In attesa del responso delle Europee, conviene produrre alcune considerazioni generali sull’operato politico e amministrativo di Vendola. Ci sembra che con alcune iniziative intraprese dal governo regionale Vendola abbia espresso, insieme forse alla sola Toscana, l’anima migliore – solidale e democratica – di un modello di federalismo alternativo all’efficientismo discriminatorio con il quale si usa declinare il concetto di autonomia (non soltanto fiscale, dunque) per le regioni e gli enti decentrati. Un buon abbrivio per affrontare la sfida dell’Europa delle regioni, dal bacino euro-mediterraneo alle periferie della nazione.
Ci riferiamo alle misure prese per combattere o fronteggiare il cancro del lavoro nero nelle terre di Capitanata (la legge regionale è stata premiata mesi or sono come migliore azione legislativa a livello europeo); le leggi e le inizitiave di sensibilizzazione che battono sul terreno impervio della battaglia contro il razzismo e per l’equa accoglienza ai migranti (riconoscimento pubblico espresso da Laura Boldrini): l’istituzione dell’albo delle badanti per sconfiggere il lavoro sommerso delle immigrate, il potenziamento dell’albergo diffuso per i lavoratori stagionali; la pratica dell’obiezione legislativa contro i provvedimenti sconcertanti firmati Maroni, in dialogo proficuo con altre esperienze come per la giunta toscana. Vanno registrate, infine, le misure che tentano di arginare le falle dei tagli alla scuola pubblica e dei licenziamenti facili, nei limiti strettissimi concessi da un bilancio zoppicante e su scala regionale. La questione del futuro politico di Vendola va allora posta in questo modo: il governatore ha dimostrato di saperci fare, di sapersi sporcare le mani con la gestione amministrativa del quotidiano, conservando nella retorica e nelle azioni il sapore ‘alto’ e nobile della politica degli ideali e dei tempi lunghi, concedendosi anche compromessi e strategiche operazioni elettoralistiche. Ha passato l’esame della real-politik, insomma, senza rinunciare ad una retorica in parte inedita e indiscutibilmente trascinante, à la Obama: il risultato alle europee vale come misura della sua forza a livello nazionale.
