Questioni di Frontiera
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Giovedì 09 Settembre 2010 | 5:20

Sono molti i fronti che impegnano il governatore Vendola in questo ultimo periodo in vista delle elezioni europee. Sono fronti interni, con la legge regionale sull’Ilva di Taranto e i rapporti sempre più tesi con il ministro Prestigiacomo; l’emergenza idrica e le solite perturbazioni della giunta (e di una coalizione che inevitabilmente riflette le dinamiche politiche nazionali, con la crisi cronica e riemergente del Pd in primo piano). Ma anche fronti esterni, quelli che piacciono di più, perché danno un respiro internazionale all’esperimento di politica locale di Nikita. (continua…)

Ogni grande campionato europeo conosce i suoi duelli d’alta classe, al di là del derby di campanile. Tutti sanno delle rivalità tra Real Madrid e Barcellona o tra l’Arsenal e praticamente tutta la Premier League inglese, come ci racconta Nick Hornby. In Italia non si può prescindere da Juve-Inter. (continua…)

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha vinto anche le amministrative del 2008. Ma “Frontline” ci offre un prezioso documento video sulla prassi della “rivoluzione bolivarista”. Guardate come il Caudillo sceglie i suoi ministri (basta un colpo di penna), come se la prende con i suoi supporter (plaudenti), e la faccia che fanno i “colpevoli”, poveri cristi che non sono riusciti a diminuire l’importazione di latte e carote dall’estero. In quegli occhi, come ha spiegato Yon Goicoechea, c’è la paura di chi vota con la pistola alla testa.

Oliver Stone ha raccontato in “W” la storia e la vita di George W. Bush, un presidente che nessuno rimpiange ma che ha affrontato uno dei periodi più bui della storia americana contemporanea. Il film riassume tutti i cliché che hanno circondato i due mandati repubblicani dopo l’11 Settembre. Bush figlio di papà, che soffre di complesso d’inferiorità verso il padre (e il fratello Jeb), un ignorante,  un idiota (come la maggior parte degli americani), il burattino di un “governo segreto” che avrebbe spinto l’America verso il disastro iracheno. In questa visione senza memoria, e senza Storia, la guerra per liberare l’Iraq sarebbe stata una specie di rivincita, un modo per mostrare a George Padre che lui,  George Figlio, era capace di rovesciare il regime lasciato in piedi dopo la Guerra per liberare il Kuwait. Sul governo segreto, invece, di segreto c’è solo che è noto. I suoi ideologi hanno pubblicato, discusso e ammesso, pubblicamente, le loro idee, i loro errori, le loro vittorie. Altro che cospirazione.

C’è forse qualcuno che continua a mettere in dubbio un dato oggettivo: la retromarcia (parziale) del governo riguardo alle politiche universitarie è dovuta alle mobilitazioni di questi giorni. A dubitare sono venerati maestri e anonimi commentatori. Chi per uno scetticismo generazionale, chi per un realismo politico buono per tutte le stagioni, chi ancora per un opportunismo di consorteria che non merita repliche. Fatto sta che, come abbiamo sottolineato sin dall’inizio, le proteste si accompagnavano alle proposte, il retroterra dei movimenti era fatto di anni di elaborazione sotterranee e di riflessione comune, e soprattutto il problema dell’istruzione  – connnesso alla lotta per il merito e contro il precariato – è una di quelle questioni che, per fortuna, hanno presa sull’opinione pubblica; tocca pancia, viscere e tasche di larghi settori sociali. Dunque, anche il governo aggiusta il tiro e finalmente mette sul tavolo alcune proposte da discutere. Le riassumiamo. (continua…)

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