Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 12:08

Sono molti i fronti che impegnano il governatore Vendola in questo ultimo periodo in vista delle elezioni europee. Sono fronti interni, con la legge regionale sull’Ilva di Taranto e i rapporti sempre più tesi con il ministro Prestigiacomo; l’emergenza idrica e le solite perturbazioni della giunta (e di una coalizione che inevitabilmente riflette le dinamiche politiche nazionali, con la crisi cronica e riemergente del Pd in primo piano). Ma anche fronti esterni, quelli che piacciono di più, perché danno un respiro internazionale all’esperimento di politica locale di Nikita.A margine del Mediterranean Peace Forum che si è tenuto a Lecce tra il 27 e il 29 novembre, il governatore ha incontrato l’ambasciatore Omar Massalha, il Segretario generale del Forum, per disegnare le coordinate politiche dell’evento, confermando l’impegno della Puglia che si vuole presentare come interlocutore strategico e protagonista di una politica estera proiettata verso le regioni del Mediterraneo. Le relazioni internazionali sono un terreno congeniale all’identità politica vendoliana e di sicuro è stato un campo significativo del suo percorso politico. Si profila insomma l’apertura di un fronte più ampio, insieme a quello dei Balcani e della Turchia, verso il quale Vendola guarda mobilitando innanzitutto le forze economiche e imprenditoriali della regione, secondo un meccanismo virtuoso che ha contraddistinto questi anni di governo pugliese (con risultati contraddittori e da valutare sui tempi lunghi).

Ma la questione è se Vendola saprà o vorrà spendere questa esperienza acquisita di una visione di politica estera (euro)mediterranea, e la capacità di attivare concrete politiche economiche di integrazione strategica con i ’sud’ del mondo o con l’altra Europa anche in sede di politica nazionale, in vista della definizione dei rapporti da tenere con Rifondazione di Ferrero e con il Partito democratico (via Sinistra democratica).

Sarebbe un modo, l’ennesimo, di presentarsi come forza alternativa, capace di portare culture politiche e di disegnare traiettorie strategiche in controtendenza rispetto allo stallo di una sinistra già definita ’sinistrata’ da arguti commentatori della via Emilia.  

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