di Haruki Murakami. Oggi sono venuto a Gerusalemme come scrittore, cioè come un professionista della bugia. Certamente gli scrittori non sono gli unici a mentire. Come tutti sappiamo anche i politici lo fanno. Talvolta anche i diplomatici e i militari dicono le loro bugie, così come i venditori di macchine usate, i macellai e i costruttori. Le bugie degli scrittori però sono diverse da quelle degli altri, tanto che nessuno oserebbe mai accusarli d’essere degli immorali. Certo, quanto più grandi, ingegnose e ben pensate uno scrittore crea le sue bugie, tanto più è probabile che venga elogiato dal pubblico e dalla critica. Ma perché? (continua…)
di Silvia Buffo. Come sottovalutare la maestosità artistica dell’11 settembre? Un grande musicista, Stockhausen, ha definito quell’evento la più grande opera d’arte universale, e non voleva certo offendere la memoria dei morti di mille nazionalità. Basta guardare alle avanguardie novecentesche per comprendere che l’osservazione del compositore tedesco è storicamente ed esteticamente credibile: le avanguardie storiche tentarono di assorbire tutta la realtà ma non riuscirono mai a raggiungere il loro scopo, i terroristi, invece, in un colpo solo, hanno assorbito tutto l’immaginario disponibile, generando un evento atroce che pare indescrivibile e a cui non potremo mai attribuire alcun senso. Se ci distacchiamo da una visione dell’arte canonica, classica, tradizionale, possiamo rintracciare diversi tipi di sconfinamento nell’arte stessa nella Storia, nella realtà, nella vita di ogni giorno. Alcuni eventi della storia contemporanea hanno avuto mastodontiche conseguenze sull’immaginario, tanto da suscitare interpretazioni e prospettive contrastanti. C’è uno sconfinamento dell’arte nella Storia e viceversa, una frontiera che s’inverte e si confonde continuamente, in un abbraccio che al nostro sguardo appare indefinibile quanto sconvolgente. (continua…)
Secondo un sondaggio commissionato da La Repubblica, le forze riunite sotto il nuovo cartello rinominato Sinistra e libertà avrebbero oggi i numeri per superare lo sbarramento e per entrare nel Parlamento europeo. Sono i Verdi in cerca di una nuova identità dopo la fine di un corso politico e culturale discontinuo e, in fondo, fallimentare (Pecoraro Scanio et similia); ciò che resta dei socialisti che s’ispirano all’eredità - mai troppo raccolta e valorizzata – dei lombardiani; il neonato Movimento vendoliano e, infine, la (sorprendente) Sinistra democratica nata dalla scissione mussiana dai Ds in procinto di confluire nel Partito democratico, animata dall’ombroso ma efficace Claudio Fava, data al 2 % dei consensi. (continua…)
di Giacinto Seccia. Quelle del 1 marzo sono state le elezioni della discontinuità nella comunità autonoma dei Paesi Baschi. Ed è per questo che Zapatero con il suo PSOE ha puntato tutto su Euskadi, dove per la prima volta il PNV (partito nazionalista basco centro-democratico) al potere da 30 anni non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta, complice la débacle dei due alleati nel governo uscente (Eusko Alkartasuna e Ezker Batua–Berdeak). In calo anche il PP (centro-destra) e l’incremento di Aralar, unico partito della sinistra nazionalista presente per il suo espresso rifiuto della violenza. Le altre liste della sinistra abertzale D3M e Askatasuna, rese illegali con la stessa legge che illegalizzò Batasuna nel 2003, non hanno ottenuto i voti nulli che si aspettavano per potersi contare comunque. Il premier spagnolo vuole assolutamente un lehendakari socialista, un presidente della comunità autonoma che apporti forte cambiamento e metta fine alla violenza dell’ETA delegittimandola. Unico modo per governare sarà tuttavia l’appoggio del PP, principale partito di opposizione a livello nazionale. Qui la situazione si fa meno favorevole. Le trattative sono tuttora in corso. Resta un problema di fondo: come saranno vissute in futuro le rivendicazioni della sinistra abertzale che benché illegalizzata è ben radicata nella società basca. E soprattutto come delegittimare il terrorismo dell’ETA, senza una critica sull’uso della tortura nei confronti dei detenuti politici. Se si pensa che i detenuti politici baschi sono oltre 700, e che alle loro spalle c’è tutta una galassia di associazioni di familiari, per i diritti umani o per l’amnistia, non si può pensare di sconfiggere la lotta armata senza tale ripensamento. Anche Obama ne ha tenuto conto per Guantanamo.
“Questioni di Frontiera” organizza un ciclo di seminari sui temi della Frontiera e dell’Identità. Tre lezioni presso la Facoltà di Lettere di Roma Tor Vergata. Parleremo di giornalismo e islam, storia sociale europea, archivi della memoria. La migliore ricerca svolta dai partecipanti verrà premiata con una borsa di studio di 250 euro e la pubblicazione sulla nostra rivista. Ecco il programma delle lezioni. (continua…)
