Questioni di Frontiera
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Domenica 20 Maggio 2012 | 6:41

Uno stuolo di isole a due passi dall’Antartide, le Malvinas, dal 1833 contese tra Inghilterra – che ne possiede la sovranità – e Argentina, tornano ora al centro della politica mondiale.
Da quel 1833 ad oggi, le isole in questione sono state teatro di molti scontri, su tutti la “guerra delle Falkland” del 1982 in cui morirono 874 uomini.
Oggi come allora, l’importanza di questi territori è meramente economica, ma a differenza del periodo Tatcher-Galtieri oggi sono inserite all’interno di dinamiche economiche mondiali.
Il Sud America, infatti, è in trasformazione; le politiche di Stati come Cile, Ecuador, Bolivia, Venezuela e soprattutto Brasile stanno portando il “cortile di casa” americano ad assumere una certa rilevanza. In questo contesto si inseriscono le paure americane, strettamente legate alla dilagante crisi economica e sociale che pervade il Paese a stelle e strisce. La presidenza Obama è fortemente criticata e si trova a dover competere su più fronti.
Dopo Haiti, il Cile, la politica di “aiuti” Clintoniana tocca anche l’Argentina, battendo proprio sulla spinosa questione Falkland, puntando sul dialogo e sulla mediazione politica con la nuova presidenza di C. Kirchner.
Sotto però sembra muoversi qualcos’altro. Le Falkland paiono sedersi sopra una buona quantità di petrolio ed in più il tirare dalla propria parte l’Argentina, offrirebbe un buon punto di pressione sul Brasile di Lula e sul suo panamericanismo affiorato con convinzione nell’ultimo Congresso di Cancun.
A cascata l’accordo col Brasile porterebbe ad un monitoraggio stretto di Venezuela e Bolivia, che detengono il controllo della grande produzione di droga sudamericana, e che in più – dopo gli accordi con la Cina – offrirebbe all’America una solida base per la politica anti-iraniana.

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