Questioni di Frontiera
Banner
Contatti
Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:28

di fm. Tutto è iniziato con Spielberg e con Schindler’s list.  Dopo le riprese in Polonia, il regista avvia con la sua Fondazione una raccolta su scala globale di testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah. Una vera e propria macchina industriale che può contare su ingenti investimenti economici e sui nuovi media (la digitalizzazione dei dati, il web, l’industria dello spettacolo). E’ un organismo testuale, un prodotto culturale che andrebbe visto come campione significativo di dinamiche più vaste. Così come per i testi scritti della memorialistica, anche per gli altri codici che s’inseriscono in ciò che si potrebbe definire ‘archivio’ o ‘metatesto’ della memoria – film, documentari, reportage, teatro, graphic novel – si tratta di affrontare il tema della produzione e della tradizione delle testimonianze, non restando solo al livello dell’analisi della loro forma compiuta, ma cercando di leggerle, in un contesto più ampio, nell’ambito dei meccanismi che presiedono alla loro formazione (e alla loro ricezione).

E’ noto ad esempio il fenomeno del ri-modellamento a posteriori della memoria. E’ un fenomeno già ‘avvistato’ con la consueta lucidità da Primo Levi, sul piano delle testimonianza scritte, e che oggi con il sistema egemone della raccolta audiovisiva dei racconti dei sopravvissuti si fa ingente: ampie zone dell’esperienza dei lager vengono rimosse, favolizzate, ovvero si cristallizzano in stereotipi narrativi che rimpiazzano le ‘verità’ plurali delle esperienze di ciascuno.

Di fronte alla telecamera, il singolo sopravvissuto rischia di ripeterere e di modellare il proprio racconto ‘autentico’ regolandolo su costanti e vere e proprie isotopie che ormai circolano inerti tra l’immaginario comune e la ‘favolistica’ in tema di ‘olocausto’. Il circolo produzione-ricezione delle testimonianze fa per poggiarsi su un vizio d’origine, e il rapporto tra le due fasi è molto meno lineare di quanto si possa immaginare: la produzione di racconti è influenzata in origine dai meccanismi che agiscono nella ricezione, è ‘programmata’ sulla base di ciò che si vuole che si dica, di ciò che si pensa sia più ‘efficace’ trasmettere.

In estrema sintesi, è il sintomo formale delle storture insite nelle strategie discorsive che oggi appaiono vincenti (il ‘dovere’ della memoria): la produzione ‘emotiva’ e la conseguente ricezione ‘spettacolare’ della testimonianza, la ‘americanizzazione’ del racconto; il dilagare delle retoriche della memoria, la banalizzazione del ricordo, l’ideologia della vittima, l’emotività che sottrae Storia al racconto, fino alla mercificazione della testimonianza.

E’ un dato che investe non solo le forme estetiche piegate a questa eminente funzione ‘etica’ (le forme che si spingono fino alla finis terrae dell’estetico e degli schemi codificati). Al di là delle eccezioni alla regola egemone (come nel caso di Primo Levi), siamo in presenza di evidenti sconfinamenti verso la spettacolarizzazione dell’esistente (la Storia come finzione). Si pensi ad una vera e propria ‘industria della memoria’ che oggi tocca più codici e linguaggi – romanzi, film, memoriali, fiction televisive – e si applica agli eventi della nostra storia recente o passata.

Il tema della memoria e della testimonianza va dunque inserito all’interno di una disamina critica delle strategie culturali egemoni che influenzano la formazione dei racconti in rapporto alla loro ricezione. L’indifferenza alla verità non è dato costitutivo della natura dell’uomo, fattore antropologico, archetipo da accettare fatalmente, come invece sostiene qualche ‘apocalittico’ oggi più che mai di moda. Se così fosse, l’intera riflessione del ‘900, da Benjamin a Levi, da Arendt a Ricouer, sarebbe carta straccia, utopia inerte, insieme di parole sterili scritte da anime belle.

