Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:17

L’afgano Zalmay Khalilzad è stato ambasciatore degli Usa alle Nazioni Unite sotto la presidenza Bush. Nel discorso tenuto davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 14 ottobre scorso, Khalilzad – che secondo alcuni osservatori potrebbe candidarsi alla successione del presidente Karzai – ha fatto un bilancio sulla guerra contro Al Qaeda e i Taliban proponendo alcune vie di fuga rispetto alla stasi attuale.

Dopo aver ricordato che oggi gli Usa sono il primo finanziatore della ricostruzione afghana ha affermato che il Suo apese è “pronto a fare molto di più”. Ha fatto un appello alle altre nazioni affinché aiutino il governo e la popolazione afghana a superare un inverno che dal punto di vista metereologico e da quello bellico si annuncia molto difficile.

La situazione della sicurezza nel Paese si è deteriorata. Dall’estate scorsa gli attacchi dei Taliban e dei miliziani qaedisti sono aumentati regolarmente e a farne le spese sono state soprattutto le truppe afghane e la popolazione civile. Perdere in Afghanistan sarebbe una sconfitta non solo per gli abitanti del martoriato Paese asiatico ma anche per l’intera regione e nella guerra al terrorismo internazionale.

Bisogna dunque aiutare lo stato afghano a implementare la sua strategia di sicurezza nazionale, rafforzando la polizia e le autorità locali, combattendo la corruzione, rinforzando il ruolo della legge, favorendo lo sviluppo economico, stroncando il narco-traffico.

Tutto questo, aggiungiamo noi, sarà molto difficile fino a quando al potere resterà l’attuale presidente Karzai, che negli ultimi tempi si è detto pronto a dialogare con il mullah Omar. Secondo Khalilzad, l’elezione del nuovo governo pakistano potrebbe segnare un miglioramento dei rapporti tra Kabul e Islamabad, visto che le forze ostili a Karzai e i terroristi si concentrano nelle zone di confine con il Pakistan. Ma gli attentati a Mumbai sono serviti proprio a rimettere in discussione ogni certezza spingendo Islamabad a muovere le sue truppe verso il confine indiano in previsione di una ritorsione di Delhi.

L’agenda della cooperazione internazionale in Afghanistan, dice Khalilzad, è chiara: “Nessun santuario per le forze nemiche; nessun uso dell’estremismo e del terrorismo per favorire gli interessi nazionali afghani; una maggiore condivisione delle informazioni d’intelligence; un’azione tesa a precludere le rivalità regionali; incoraggiare la riconciliazione nazionale; integrare l’Afghanistan nelle istituzioni e nell’economia della regione. I progressi su questi fronti sono cruciali per lo sviluppo e la stabilità di Kabul”.

Se Obama spingesse davvero per una candidatura di Khalilzad alla guida dell’Afghanistan alle prossime elezioni presidenziali, sarebbe non solo un elemento di continuità con l’amministrazione Bush ma anche il modo di mostrare come i democratici americani stanno recuperando quei valori legati all’antitotalitarismo che appartegono all’idealismo americano.

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