Secondo un sondaggio commissionato da La Repubblica, le forze riunite sotto il nuovo cartello rinominato Sinistra e libertà avrebbero oggi i numeri per superare lo sbarramento e per entrare nel Parlamento europeo. Sono i Verdi in cerca di una nuova identità dopo la fine di un corso politico e culturale discontinuo e, in fondo, fallimentare (Pecoraro Scanio et similia); ciò che resta dei socialisti che s’ispirano all’eredità - mai troppo raccolta e valorizzata – dei lombardiani; il neonato Movimento vendoliano e, infine, la (sorprendente) Sinistra democratica nata dalla scissione mussiana dai Ds in procinto di confluire nel Partito democratico, animata dall’ombroso ma efficace Claudio Fava, data al 2 % dei consensi. Vendola parla oggi di una sinistra unitaria, che sia capace di raccogliere e di far fruttare anche le sconfitte del passato, senza rinunciare a tenere ferme le tradizioni (le utopie) meno implicate con la lunga storia disastrata del comunismo europeo e mondiale. Parla anche ai suoi ex sodali di Rifondazione, ma subito traccia con decisione il corso di un progetto politico innovatore, a iniziare dalla scelta e dall’utilizzo delle parole d’ordine. Parole d’ordine che lo stesso Niki recitava con inerzia, prima della svolta da governatore, pescando nel vocabolario schematico dei Bertinotti & C.: l’Europa delle banche, la Nato imperialista, eccetera. Oggi Vendola parla di una (nuova) ‘Europa del welfare’ da rifondare, dettando l’agenda di una mobilitazione politica e culturale per i diritti e per il lavoro (e contro il lavoro nero), da estendere al di là dei confini nazionali – leggi Balcani e Mosca, ex Europa dell’est e Mediterraneo: le ‘altre’ Europa e i Sud del mondo. E’ una mossa che prende in contropiede i compagni di Rifondazione, che forse dovrebbero urgentemente tralasciare traumi da sconfitta permanente, personalismi e suicidi ideologici.
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