Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:24

War Against the Weak: Eugenics and America’s Campaign to Create A Master Race, di Edwine Black, è un libro che andrebbe letto per capire dove e quando hanno avuto origine le teorie sull’eugenetica, il ”design” dei nascituri, la selezione sessuale, il controllo della riproduzione e la clonazione. Normalmente consideriamo gli scienziati che si occupano di queste ricerche una specie di benefattori dell’umanità ed è più o meno quello che credevano di essere i medici e i biologi che diedero vita all’eugenetica negli Usa e in Germania durante la prima metà del XX secolo. Appoggiati, se non esaltati, dalla stampa mainstream, proprio come accade oggi. Una visione fascista e demagogica del mondo che pensa di risolvere i problemi e le questioni legate alla salute intervenendo con forme di controllo medico sulla vita e il comportamento degli individui. Per esempio scremando tra i geni buoni e le “anomalie genetiche” come i Down.

Black dimostra che le teorie naziste sulla igiene razziale e le sue ultime tragiche manifestazioni nell’Olocausto si svilupparono in Germania grazie ai passi avanti fatti dagli Usa nello stesso campo. Era il sogno di preservare lo “standard americano” creando una razza ariana dominante attraverso la selezione della specie. La Rockfeller Foundation e il Carnegie Institution di Washington furono due dei pilastri del nuovo ordine biologico, insieme ad altri gruppi di pressione la famiglia Harriman e la Kellog Race Betterment Foundation.

Senza cadere a tutti i costi nel cospirazionismo bisogna ammettere che esistono elites più o meno legate al grande capitale internazionale che orchestrano campagne scientifiche e culturali muovendosi dietro le quinte, come ha spiegato il filosofo Thomas Kuhn. Il libro di Black ripercorre le teorie di Francis Galton sulla degenerazione razziale in America e in Europa; l’incorporazione del modello mendeliano nel pensiero eugenetico, soprattutto quello americano; il ruolo svolto dagli “eugenisti” della prima ora negli Usa per spingere verso una legislazione che legalizzasse la sterilizzazione dei soggetti compulsivi, favorisse le restrizioni nelle politiche migratorie, la riaffermazione e il rafforzamento di un modello legislativo “anti-miscegenation”.

Gli scienziati del Fuhrer condivisero queste scoperte e l’ordine sociale sotteso al modello eugenetico fin dagli anni Venti e poi con sempre maggiore convinzione negli anni Trenta e Quaranta. L’Istituto psichiatrico Ernst Rudin di Monaco fu uno dei primi a muoversi in questa direzione. Oppure andrebbe ricordato il lavoro svolto da Wilhelm Schallmeyer nel definire l’ideale di uomo nordico e ariano che già aveva trovato spazio in America.  Nella Germania del 1933 sarebbe arrivata la “Legge per la Prevenzione dei Difetti Ereditari” (la cosiddetta “legge per la sterilizzazione”) che si ispirava a quella delineata dal  soprintendente americano Harry H. Laughlin.

Il primo passo fu salvare lo “stock” americano o tedesco dalla degenerazione. Il secondo di modificare la specie, i comportamenti umani e dei gruppi, i loro tratti individuali e sociali, aprendo la stura al nazismo, al nativismo, e all’egoismo biologista. Il terzo quello di creare una razza superiore sopprimendo le altre. L’Olocausto dei malati di mente, degli ebrei, degli omosessuali e degli zingari.

Il ibro di Black ci mette in guardia dagli errori passati che vengono ripetuti anche oggi. L’alcolismo, la dipendenza dagli stupefacenti, l’omossessualità, le sintomatologie maniaco-depressive, la violenza, la follia, la diversità genetica, la malattia e la deformità, non possono essere semplicemente abolite come sognavano gli scienziati americani e tedeschi all’inizio del secolo scorso. Esse fanno parte della vita umana.

Come pure andrebbe sottoposto a verifica il modo, i metodi con cui vengono “curate” queste diversità. Biologizzare i problemi sociali e risolverli con supposti interventi biomedici – dalla farmacogenetica alla terapia genica al controllo della fertilità – è solo un modo di perpetuare questo potere e la sua presa sulla società e sul mondo. Per questo, su queste pagine, abbiamo messo in discussione anche l’aborto e l’eutanasia.

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