di Dana Stevens. La storia si apre con una scena in cui quattro amici stanno guardando incantati un mediocre film autoprodotto intitolato “Siamo stati rapiti”. Ispirati da quello che ritengono un capolavoro, i quattro raggiungono una capanna isolata, dove hanno programmato di trascorrere il weekend scrivendo e girando il loro horror fatto in casa, che li dovrebbe lanciare nel mondo dello spettacolo. Hanno anche la trovata geniale di inventarsi un cattivone a basso costo: un tipo nascosto nella foresta con un sacchetto di cartone sulla testa. (continua…)
Se Obama diventasse il nuovo presidente degli Stati Uniti godrebbe di una rinforzata maggioranza democratica al Congresso, un vantaggio rispetto ai suoi precursori Clinton e Carter. Secondo David Frum: “Il prossimo Presidente potrebbe unirsi alla lista di Reagan, Lyndon Johnson, Franklin Roosvelt, come uno dei grandi riorganizzatori della politica e del governo americano”. Il movimento conservatore vive un momento di ripensamento sul proprio destino: “È necessario mostrare più creatività e recettività di quanto abbiano fatto per anni i Repubblicani. A meno che questi ultimi non sappiano ricrearsi da se stessi, le probabilità sono tutte a favore della sinistra liberale”. In ogni caso i sondaggi danno McCain in rimonta. Si è messa in moto la macchina elettorale di Bush, decisa a smitizzare Obama. Anche a costo di infangarne l’immagine.
Il 14 giugno è scomparso Esbjorn Svensson, pianista leader del trio omonimo. Il gruppo svedese conferma che il Nord Europa è una fucina straordinaria di talenti che spaziano dal jazz alle sperimentazioni pop. Il trio si è affermato negli anni Novanta come una delle più interessanti formazioni musicali del continente, arrivando a coinvolgere e a convincere platee e gusti che vanno ben oltre le nicchie dei jazzofili. Ha conquistato nel 2006 la prima pagina della prestigiosa rivista americana Down Beat. Per lo stile degli E.S.T. si è fatto ricorso alla definizione di “romanticismo dark”: timbri e sonorità che scavalcano e incrociano i confini del jazz e del funk, del pop e della musica elettronica, rock e drum&bass. Distorsioni che si prolungano e si intrecciano con la dimensione orchestrale dei pezzi, a partire dalla tecnica intensa del pianista, dallo stridere del contrabbasso e da un uso personale delle percussioni. Dissonanze e contaminazioni ‘emotive’ che si avvicinano alle escursioni strumentali dei Radiohead. Il loro ultimo lavoro in studio, Tuesday Wonderland, riporta in copertina uno squarcio dell’arcipelago di Stoccolma (nella foto). Lo stesso nel quale, come in una ’sincronia’ nefasta degna di un film di Kieslowski, è annegato durante un’immersione il leader del gruppo.
Nel marzo del 1968 Adam Michnik (nella foto) era uno studente universitario che si era ribellato all’utopia della società perfetta, il comunismo sovietico. Quando l’onda della Primavera di Praga giunse nella Repubblica Popolare polacca, i giovani cominciarono a idealizzare la democrazia occidentale chiedendo ai propri governanti di tornare a un sistema politico più normale. I sovietici affogarono nel sangue il risveglio democratico dell’Europa Orientale.

In principio fu il clitoride in gola a Linda Lovelace (nella foto). La ventiquattrore con la combinazione dove il buon Valerio nascondeva la sua preziosa collezione di “Le Ore”. L’epoca del porno casereccio che solleticava e imbarazzava, una spiata sotto la gonna della professoressa, la mano del cuginetto sotto la coperta, la mamma di Marco Amoruso eletta a madrina di tutte le seghe della comitiva. Era ancora il tempo del Cinema Eden, quello che faceva sconti a militari e studenti, frequentato dal signor Umberto che dopo aver visto la Fenech risarciva con una diecimila i ragazzi all’uscita. C’era Michele e il suo negozio di giornalini usati in via Dante, Tex Willer e Zagor davanti, il Tromba dietro, e sulle mensole più alte le riviste patinate uso mano. Michele aveva un separé che delimitava un ulteriore stanzino con il meglio della sua biblioteca privata a luci rosse, però lì dentro entravano solo i grandi e non c’era verso di fare i furbi. C’era Sonia che i film porno non li aveva mai visti. Insieme al fidanzato Carlo un giorno ne affittarono uno, così, solo per curiosità, giusto per capire, mamma mia, che gusto c’è a guardare due (quattro, otto, sedici) uomini donne e cavalli che si piegano in tutte le direzioni? Un senso c’era visto che Sonia finì per dargliela al suddetto Carlo, e al di lui amico, Armando, detto “Tanto”. (continua…)
