Il governo Berlusconi ha fatto un buon lavoro boicottando l’ingresso dell’Iran tra i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Le ambizioni nucleari di uno stato teocratico sono pericolose. Una posizione ben diversa da quella dell’ex premier Prodi: quest’ultimo si è fatto fotografare senza inibizioni mentre stringeva la mano dei chierici iraniani, durante una conferenza in cui, manco a dirlo, si è paragonato Isarele al Nazismo. Ma il pragmatismo dell’attuale governo Berlusconi in politica estera, di cui abbiamo già parlato a proposito dell’amicizia con Putin, può riservare delle sorprese. L’Italia prende le distanze dagli ultrà religiosi ma cincischia con le autocrazie postsocialiste.
Strette di mano e accordi con Gheddafi, il Colonnello senza tempo libico. Se è vero che ci sono ragioni storiche che possono spiegare i rapporti privilegiati, nonché i sensi di colpa, con un Paese vittima dell’imperialismo italiano, oggi i nostri dirimpettai sono guidati da un autocrate che sta preparando la sua successione. Lasciamo perdere Unicredit, ma almeno il governo italiano dovrebbe smetterla di aprire crediti illimitati verso Tripoli senza aver prima ricevuto garanzie sullo status democratico della Libia.
La battaglia per un mondo arabo riformato, con nuove leadership in grado di governare insieme all’Occidente gli enormi processi di cambiamento e di migrazioni epocali in atto, non può essere combattuta con chi stava dalla parte dei terroristi fino all’altro ieri.
