Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:23

di Stefano Fabbroni. La vicenda dei rubinetti del gas aperti e chiusi da Gazprom impone un’adeguata riflessione sui rapporti Russia-Unione Europea. Il colosso di San Pietroburgo fa periodicamente tremare l’Europa, perchè la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo è notevole. L’U.E. riceve circa il 25% del suo fabbisogno complessivo dalla Gazprom, un quarto del totale. Dipendono da Gazprom i paesi balcanici, buona parte di Germania, la Francia e l’Italia. Ma perchè a rimetterci è Europa, visto che la questione nasce e si sviluppa nel conflitto che oppone la Russia all’Ucraina? Il mancato accordo per le tariffe del 2009 ed il mancato pagamento di arretrati da parte di Kiev sono motivazioni che effettivaente non giustificano in pieno la reazione di Mosca. Da un po’ di tempo è anche spuntato il nome di una società con sede in Svizzera, “RosUkrEnergo”, creata per mediare le vertenze Russia-Ucraina, per stabilire ed adottare le tariffe migliori. Gazprom detiene circa il 50% del capitale di RosUkrEnergo, e questo aumenta i dubbi sulla gestione della politica energetica russa.

E’ quantomeno strano che il controllo di una società sorta per redimere controversie sia in mano al maggior fornitore dell’“oro blu”. I prossimi mesi saranno decisivi per una maggiore chiarezza sulla distribuzione del gas. Resta una riflessione più generale sulla carenza di fonti alternative al gas. L’Europa non ha altre riserve in grado di fornire un prodotto di identica qualità e con la stessa frequenza di quello che arriva dalla Russia. La volontà di creare nuovi gasdotti non c’è ed ogni decisione è legata alla Commissione Europea che pare stenti a prendere una decisione definitiva anche sul ritorno al nucleare.

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