di Michela Chimenti. In Croazia riemergono le piaghe diffuse in tutta la regione balcanica negli anni Novanta: la corruzione, la discriminazione, l’inefficienza del sistema giudiziario, la difficile e discontinua collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia. Solo alcune delle questioni da risolvere nell’immediato futuro. Nel dicembre 2007 sono emerse le prove dei legami fra criminali di guerra e alti ufficiali di Stato croati: le fotografie di una battuta di caccia fra Mladen Markac, in attesa di giudizio, e il Ministro degli Interni Ivica Kirin, garante dei suoi arresti domiciliari a Zagabria, hanno portato al rientro immediato ad Amsterdam del primo, e alle dimissioni del secondo.
Nel 2008 la sepoltura dell’ex responsabile del campo di concentramento di Jasenovac, Dinko Sakic, ha indignato una buona fetta dell’opinione pubblica. Sepolto in uniforme Ustascia, e accompagnato da una malinconica omelia che ne elogiava l’operato, Sakic ha costretto il premier Sanader a replicare (appena appena) alle critiche, per mantenere il consenso. Infine lo scorso luglio, l’ex dirottatore e bombarolo di estrema destra Zvonko Busic, graziato dagli Stati Uniti e rientrato in Croazia, è stato accolto come un eroe nazionale, con tanto di fan al suo arrivo in aeroporto. Entrare in Europa sarà fondamentale per ripulire il Paese dai fantasmi del passato.
