di Phantom Negro. Henry Louis Gates, il professore nero di Harvard arrestato in casa sua dalla polizia che l’aveva scambiato per un ladro, ha accettato di sedersi davanti a una birra con l’agente che l’ha ammanettato. Lo aveva chiesto Obama in persona, per togliere il detonatore a una nuova storia di razzismo e incomprensioni. Ma un collega di Gates, nero anche lui, è uscito dal coro dei liberal preoccupati dall’attentato ai diritti civili. Anche Gates ha delle responsabilità. Per prima essere un nume tutelare della Ivy League. Il pezzo che vi proponiamo è stato pubblicato sotto pseudonimo perché, secondo l’autore, “il Dottor Gates ha una vasta influenza nel mondo dell’accademia americana”.
Quella della “Ivy League” non è una vita reale. La vita in College in generale non è legata alla realtà, e la Ivy League è la più fantastica versione di college che potete immaginarvi. Ci sono le migliori comodità, i ruoli sono flessibili, studenti e facoltà si assomigliano e ognuno si accorge facilmente che la realtà della vita come la maggior parte della gente la sperimenta là fuori è soltanto una strana nota a pie di pagina rispetto alla vita quotidiana del campus. Non sto parlando a sproposito quando dico queste cose. Lo so perché vivo e faccio parte di questo mondo. Come nero della Ivy League, talvolta accadono cose divertenti mentre sei comodamente sistemato nel college. Sei abbastanza sveglio da capire che la razza e il razzismo sono una realtà con cui devi venire a patti ogni giorno, ma sai anche che il tuo documento d’identità ti dà uno status diverso. Significa forse che sei al riparo dalle ingiurie e dalle offese? No, vuol dire che il massimo dell’oltraggio che può capitarti – se parliamo di offese razziali – viene sostituito da una forma di insulto classista. (continua…)
“Ha i giorni contati”. Dall’ufficio del governatore della Regione Puglia si vedono, oltrepassati i moli, i traghetti per il Montenegro, la Grecia e la Croazia, ancorati nella luce che brilla. “Quando Berlusconi arrivò a Bari sulla sua nave nel 1994, centomila persone corsero ad accoglierlo, gridando il suo nome, acclamandolo e piangendo, come se in lui avessero visto il Messia. Sembrava un film di Fellini”. Il governatore, Nichi Vendola, è in piedi sul parquet in legno d’olivo del suo ufficio. Ha scritto la sua tesi su Pier Paolo Pasolini ed è probabilmente uno degli ultimi comunisti al potere in Europa. (continua…)
Bob Woodward è uno dei mastini del giornalismo americano. Dopo aver costretto alle dimissioni Nixon e infilato una serie di bestseller su Clinton e Bush, annuncia di avere nel cassetto un nuovo tomo su Obama. Fra i temi prescelti, gli imbarazzi fiscali della nuova amministrazione e la questione della sicurezza nazionale. Pare che dalla fine di maggio nei corridoi della Casa Bianca circoli un memorandum con una lista di giornalisti che tengono d’occhio l’amministrazione e, probabilmente, scriveranno dei libri sulla presidenza Obama entro la fine dell’anno. Si tratta di nomi che non preoccupano più di tanto i consiglieri del presidente, tanto più se si deciderà di concordare le interviste oppure di offrire golose informazioni in cambio di ritratti non troppo malevoli di Obama. Ma c’è un nome che innervosisce tutti. Bob Woodward, pluridecorato insider della politica americana, il giornalista che in coppia con Bernstein scoperchiò lo scandalo del Watergate costringendo alle dimissioni il repubblicano Nixon. (continua…)
Di Fellini, sul suo cinema e, se vogliamo, sulla poesia visionaria e artigianale del suo cinema, Pasolini faceva dire a Orson Welles (nella Ricotta): “Egli danza… egli danza”. Va bene omaggiare la Bausch appena scomparsa con la definizione forse più appropriata che sia stata rivolta all’arte di uno dei suoi maggiori estimatori. Con l’avvertenza che nel suo trentennale lavoro – fatto insieme di rigore, regole, metodo e disciplina; e di istinto, sentimenti, stile emotivo, liberazione dei corpi – Pina Bausch ha demolito i confini tra discipline e linguaggi. E ha costruito, attraversandole, nuove frontiere anche geografiche. Tutto il Mediterraneo, ad esempio, se si intende Mexico City e Palermo, Bombay, Roma e Lisbona, con gli spettacoli a tema dedicati alle città e alle plebi, ai popoli di quelle città-universo. (continua…)
di Giacinto Seccia. E’ con la fine del dominio coloniale inglese nel 1948 che nello Sri Lanka si ebbero le prime tensioni etniche tra Tamil e Singalesi. Che il desiderio di libertà e indipendenza siano destinati a sprigionare tensioni latenti? Così è accaduto in quest’isola dove, finita la luna di miele tra Tamil e inglesi, la maggioranza Singalese fino a quel momento tenuta lontana dai settori chiave dell’amministrazione coloniale cominciò riprendersi il maltolto. (continua…)