Ogni grande campionato europeo conosce i suoi duelli d’alta classe, al di là del derby di campanile. Tutti sanno delle rivalità tra Real Madrid e Barcellona o tra l’Arsenal e praticamente tutta la Premier League inglese, come ci racconta Nick Hornby. In Italia non si può prescindere da Juve-Inter.
E’ inutile affannarsi a cercare di rilanciare l’epica delle stracittadine più o meno municipali: Bari e Lecce, Genoa e Samp, Torino e Juve, Messina e Reggina, Roma e Lazio, Milan e Inter… altrettanto vano farci credere che vecchie o antiche ruggini possano nobilitare più di tanto sfide storiche come quelle tra Juve e Milan, Juventus (sempre lei) e la ‘maggica’, eccetera eccetera. Nella partita per eccellenza, invece -il ‘derby’ tra Juve e Inter - c’è il sapore di Ridley Scott, una vena epica che per una volta non fa rimpiangere gli eroi in bianco e nero à la Sivori. Quella andata in scena un paio di settimane fa è solo una puntata (infelice) di una lunga epopea.
Tra Inter e Juve, soprattutto dopo l’uscita di scena di Lucky Luciano Moggi e dei suoi scagnozzi, è sfida vera, nobile, metafisica, allegorica. L’élite si incontra con la massa, Vittorio Sereni (famoso e nevrotico interista) si mescola a Tonino, ‘il re delle uova’ del mercato coperto di via Nicolai. Se si potessero ascoltare dieci anni e più di sfide dialettiche tra opposti tifosi ci accorgeremmo che l’arte dello scherno o del sarcasmo si accompagna alla perizia tecnica, alla passione esistenziale, al colpo di genio dell’invettiva o dell’autodifesa machiavellica, sullo sfondo della storia italiana, delle guerre intestine al capitalismo nostrano, tra Conrad e Salvatore Bruno.

eh eh !!!
Commento di daniele — dicembre 10, 2008 @ 1:47 am