnia, landa sconosciuta in cui sono nata e cresciuta.
Pochi di voi sapranno che il nostro dialetto, il friulano – diversamente cadenzato a seconda della zona – non è realmente un dialetto ma una lingua, con tanto di grammatica e dizionario.
Quando Pasolini riscopre i dialetti, si avvicina al friulano più per affetto che per altro, scrivendo delle poesie bellissime.
L’amore per le sue radici materne lo portano a fondare l’Academiuta di lenga furlana, diventata un’importante eredità nella vita attuale della poesia locale.
In realtà, il problema dialetto – continuiamo a chiamarlo così per comodità – è stato affrontato in modi molto diversi durante le varie generazioni.
Unico modo di espressione per le generazioni degli anni ‘30, per i quali l’italiano era la lingua dello Stato, a quella degli anni ‘60 in un sostanziale bilinguismo, alla mia, quella degli anni ‘80 e ‘90, dove il dialetto è stato quasi demonizzato e giudicato “pericoloso” per lo studio dell’italiano.
Ora, in un momento in cui la globalizzazione ci porta verso la conoscenza di un mondo molto più ampio e lo studio di culture lontane dalla nostra, riscopriamo improvvisamente l’importanza delle nostre tradizioni.
Il dialetto ritorna a gran forza, viene insegnato nelle scuole, ricompaiono quotidiani in lingua e spettacoli teatrali a ricordo delle tradizioniIl Friuli è una zona isolata, all’interno di una regione di confine. Il  Friuli Venezia Giulia non gode di popolarità, la maggior parte degli italiani lo chiama con accenti sbagliati e le uniche cose che si ricordano sono Trieste e le foibe (a seconda del periodo dell’anno). Il Friuli è diviso al suo interno, una di queste divisioni territoriali è la Carnia, landa sconosciuta in cui sono nata e cresciuta.
Pochi di voi sapranno che il nostro dialetto, il friulano – diversamente cadenzato a seconda della zona – non è realmente un dialetto ma una lingua, con tanto di grammatica e dizionario.
Quando Pasolini riscopre i dialetti, si avvicina al friulano più per affetto che per altro, scrivendo delle poesie bellissime.
L’amore per le sue radici materne lo portano a fondare l’Academiuta di lenga furlana, diventata un’importante eredità nella vita attuale della poesia locale.
In realtà, il problema dialetto – continuiamo a chiamarlo così per comodità – è stato affrontato in modi molto diversi durante le varie generazioni.
Unico modo di espressione per le generazioni degli anni ‘30, per i quali l’italiano era la lingua dello Stato, a quella degli anni ‘60 in un sostanziale bilinguismo, alla mia, quella degli anni ‘80 e ‘90, dove il dialetto è stato quasi demonizzato e giudicato “pericoloso” per lo studio dell’italiano.
Ora, in un momento in cui la globalizzazione ci porta verso la conoscenza di un mondo molto più ampio e lo studio di culture lontane dalla nostra, riscopriamo improvvisamente l’importanza delle nostre tradizioni.
Il dialetto ritorna a gran forza, viene insegnato nelle scuole, ricompaiono quotidiani in lingua e spettacoli teatrali a ricordo delle tradizioni.

Il Friuli è una zona isolata, all’interno di una regione di confine. Il  Friuli Venezia Giulia non gode di popolarità, la maggior parte degli italiani lo chiama con accenti sbagliati e le uniche cose che si ricordano sono Trieste e le foibe (a seconda del periodo dell’anno). Il Friuli è diviso al suo interno, una di queste divisioni territoriali è la Carnia, landa sconosciuta in cui sono nata e cresciuta.

Pochi di voi sapranno che il nostro dialetto, il friulano – diversamente cadenzato a seconda della zona – non è realmente un dialetto ma una lingua, con tanto di grammatica e dizionario.

Quando Pasolini riscopre i dialetti, si avvicina al friulano più per affetto che per altro, scrivendo delle poesie bellissime.

L’amore per le sue radici materne lo portano a fondare l’Academiuta di lenga furlana, diventata un’importante eredità nella vita attuale della poesia locale.

In realtà, il problema dialetto – continuiamo a chiamarlo così per comodità – è stato affrontato in modi molto diversi durante le varie generazioni.

Unico modo di espressione per le generazioni degli anni ‘30, per i quali l’italiano era la lingua dello Stato, a quella degli anni ‘60 in un sostanziale bilinguismo, alla mia, quella degli anni ‘80 e ‘90, dove il dialetto è stato quasi demonizzato e giudicato “pericoloso” per lo studio dell’italiano.

Ora, in un momento in cui la globalizzazione ci porta verso la conoscenza di un mondo molto più ampio e lo studio di culture lontane dalla nostra, riscopriamo improvvisamente l’importanza delle nostre tradizioni.

Il dialetto ritorna a gran forza, viene insegnato nelle scuole, ricompaiono quotidiani in lingua e spettacoli teatrali a ricordo delle tradizioni.

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