Bob Woodward è uno dei mastini del giornalismo americano. Dopo aver costretto alle dimissioni Nixon e infilato una serie di bestseller su Clinton e Bush, annuncia di avere nel cassetto un nuovo tomo su Obama. Fra i temi prescelti, gli imbarazzi fiscali della nuova amministrazione e la questione della sicurezza nazionale. Pare che dalla fine di maggio nei corridoi della Casa Bianca circoli un memorandum con una lista di giornalisti che tengono d’occhio l’amministrazione e, probabilmente, scriveranno dei libri sulla presidenza Obama entro la fine dell’anno. Si tratta di nomi che non preoccupano più di tanto i consiglieri del presidente, tanto più se si deciderà di concordare le interviste oppure di offrire golose informazioni in cambio di ritratti non troppo malevoli di Obama. Ma c’è un nome che innervosisce tutti. Bob Woodward, pluridecorato insider della politica americana, il giornalista che in coppia con Bernstein scoperchiò lo scandalo del Watergate costringendo alle dimissioni il repubblicano Nixon.
Da allora Woodward ha proseguito implacabile sulla sua strada, denunciando le idiosincrasie dell’amministrazione Clinton e diventando un temuto segugio di George W. Bush che alla fine, per tirarsi fuori dai pasticci, scelse di patteggiare con il re del gossip politico americano – spingendo un riottoso Donald Rumsfeld a concedere un’intervista esclusiva a questo terribile e importuno ficcanaso. I libri di Woordward su Bush hanno venduto centinaia di migliaia di copie ma sembra che Bob non sia soddisfatto dei risultati. Per questo si sarebbe rimesso al lavoro, con l’obiettivo di fare le pulci a Obama.
E quando una talpa come Woodward inizia a fare domande a Washington puoi stare sicuro che qualcosa salterà fuori. Il suo metodo, le sue fonti, le gole più o meno profonde ma tutte accurate di cui dispone, nel corso degli anni sono state in grado di imbarazzare più di un inquilino della Casa Bianca. “Sono ai primi stadi del lavoro e sto facendo progressi” ha detto Woodward alla rivista “New Republic” che il mese scorso ha dedicato un editoriale all’argomento, intitolato “Piano d’attacco”.
Il libro di Woodward potrebbe contenere delle brutte notizie sia sul fronte interno, in cui, fino adesso, Obama ha avuto non poche gatte da pelare (parliamo degli scandali fiscali legati ad alcuni membri dell’amministrazione), sia sul fronte della sicurezza nazionale, un argomento su cui Obama appare a dir poco “ipersensibile”, come scrivono a New Republic. Tanto più che Woodward, sui temi di politica estera, potrebbe fare affidamento su delle fonti di prima mano in grado: dal consigliere per la sicurezza nazionale Jim Jones al generale David Petraeus. Sembra infatti che i maggiorenti dell’establishment washingtoniano, compresi i pezzi grossi dello Stato Maggiore, siano disposti a parlare con Woodward in base a quanto generosamente il mastino del giornalismo Usa li dipingerà nel suo prossimo bestseller.
