Questioni di Frontiera
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Domenica 20 Maggio 2012 | 6:40

“Balcani” è il controverso nome geografico dentro cui per secoli sono state infilate e da cui sono state rimosse, a seconda del momento storico, un non troppo modesto numero di Paesi del sud-est europeo. Fuorviante prima, discriminante e negativo poi, il termine continua ancor oggi a designare un territorio di cui fatichiamo a riconoscere i confini.
La questione fondamentale mai risolta è, però, quella relativa ad una possibile comune identità balcanica che comprenda la composita evidenza geografica e l’inconciliabilità politica. Al contrario, ad una più attenta analisi, si deduce il concetto dell’ “identità di identità” che include le divergenze senza neutralizzarle. Il modello identitario balcanico è, pertanto, quello dell’”ibrido”  che fa sorgere, in contesti di contiguità geografica, il conflitto.
Il sorgere di tendenze nazionaliste è stato, in epoca coloniale, osteggiato e soffocato dalla prospettiva “macro-coloniale” dell’Occidente nella Penisola. Proprio questa invisibilità geopolitica a cui erano costrette ha spinto le nazioni del sud-est europeo ad esaltare le proprie ideologie nazionali alimentandole con la mitologia.
Un’Europa illuminata, la stessa che con la letteratura e la politica, ha preservato la sua supposta superiorità alimentando il mito delle triviali origini balcaniche.  si contrapponeva nel corso del XIX secolo all’arretratezza della  Penisola Balcanica, periferica, oscurantista e funestata da guerre tribali.
I balcani appaiono come un corpo estraneo non -europero nel tessuto stesso dell’Europa e la spinta unificatrice liberatasi dopo la caduta del muro di Berlino che sembrava riportare l’Europa alle sue fattezze originarie ha messo, però, in luce la deplorevole condizione di disfacimento dell’Est. Così le guerre in ex-yugoslavia dei ’90 hanno rinverdito l’uso del termine Balcani per distinguere i gloriosi resti dell’Impero Austro-ungarico dalle spoglie marcescenti di quello Ottomano.
Se l’identità balcanica era stata alimentata da miti, la nuova identità, quella che sorge alla luce dell’ “idea europea” , è  fatta di regole e speranza.
Oggi, l’adesione dell’Europa sud-orientale all’UE sembra sovvertite l’ordine delle cose a cui la storia era abituata. Il processo considera la presenza di un nuovo elemento, la relativa stabilità politico-economica,  ed è il sintomo di un’apertura della Penisola verso Occidente che fa il paio con l’espansionismo ad est della NATO.
In questi anni, un buon numero di Paesi della penisola entrano nell’orbita europea ma con divergenze. E’ il caso, ad esempio, di Serbia e Croazia.
Ma in quale modo le forti identità nazionali reagiscono all’apertura dell’Orizzonte Europeo? Se l’Europa è una condizione mentale, lo spirito europeo agirà allo stesso modo nei diversi Paesi della Penisola?

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