di Yon Goicoechea. E’ iniziato tutto con la chiusura di RCTV, la più vecchia e autorevole emittente televisiva venezuelana. Una tv privata che era diventata una istituzione nazionale, con i suoi cinquanta anni e passa di news e programmazione legate inestricabilmente al passato democratico del Paese. Ma dal 27 maggio del 2007, RCTV non esiste più. Il presidente Hugo Chavez, che ha accusato l’emittente di aver collaborato al fallito colpo di stato del 2002, ha deciso di non rinnovare la licenza, costringendola a chiudere. La chiusura di RCTV ha toccato un nervo scoperto dei venezuelani. Quando abbiamo visto il canale oscurato, è stato come se qualcuno fosse entrato nella nostra stanza e avesse spento il televisore. Perfino quelli che avevano appoggiato le politiche di Chavez hanno iniziato a preoccuparsi. Quando hai delle restrizioni nella libertà di espressione di una Nazione, ti stai avvicinando pericolosamente al totalitarismo.
Prima della chiusura di RTCV era già emerso il movimento studentesco, che ha avuto un ruolo preminente nella opposizione al piano chavista di istituire il “Socialismo del XXI secolo” in Venezuela. Per alcuni, è stata una sorpresa che ci fossero degli universitari disposti a farsi avanti per difendere le nostre libertà, davanti a quello che potrebbe essere un dittatore. Ma la verità è che le proteste degli studenti non sono una novità.
Chavez ha cercato di portare avanti dei piani che indebolissero le nostre scuole, piani contro cui c’è stata un’opposizione di massa. Ed essendo giovani abbiamo a cuore il futuro e gli interessi del Venezuela. Non vogliamo che il processo politico in corso impedisca al nostro Paese di trovare la strada per uscire dalla povertà. Quello che desideriamo più di ogni altra cosa è vedere un Venezuela moderno e prospero come le altre nazioni sviluppate del mondo. Così quando Chavez ha iniziato a limitare le nostre libertà, è stato naturale che gli studenti si opponessero alle sue decisioni.
Il movimento studentesco offre un messaggio nuovo, un messaggio di modernità e di speranza, per un nuovo Venezuela. Ci battiamo per l’eguaglianza di fronte alla legge e per rafforzare le istituzioni democratiche. Offriamo il nostro entusiasmo: le nostre dimostrazioni creative hanno catturato l’attenzione dei media che non sono ancora del tutto imbavagliati o ammutoliti.
Ma più di tutto offriamo dei numeri: le nostre marce, che hanno avuto luogo a Caracas e nelle altre grandi città venezuelane, sono state manifestazioni di massa, forti di decine di migliaia di partecipanti. Abbiamo marciato nelle strade, e i palmi delle nostre mani dipinti di bianco indicavano che siamo per la nonviolenza.
A dispetto dell’attivismo studentesco, il movimento non è stato in grado di prevenire la chiusura di RCTV. Ma abbiamo mobilitato su questo tema gran parte della popolazione. La tanto decantata “rivoluzione” di Chavez significa solo che le nostre libertà stanno regredendo ogni giorno che passa. Ogni settimana accade qualcosa di nuovo e pericoloso a chi si oppone al potere. Dallo scorso giugno, abbiamo marciato 45 volte, raggiungendo circa 80,000 studenti per ogni manifestazione.
Che la maggioranza della popolazione venezuelana sia stata esclusa dai processi politici è una triste caratteristica della nostra storia. Chavez è una conseguenza – un prodotto – di questa esclusione. La sua fiera retorica e il coraggio di cambiare le elites che guidavano il Paese, hanno eccitato una parte della popolazione abituata a non avere alcun contatto con la sfera della politica. Il problema è che Chavez, con le sue azioni, sta cercando di escludere un’altra buona parte dei venezualani dalla vita democratica.
Per questo, la prima cosa che abbiamo detto quando siamo scesi in strada a manifestare è stata “Io ti rispetto. Io rispetto che tu la pensi diversamente”. Noi abbiamo riconosciuto che Chavez è il presidente eletto dal popolo venezuelano. Ma abbiamo anche chiesto che i suoi sostenitori tollerassero il nostro punto di vista e ci permettessero di non essere d’accordo con loro.
