Quest’estate siamo stati ad Amsterdam, la città olandese che ha fatto della libertà individuale una colonna portanti della sua democrazia. Forse troppo, per chi non si è mai fatto un giro tra le donnine semisvestite del “Red District”. Ma il problema di Amsterdam, attualmente, non sono né la prostituzione né la legalizzazione delle droghe leggere. E’ l’integrazione.
La città olandese è una delle più sorridenti capitali del multiculturalismo e se parli con la gente per strada – una barista che studia scienze politiche o gli italiani colti e accolti dall’intellettualità locale – tutti dicono che in questo paese del bengodi non ci sono problemi di integrazione. Eppure la destra populista e radicale di Geert Wilders è in ascesa, le voci che si sono levate contro l’islamizzazione della città sono finite come sono finite (il regista Theo Van Ghog piuttosto che il politico Pym Fortuyn, morti ammazzati), e i pensatori scomodi come Ayaan Hirsi Ali hanno dovuto lasciare l’Olanda in cerca di protezione negli Usa. Riproponiamo un articolo di Hirsi Ali che è anche un’accorata difesa della nostra identità, fatta da una donna che non è nata ma è cresciuta in Occidente. Con grande senso della realtà ci spiega tutto ciò che non abbiamo visto e neppure capito in Piazza Dam, confusi com’eravamo fra i turisti.
di Ayaan Hirsi Ali. I pensatori dell’Illuminismo – una serie di nuove tendenze intellettuali che hanno rifondato la cultura occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, si proposero di comprendere il mondo e loro stessi attraverso la Ragione piuttosto che con la Religione. Le loro idee hanno prodotto una enorme avanzata nella scienza, nell’economia e nel commercio, nell’arte e nella libertà umana, che ha rafforzato la prosperità dei nostri tempi e le libertà sociali. Dopo gli attacchi dell’11/9, l’Islam è stato guardato spesso come la più grande minaccia all’eredità dell’Illuminismo. Ma c’è qualcosa di interno e connaturato alla storia intellettuale dell’Occidente che ci rende vulnerabili di fronte ai nemici della Ragione?
L’Occidente ha coltivato un ethos fatto di individualismo, ragione e tolleranza; un elaborato sistema in cui ogni attore – dall’individuo allo Stato-nazione, cerca di risolvere i conflitti attraverso le parole. L’intero sistema è costruito sull’idea dell’interesse personale. Questo ethos rigetta il fanatismo.
Il “maschio alfa”, nelle nostre società, è pacifico e preparato a studiare sodo, a trovarsi un buon lavoro, e ad organizzarsi una prudente ritirata quando sarà vecchio. “Mentre in America stiamo drogando i nostri ragazzi con il Ritalin – ha scritto Lee Harris, l’autore di “Il suicidio della Ragione” – i musulmani stanno facendo ogni cosa che in loro potere per incoraggiare i propri ragazzi ad essere forti, aggressivi e spietati”.
Inibendo gli istinti della gente a sollevarsi in difesa della propria società e dei propri valori, l’Occidente si sta condannando a un lento suicidio. Spesso la risposta agli attacchi contro le società occidentali è la riconciliazione, ma anche il passare sopra la nostra insistenza sul rispetto per l’individuo e il primato della Ragione nella vita pubblica. Per gli altri è il contrario – una sospensione delle libertà civili e dei normali processi legislativi che esemplificano le conquiste culturali dell’Occidente.
Ma il modo per salvare la civiltà occidentale, da quello che sembra il sentiero del suo declino, non potrà mai essere cambiare la tradizione della Ragione e dell’individualismo.
Io non sono nata in Occidente. Sono stata allevata nel codice islamico, e fin dalla nascita sono stata indottrinata in una mentalità tribale. Certo, sono cambiata: ho adottato i valori dell’Illuminismo, e come risultato adesso sono costretta a vivere nella esclusione dalla mia comunità originale, così come sono stata espulsa dall’Islam.
Perché l’ho fatto? Perché in una società tribale, la vita è crudele e terribile. E non sono sola. I musulmani sono migrati come uno sciame verso l’Occidente negli ultimi decenni, in cerca di una vita migliore. Ma le loro costrizioni tribali e culturali hanno viaggiato insieme a loro. Il multiculturalismo e il relativismo morale che regnano in Occidente si sono conciliati con quelle restrizioni.
Molti leader occidentali hanno le idee terribilmente confuse sul mondo islamico. Sono disgraziatamente male informati e spesso incapaci di confrontarsi con la natura tribale dell’Islam. Il problema, tuttavia, non è avere troppa Ragione, ma averne troppo poca.
I nemici della ragione all’interno dell’Occidente sono la religione e il movimento romantico. Sia il Romanticismo che le religioni organizzate hanno contribuito allo sviluppo delle arti e della spiritualità della mentalità occidentale, ma hanno anche condiviso l’ostilità verso la Modernità.
Non c’è una ragione per cui bisogna accordarsi e incoraggiare la persistente segregazione e il tribalismo delle popolazioni migranti musulmane in Occidente. E’ un’idea romantica e dei suoi discendenti. Il multiculturalismo e il relativismo morale promuovono una idealizzazione della vita tribale, e hanno mostrato di essere resistenti e impenetrabili all’empirismo critico.
Oggi vedo i leader occidentali che stanno sprecando una grande e vitale opportunità di competere con gli agenti dell’Islam radicale per la conquista delle menti dei Musulmani, specialmente di quelli che vivono nelle terre di frontiera. Ma se invece vogliono riuscirci, dovranno far prevalere la Ragione sul Sentimento.
Star lì a discutere se i bambini nati e cresciuti in culture superstiziose sono predestinati ad essere governati dalla legge della giungla, significa ignorare le lezioni dello stesso passato occidentale. Ci sono state epoche in cui l’Occidente era molto meno nobile, quando si è impegnato nelle Crociate, durante le inquisizioni, i roghi delle streghe e i genocidi.
Molti dei neo-occidentali che sono nati all’estero nella legge della giungla – con i suoi “maschi alfa” e le sue donne sottomesse, hanno iniziato a conoscere la cultura della Ragione e l’hanno adottata. Sono addirittura pronti a morire per essa, forse con lo stesso fanatismo con cui i jihadisti sono disposti a morire per la loro tribù. Se questo conflitto tra Islam e Occidente è indiscutibilmente una lotta mortale, saranno gli individui a determinarne l’esito.
(AEI, agosto 2008)
