La storia dell’umanità è sempre stata accompagnata e determinata dagli spostamenti di gruppi umani, più o meno numerosi, e questo non sempre ha significato insorgenza di conflitti. Lo stesso bacino del Mediterraneo, da millenni, plasma la sua storia grazie anche all’incontro di culture, lingue, etnie, religioni diverse. Nel corso degli ultimi 150 anni dal nostro Paese sono partiti centinaia di migliaia di individui diretti verso l’America, l’Australia, l’Asia e sino agli inizi degli anni 60 del secolo scorso l’Italia è stata terra di emigrazione. Oggi, invece, è sempre più la meta definitiva prescelta da un crescente numero di etnie diverse. Il fenomeno, ormai, coinvolge sempre più nella sua analisi il mondo politico ed economico, avendo ricadute in ambito sociale di tale valenza da richiedere un approccio che converta il generale stato di “allarme” nei confronti degli “stranieri” in un’occasione incontro fra le diverse singolarità e la storia di ognuno.
Questo progetto di ricerca si propone di fornire un’analisi del fenomeno migratorio attraverso i canti evocati durante la diaspora italiana del secolo scorso e le odierne migrazioni africane in Italia, componendo così il quadro culturale del fenomeno migratorio in sé: l’attenzione al contesto culturale della partenza e a quello dell’arrivo, la scoperta del nuovo e il confronto con l’antico, l’incontro-scontro a vari livelli, sociale, etnico, linguistico, culturale differente, ricercando, il più possibile, gli elementi “comuni” nelle diverse culture. L’analisi vuole sostenere un comune sentimento di appartenenza all’umanità, che si apra al superamento di un tormentato passato e vinca le insicurezze del presente.Si propone la musica come luogo di incontro e scambio tra le diverse culture,perché facile mezzo di comunicazione, capace di trasmettere emozioni La musica non ha confini, oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio; il ritmo e l’armonia sembrano essere il motivo della sua eternità. Quindi in quanto esperienza totale e primordiale costituisce il linguaggio più diretto e adatto a metterci in contatto con noi stessi e con gli altri.
Oggi, ancora di più, il fenomeno musicale può creare interculturalità poiché globalizzato, e coinvolge in massa le nuove generazioni. L’ interesse è alimentato anche dalle logiche di mercato. Non a caso l’etichetta commerciale della World Music, creata negli anni ‘80, ha raggruppato artificialmente, al fine di incrementare la commercializzazione, tre diversi tipi di produzione fino ad allora marginali: le musiche etniche e folkloristiche; le nuove musiche urbane dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina; vari generi di sintesi del folk e dell’etno revival. Il risultato è stato una sorta di Babele musicale. Tuttavia siamo di fronte a un presunto egualitarismo musicale, che sembra incorrere nell’annullamento delle differenze etniche, culturali, religiose tra i diversi popoli, ossia delle loro identità. Ancora una volta così l’ombra della cultura occidentale incombe. L’intento della ricerca è , proprio quello, di dimostrare che, pur appartenendo a culture diverse e lontane, i canti prescelti – italiani e africani – mostrano straordinarie affinità di temi, di risonanze sociali e antropologiche, confermando così la comunanza di una condizione esistenziale.