Una Costituzione è qualcosa in cui ognuno può riconoscersi. Una Costituzione non dovrebbe escludere nessuno. Questo è il motivo per cui, quando Chavez ha minacciato di metter mano a delle riforme costituzionali con un referendum, nel dicembre del 2007, il movimento studentesco si è opposto a questa proposta.
La riforma costituzionale avrebbe abolito ogni limite al mandato presidenziale, permettendo a Chavez di servire come presidente per un tempo indefinito. Avrebbe messo fine alla autonomia della Banca centrale, mettendola sotto il controllo presidenziale. Sarebbe stato più facile per lo Stato espropriare i cittadini. E avrebbe proibito diverse tipologie di ricerca dei fondi per le campagne elettorali. Insomma, la riforma avrebbe rappresentato un serio e pericoloso tentativo di centralizzazione del potere politico.
La riforma costituzionale non sarebbe stata un passo avanti, ma un passo indietro per i venezuelani. Così come le fallimentari politiche governative dei passati regimi, questa riforma avrebbe escluso una gran parte della popolazione dalla vita democratica. Gli studenti hanno fermato le persone per strada per spiegargli che il referendum avrebbe trasformato Chazev in un dittatore virtuale. Quando siamo stati attaccati, abbiamo invitato i nostri avversari a sedersi attorno a un tavolo e a discutere sulle nostre differenze. Siamo davvero convinti che non serve rispondere alla violenza con altra violenza.
Le proteste di massa hanno raggiunto il culmine nel periodo in cui veniva chiusa RCTV. Una delle nostre manifestazioni ha messo insieme 200,000 persone – un evento impossibile da ignorare. Da parte sua, Chavez non sapeva come comportarsi con noi. Prima ci ha condannato. Ma noi siamo cresciuti. Poi ha cercato di fermarci. Ma eravamo risoluti e abbiamo continuato a manifestare. Infine ha creato un suo movimento studentesco che vorrebbe favorire la “Rivoluzione Bolivarista” ma quest’ultimo impallidiva di fronte alle dimensioni e alla forza del nostro.
Forse la cosa più importante che gli studenti del movimento hanno fatto fino ad ora è aver monitorato le sezioni elettorali durante il voto per il referendum costituzionale. Migliaia di studenti hanno attraversato le città del Venezuela per controllare la regolarità delle operazioni di voto e accertarsi che tutti i voti venissero registrati.
Il 2 dicembre del 2007, un giorno che segna una nuova era per il Venezuela, la riforma costituzionale è stata bloccata, il referendum non è passato.
Questa sconfitta era completamente inaspettata. Ha sorpreso Chavez, i venezuelani e il mondo intero. Hugo Chavez era considerato invincibile. Ma la sconfitta referendaria ha dimostrato che nel Paese esiste un’opposizione tanto vasta quanto energica. Quel giorno, ha vinto la possibilità di un Venezuela migliore.
Che cosa dovranno aspettarsi i venezualani dal futuro? Io dico questo: non stiamo combattendo contro un uomo. Hugo Chavez non riassume, da solo, il Venezuela. Così come il movimento studentesco, sta venendo fuori un altro Venezuela. Un Paese che crede che l’unica strada da seguire sia quella della libertà.
La libertà sguinzaglia la capacità umana di innovare. Libera la creatività umana. La povertà che affligge l’America Latina non può essere risolta con dei dittatori. Non può essere risolta con dei messia. Non può essere risolta dallo Stato. L’unica strada da seguire per opporsi a questo flagello, e per superarlo, è dare la possibilità a milioni di persone di lavorare e di battersi per la propria famiglia senza le intereferenze dello Stato.
Non raggiungeremo il nostro obiettivo in un mese o in un anno, dobbiamo prepararci a una lunga battaglia. La vera rivoluzione in Venezuela avverrà quando avremo forti istituzioni liberali che difendano i diritti di ognuno di noi.
(Cato’s Letter, 30 agosto 2008)
