Questioni di Frontiera
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Giovedì 09 Settembre 2010 | 5:08

Un po’ di storia, necessaria, perché anche in questo caso sarebbe meglio parlare di ‘Puglie’ della etnomusica, tanto è grande la differenza che distingue, ad esempio, un canto popolare del sub-appennino dauno da uno del profondo Salento. Terra di confine e di conquiste, la Puglia si attesta, storicamente, nella zona più critica del sud Europa, del Mediterraneo sarebbe meglio dire, mare di incroci e di reciproche influenze anche musicali. Lo sapevano bene gli etnomusicologi storici delle prime spedizioni sul campo, coloro i quali hanno impostato scientificamente la disciplina basandosi, non a caso, proprio su alcuni pionieristici rilievi in Terra di Puglia. Gli etnomusicologi Diego Carpitella e Alan Lomax, accompagnati e sostenuti dal demoantropologo Ernesto De Martino, batterono infatti la regione in lungo e in largo, da nord a sud, da est a ovest, durante alcune mitiche campagne di rilevamento e di registrazione sul campo di canti della tradizione orale contadina pugliese, tra gli anni 1952-1958. (continua…)

“John Doe” – l’uomo qualunque - è il titolo di un film di Frank Kapra ma anche il modo in cui nei polizieschi vengono definiti i cadaveri non identificati. Lorenzo Bartoli ne ha fatto un fumetto, uscito per la prima volta nel lontano 2002 e ancora in azione. Negli anni Novanta Bartoli aveva pubblicato due romanzi, “Bambole” e “Overminder”, per Fanucci, con lo pseudonimo Akira Mishima.    

Quando lo scorso 12 settembre il generale Petraeus ha testimoniato davanti alla Commissione Esteri e Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti, sullo stato della guerra in Iraq,  una sola voce si è alzata con forza e decisione ad appoggiare la “surge”, cioè l’aumento delle truppe americane inviate (e da inviare) a Baghdad.

Era John Mc Cain, senatore repubblicano dell’Arizona e reduce pluridecorato del Vietnam. “Non possiamo scegliere la sconfitta”, ha detto McCain, che nella corsa per le prossime elezioni presidenziali è senz’altro uno degli avversari più tosti per i democratici, almeno in materia di politica estera. Perché McCain non è un conservatore reazionario, e neppure un devoto evangelico, bensì un moderato bipartisan che piace a quanti, tra gli elettori democratici, hanno rimesso in discussione la propria appartenenza politica, compresa l’eredità di Berkeley e del Sessantotto, dopo aver assistito all’11 Settembre. E’ un duro, McCain, ma non è uno stupido. Convinto che il ritiro dal Vietnam avvenne proprio quando si stava per iniziare a vincerla, quella maledetta guerra. Così come oggi un disimpegno precipitoso dall’Iraq manderebbe a monte i risultati ottenuti durante l’ultimo anno e mezzo contro la guerriglia jiadista.

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