Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 12:11

di Giacinto Seccia. Quelle del 1 marzo sono state le elezioni della discontinuità nella comunità autonoma dei Paesi Baschi. Ed è per questo che Zapatero con il suo PSOE ha puntato tutto su Euskadi, dove per la prima volta il PNV (partito nazionalista basco centro-democratico) al potere da 30 anni non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta, complice la débacle dei due alleati nel governo uscente (Eusko Alkartasuna e Ezker Batua–Berdeak). In calo anche il PP (centro-destra) e l’incremento di Aralar, unico partito della sinistra nazionalista presente per il suo espresso rifiuto della violenza. Le altre liste della sinistra abertzale D3M e Askatasuna, rese illegali con la stessa legge che illegalizzò Batasuna nel 2003, non hanno ottenuto i voti nulli che si aspettavano per potersi contare comunque. Il premier spagnolo vuole assolutamente un lehendakari socialista, un presidente della comunità autonoma che apporti forte cambiamento e metta fine alla violenza dell’ETA delegittimandola. Unico modo per governare sarà tuttavia l’appoggio del PP, principale partito di opposizione a livello nazionale. Qui la situazione si fa meno favorevole. Le trattative sono tuttora in corso. Resta un problema di fondo: come saranno vissute in futuro le rivendicazioni della sinistra abertzale che benché illegalizzata è ben radicata nella società basca. E soprattutto come delegittimare il terrorismo dell’ETA, senza una critica sull’uso della tortura nei confronti dei detenuti politici. Se si pensa che i detenuti politici baschi sono oltre 700, e che alle loro spalle c’è tutta una galassia di associazioni di familiari, per i diritti umani o per l’amnistia, non si può pensare di sconfiggere la lotta armata senza tale ripensamento. Anche Obama ne ha tenuto conto per Guantanamo.

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