I metallari di Teheran sono esattamente come li immagini. Hanno creste da galletto, fumano crack e si riuniscono in party fuorilegge. Uno porta la maglietta con un NO! cubitale: “Nessuno può penetrare nel mio cuore,” dice. Il colonnello Ramadhani, a capo del Dipartimento per gli Affari Sociali – una divisione delle Forze di Sicurezza della capitale, deve ammetterlo: “Siamo influenzati dal resto del mondo. La situazione nel Paese è molto diversa rispetto a qualche anno fa. Oggi ci sono 1,500 canali satellitari, e una esposizione infinita ad Internet. La gente viaggia e c’è una forte curiosità verso il mondo esterno. E’ naturale che i nostri giovani ne siano influenzati”. Ma i metallari si lamentano: “Se qualcuno va in giro con questo look può avere molti problemi”. Sono gruppetti con i loro simboli di riconoscimento. Alcuni fanno parte di sette sataniche.
“Voglio essere diversa dalla gente, nel mio modo di apparire, nel mio animo, per quello che faccio. La gente fa cose convenzionali. Si veste in modo convenzionale. Io no”. Non hanno idea di cosa significhino i simboli degli orecchini e dei pendagli che portano al collo. Se li mettono perché “looks good”, stanno bene così.
“Mi piace vestire funky – dice un terzo – ma anche hang hout, e chill, perché i miei amici sono coool, e io voglio vestirmi come loro”. Sentono Marilyn Manson, portano teschi tatuati sulla pelle, ma anche i simboli della Yakuza – la mafia giapponese: “quando esco la gente mi guarda con occhi diversi, forse sono gelosi perché non potranno mai essere come me”. Ne è convinto anche il colonnello Ramadhani: “Quando questi giovani escono attraggono l’attenzione. Cosa dovrebbe pensare la gente di loro? Quel che è certo è che li guardano e che si parla di loro”.
D’altra parte non credono in Allah, si ficcano le unghie nel palmo della mano e fanno passare il sangue a intermittenza. La notte è giorno: “il mio comportamento è diventato erratico – dice uno dei satanisti – per questo so dove trovare la droga”. Trionfa il nichilismo: “E’ meglio morire il prima possibile, quando sei ancora giovane”. Il tizio aggiunge: “Chi sceglie di suicidarsi è davvero una testa di metallo, un modello per tutti noi”. “Satana viene a soccorrere la gente”.
Le conseguenze si sentono in famiglia e nei rapporti sentimentali. Il senso comune è offeso dal loro libertinaggio sessuale. Le canzoni sono violente e sovversive rappate che parlano delle disparità sociale e della morte, auspicando il Nulla Totale dell’aldilà. “I loro party sono diversi dagli altri. Uomini e donne si mischiano, bevono il proprio sangue, mangiano i loro escrementi. Sono esseri perduti,” aggiunge il solito indemoniato ben informato.
I giornali li definiscono “gruppi devianti” e la polizia studia gli gli inviti dei rave, con le indicazioni in codice per arrivare alla festa. Ma per darsi appuntamento va di moda anche Internet. Le ragazze si tolgono il velo, senza che nessuno glielo imponga: “Questo è l’inferno – dice una, la voce persa nel rumore elettronico – non venitemi a parlare di amore. Qui gli amanti si uccidono. L’amato è Satana. Anche tu sei innamorato, non dire di no. Dimmi, allora, quale parte della nostra legge ti sembra inaccettabile?”.

…complimenti per tutti i nuovi articoli..molto interessanti tutti..
Commento di silvia — giugno 5, 2009 @ 7:01 pm
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(da http://www.amnesty.it)
Leggendo tutto questo verrebbe da dire che il nichilismo estremo dei metallari satanisti di Teheran costituisca una forma di autosottrazione al regime autocratico iraniano. Potrebbero aver pensato: visto che voi detenete il male, noi ve lo portiamo via coltivandolo noi stessi.
Ma come scriveva il filosofo Massimo De Feo <>.
Commento di giacinto — luglio 5, 2009 @ 12:15 am
“”Il 26 giugno l’ayatollah Ahmad Khatami, membro dell’Assemblea degli Esperti, nel corso della preghiera del venerdì all’Università di Teheran, ha chiesto alle autorità giudiziarie di punire “severamente e senza pietà” coloro che erano coinvolti nelle manifestazioni. Ha affermato che “agitazioni, distruzioni, incendi di moschee e di autobus, distruzione di beni personali, insicurezza e terrore e minacce alle persone” potrebbero essere considerati casi di moharebeh (comportamento ostile a Dio), che in quanto tali possono essere puniti con la pena di morte”" dal sito di Amnesty
Leggendo tutto questo verrebbe da dire che il nichilismo estremo dei metallari satanisti di Teheran costituisca una forma di autosottrazione al regime autocratico iraniano. Potrebbero aver pensato: visto che voi detenete il male, noi ve lo portiamo via coltivandolo noi stessi.
Ma come scriveva il filosofo Massimo De Feo “”tuttavia, la distruttività può essere anche liberazione”".
Commento di giacinto — luglio 5, 2009 @ 12:17 am