Che Dio abbia messo gli occhi sulla Giamaica quando ha pensato all’atletica è una certezza. Solo la saggezza rastafari può spiegare come mai in questa piccola ma popolosa isola dei Caraibi siano nati i padroni della velocità e, tra loro, Usain Bolt - il fulmine lucente. Il 16 agosto scorso, alle Olimpiadi di Pechino, Bolt ha stracciato la concorrenza americana nei 100 metri piani, stabilendo il nuovo record del mondo in 9″69. Ha corso tanto in fretta che negli ultimi 30 metri s’è girato, ha lanciato uno sguardo di compianto ai suoi avversari, e ha rallentato vistosamente l’andatura, come a dire non mi serve uno sprint per vincere. Aveva anche una scarpa slacciata. (continua…)
Wonder V. aveva stupito tutti con la coraggiosa corsa in solitaria del PD. Un po’ meno con la derapata manettara dell’Idv. Ma poi ha perso la scommessa, le notti romane da bianche sono diventate nere, e il PD oggi sconta la sua avventatezza. L’abbiamo rivisto a Denver, esaltare la “leadership morale” degli Stati Uniti invocata da Obama, ma senza fiatare sulla guerra in Afganistan. Se l’America cambierà strada, lui che farà, resterà il candidato ombra del colosso Usa, oppure farà un passo indietro? Il problema è che nel PD scarseggiano i successori disposti a farsi avanti.
di Michela Chimenti. In Croazia riemergono le piaghe diffuse in tutta la regione balcanica negli anni Novanta: la corruzione, la discriminazione, l’inefficienza del sistema giudiziario, la difficile e discontinua collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia. Solo alcune delle questioni da risolvere nell’immediato futuro. Nel dicembre 2007 sono emerse le prove dei legami fra criminali di guerra e alti ufficiali di Stato croati: le fotografie di una battuta di caccia fra Mladen Markac, in attesa di giudizio, e il Ministro degli Interni Ivica Kirin, garante dei suoi arresti domiciliari a Zagabria, hanno portato al rientro immediato ad Amsterdam del primo, e alle dimissioni del secondo. (continua…)
L’Islam è una religione “plurale”, non piramidale e monolitica come vorrebbero farci credere i seguaci di Al Quaeda. Ci sono alcuni punti essenziali che, se fossero rispettati, confermerebbero che il processo riformistico nel mondo islamico è già iniziato. La struttura di questi stati è democratica? Hanno rinunciato alla violenza e condannato il terrorismo? Garantiscono uguali diritti alle donne e alle minoranze? Accettano che ci sia una varietà di interpretazioni sul Corano? Pensiamo ai Fratelli Musulmani. Non sono una organizzazione democratica. Potrebbero diventarlo?
Il 21 aprile scorso, sul New Yorker, Ian Buruma ha pubblicato un saggio intitolato “After America”. Dal 2005, Buruma vive a New York dove insegna “Giornalismo e Diritti Umani” all’università. Ha scritto sull’11 Settembre e sull’odio contro l’Occidente. La sua ricerca si concentra sull’Asia e in particolar modo sul Giappone del XX Secolo. Buruma ammette che la crescita del “Nuovo Mondo” è impressionante ma è scettico sulla fine dell’egemonia americana. (continua…)
