A Chianciano Terme, tornando come un killer malizioso sul luogo del delitto, Vendola ha celebrato la scissione più annunciata nella storia fratricida dei (post-)comunisti italiani. Da Rifondazione comunista, dunque, si passa al progetto del Movimento per la sinistra. Il contorno è stato desolante, degno di un salotto Vespa-Marzotto: la piccola storia ignobile di Liberazione e del suo scapigliato direttore, le schermaglie tra Fagioli, Niki e l’ineffabile Fausto. Passando oltre, è la proiezione in avanti di un leader uscito sconfitto dall’ultimo congresso rifondarolo, ed è una mossa politica e culturale dai contorni precisi, in attesa delle elezioni di giugno. Secondo Ferrero non è altro se non una ’scissione verso destra’. Il gruppo nazionale di Rc osserva con qualche silenzio isterico le traiettorie di ciò che resta della sinistra italiana, individuando stancamente nella posizione di Vendola e dei suoi una prova di dialogo con l’ala più ‘radicale’ dei democratici. Ma c’è più di un punto nel progetto di Niki che merita di essere valutato a fondo.
Vendola ha parlato del ‘congedo libertario’ che Obama simboleggia con il suo nuovo corso (oratorio), mandando in soffitta - anche con alcuni primi provvedimenti dei suoi cento giorni – ‘l’epoca dell’America texana, delle sette evangeliche, dei petrolieri e della speculazione finanziaria’. Si parva licet e tornando alla provincia dell’Impero, il messaggio di Niki verte sull’urgenza di prendere congedo dalla stasi ideologica e culturale nella quale pare insabbiata la sinistra italiana: rifondare un lavoro critico per leggere finalmente in direzione produttiva la storia del comunismo italiano ed europeo, la tradizione di quel pensiero e la tenuta delle sue inconcusse utopie. Ancora un appello a fare i conti con il passato per misurare tradizioni linguaggi e idee di fronte al presente (e all’attesa di futuro). Per disegnare un nuovo quadro di valori, una short list di parole-chiave credibili e ‘vincenti’, il lavoro sporco della politica deve scendere (o salire) sul piano della comunicazione e della retorica. E’ un lavoro urgente, ed è un campo sul quale il governatore sa muoversi con abilità.
Più nell’immediato, pesano due questioni tutte politiche. La battaglia – sponda Pd – per abbassare lo sbarramento delle Europee almeno al 4 %. Secondo Niki la soglia imposta è comunque ‘il profilo di uno sbarramento sociale che vuole marginalizzare culture critiche e alternative alla società’. Con una facile previsione, è chiaro come il problema della sicurezza, legata artatamente alla questione dell’immigrazione e dei migranti, sarà un banco di prova per tutti i partiti alle prese con le elezioni di giugno. Questo, già da oggi, è il terreno per valutare il linguaggio e le idee che saprà produrre il nuovo progetto politico guidato da Vendola, sullo sfondo di uno stato italiano che si vuole sempre più di polizia, l’incalzare delle destre in Europa e con i rigurgiti fascisti e razzisti sempre più all’ordine del giorno.
Un’ultima questione per concludere: la faccenda del federalismo. Non è un caso che Vendola abbia anticipato la sua (auto)investitura a Chianciano-due con alcune sortite pubbliche sui guasti probabili della legge approvata in Senato, se vista e traguardata sullo sfondo di un ‘partito del Nord’ e di una cultura politica incapace, ancora una volta, di affrontare in senso federalista la questione meridionale (e le realtà dei Sud del mondo). Niki continua a parlare di un ‘federalismo di sinistra’, attento ai territori ma capace di guardare senza ipoteche ideologiche ai processi globali e alle alleanze programmatiche. La posta in gioco che è legata alla nascita di questa ‘nuova’ Rifondazione è chiara, e quello – tutto vendoliano – di una ’sinistra federalista e unitaria’ è, forse, un elemento di originalità che potrebbe scompaginare le carte sul tavolo della politica e degli schieramenti nazionali.
