Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 10:23

di Luigi Frezza. A guardare con le nostre lenti di europei il sistema sanitario americano si corre il rischio di prendere dei granchi. Il primo è che gli americani sognino un’assistenza sanitaria sul modello del welfare europeo. Falso, molti di loro ne hanno già una migliore. (Gli anziani, per esempio, e prima della crisi anche la fascia protetta della working class). Il secondo malinteso sta nel credere che quello americano sia un sistema in mano agli squali delle assicurazioni private. Nel 2008, le registrazioni di cittadini al Medicare e al Medicaid, i due programmi di assistenza sanitaria pubblica, sono aumentate da 81 a 85 milioni di persone (fino a 87, 4 milioni nella sanità del comparto militare). Le assicurazioni private per i lavoratori invece sono calate dal 59,3 per cento del 2007 al 58,5 per cento del 2008, soprattutto fra gli impiegati pubblici. Insomma la riforma di Obama era già iniziata da sola.

E’ arrivata una buona notizia. “Questioni di Frontiera” ha vinto il bando di “Principi Attivi” della Regione Puglia. Questo significa che, dal prossimo autunno, potremo rilanciare i progetti di ricerca che abbiamo fatto partire nel 2008. Naturalmente con la possibilità di estenderli secondo i percorsi che già conoscete: il rapporto tra “giornalismo e islam”, il ruolo della Puglia e dell’Italia adriatica nel grande gioco balcanico, il peso della memoria e delle identità – che almeno a noi non pare così gravoso se mai stimolante. Per tutto l’anno prossimo i corsi e i seminari si svolgeranno a Bari, cioè a casa. In palio, una borsa di studio per il miglior progetto di ricerca. Se volete essere dei nostri, e iniziare a sottoporci i vostri curricula, leggete con attenzione questo pezzo e poi scrivete a info@noaweb.it (continua…)

di Sandra Levi. Se il prossimo “World water forum” del 2015 dovesse svolgersi davvero a Bari è probabile che il capoluogo pugliese ospiti anche uomini del ministero degli esteri israeliano. Com’è già accaduto in passato, un fatto del genere potrebbe innescare un nuovo round del boicottaggio contro lo stato ebraico. C’è una galassia di sigle pacifiste e “anti-sioniste” che accusano da anni Gerusalemme di assetare la popolazione palestinese. E’ lo stesso network che ha monopolizzato l’ultima grande kermesse salentina, la “Notte della Taranta”, con grande sventolio di bandiere palestinesi – mentre la cantantessa israeliana Noa tratteneva a stento la rabbia e l’incredulità. Se andranno in scena di nuovo il governo della Regione Puglia non dovrebbe farsi trovare impreparato.

Di gasdotti da fare, sottoscrivere e costruire, si parla molto e a volte a casaccio. Una cosa sono i progetti, altra cosa realizzare le tubature. Ma che “South-Stream” sia una delle rotte energetiche più probabili dei prossimi anni lo dimostra il fatto che i francesi di Electricité De France (EDF) hanno fiutato l’affare e adesso chiedono a Eni-Gazprom di poter entrare con una quota del 10 per cento nella realizzazione del progetto. La conduttura, lo ricordiamo, trasporterà il gas russo in Europa passando attraverso i Balcani e, nel suo braccio meridionale, in Italia – meglio ancora, in Puglia (sempre che il braccio sud si faccia). L’appoggio dei francesi non toglierà ad ENI il ruolo di primo piano che ha saputo ritagliarsi fino ad ora nel progetto, ma il problema resta quello di convincere questi grandi operatori privati a non dimenticare l’Italia quando verrà tracciato il percorso definitivo del gasdotto.

Quest’estate siamo stati ad Amsterdam, la città olandese che ha fatto della libertà individuale una colonna portanti della sua democrazia. Forse troppo, per chi non si è mai fatto un giro tra le donnine semisvestite del “Red District”. Ma il problema di Amsterdam, attualmente, non sono né la prostituzione né la legalizzazione delle droghe leggere. E’ l’integrazione. (continua…)

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