I sondaggi danno Obama saldamente in testa mentre McCain non demorde, visto che non è un tipo abituato a perdere. Ma se vincesse il candidato democratico quale sarà il “cambiamento” di cui ci parla? Riuscirà a fare i conti fino in fondo con la crisi della sinistra, a indirizzare i paesi europei orfani del comunismo e figli di un socialismo in panne a ritrovare il lume della Ragione? Obama è figlio della rivoluzione di Woodstock più che di quella sessantottina.
Il successore dei Clinton è l’erede di un certo riformismo liberale che ha fatto i conti con il suo passato, e molti dei suoi errori, proponendo una ricetta socialdemocratica in politica interna e un (debole) interventismo umanitario in politica estera.
Obama dovrebbe portare a termine la svolta di Clinton e recuperare i valori che hanno modificato, profondamente, la civiltà americana negli anni Sessanta. La liberazione sessuale, la rivoluzione delle sensibilità, un certo modo di guardare alla vita in modo libero e senza troppe costrizioni sociali o religiose. Tutto questo va rielaborato in una filosofia adatta allo spirito dei tempi. Libertaria ma attenta a non tradire i valori della società americana, quelli religiosi, l’educazione, il merito, l’iniziativa privata.
Anche in politica estera le dichiarazioni di Obama, tranne qualche tentennamento sull’Iran, vanno nella direzione giusta. Quella di recuperare l’antitotalitarismo maturato in nicchie (importanti) della sinistra occidentale negli anni Novanta. Da qui le sue posizioni sull’Afghanistan, considerato il fronte principale della guerra al terrorismo. Oppure la difesa di Israele, il principale alleato degli Usa.
Se la sinistra erede di Woodstock saprà recuperare la parte migliore del suo spirito originario, difendendo le conquiste civili del mondo libero, sarà una presidenza da ricordare. Un’alternativa all’ideologia sessantotina e al declino liberal e della Nuova Sinistra degli ultimi decenni.