Sono invece ’segnalazioni d’incendi’, vanno a incocciare non solo con gli statuti fondativi, tragici e irrisolti, della modernità; ma ci parlano della necessità attuale di applicarsi alla demistificazione delle narrazioni che scivolano negli stereotipi, è un invito al rigore nel proprio ‘mestiere’ di insegnante, di studente, di giornalista o di intellettuale, di lettore o di lettrice. E’ un’indicazione di metodo per intervenire sul ’senso comune’ che forma il nostro immaginario e sui modi (passivi, rassegnati o intontiti) della nostra percezione di eventi passati e presenti.

La posta in palio è terribilmente alta – e il testamento in negativo con cui Levi si è congedato è, forse, in sè, anche il fermo, lucido ma turbato atto d’accusa contro un sistema culturale che lo isolava, andava dritto dritto verso l’entropia, proprio con le parole d’ordine, entusiastiche o disincantate, di cui si ha traccia quotidianamente: tutta la Storia è (già) finzione; oppure tutto è (già) manipolazione, non restano che frammenti, o frantumi, di verità ‘deboli’, relative.

In opposizione ai luccichii di Spielberg si potrebbe pensare ad una sorta di ‘contro-archivio’ della memoria. Prendendo  spunto da una frase-manifesto suggestiva di Joahn Huizinga- ’sentire la storia’ -, per declinarla a ridosso delle derive relativistiche (postmoderne) applicate anche alla memoria e alla sua fruizione. E prendendo in prestito uno slogan-feticcio della scrittura contemporanea – l’ipertesto-, per avanzare un’ipotesi di fruizione ‘consapevole’, comunitaria e circolare delle testimonianze su un dato evento (come la Shoah).

L’utopia risiede nella formazione di un ‘lettore’ chiamato alla partecipaziona attiva, autonoma, razionale e analitica,  non solo emozionale dei racconti. Per coglierne, in ciascuno, i meccanismi di produzione, le costanti figurative e tematiche, gli stereotipi, le isotopie, le ‘ricadute’ nell’immaginario, fino alle possibili strumentalizzazioni da parte dell’industria dello spettacolo o della politica.

Un limite alla deriva della memoria potrebbe essere quello di adottare uno sguardo lucido, che, di fronte ad un ‘testo’ che ci sta rendendo partecipi di un dato evento, consenta di orientarsi – con il rigore di un metodo da perfezionare via via – tra  portato di verità e strategie ideologiche che informano i racconti, assecondando una visione ’strabica’, plurale e ‘ipertestuale’ dei testi a disposizione. Invitando a incrociare il maggior numero possibile di fonti per una ricostruzione più articolata dell’evento.

Per l’edizione scolastica di Se questo è un uomo, per alcuni racconti del Sistema periodico, per il romanzo storico Se non ora, quando?, Levi usava in nuce questo mertodo plurale e ‘ipertestuale’: introduceva tra le pagine scritte dei suoi libri, o in limine, mappe e cartine geografiche, oppure appendici nelle quali dava conto delle fonti consultate, del percorso intertestuale (tra memoria personale e lavoro ’storiografico’ ) che lo conducevano alla stesura dei suoi testi. Come per certe opere di Sebald, è un modo per mettere in relazione finzione e verità, metodi letterari e storiografici, incrociando prove e documenti plurali.

E’ di questo, in fondo, che ci parla  Marc Bloch nella sua Apologia della storia: “Sarebbe una grande illusione immaginare che a ciascun problema storico corrisponda un tipo unico di documenti, specializzato per quell’uso. Al contrario, quanto piu’ la ricerca si sforza di cogliere i fatti profondi, tanto meno puo’ sperare luce da altra fonte che dai raggi convergenti di testimonianze di natura assai diversa“.

In gioco, appunto, c’è come noi ’sentiamo’ la storia, come facciamo lavorare i nostri sensi (il corpo, l’udito, la vista), la nostra lucidità analitica di fronte alla rappresentazione di un dato evento. In gioco è la nostra capacità di mettere in relazione più testi, appartenenti a codici plurali, per raggiungere non una Verità in senso imperialista, ma per cogliere le latenze, le discontinuità, le mistificazioni delle narrazioni storiografiche codificate, i possibili stereotipi delle memorie che si fanno racconto. Un antidoto, come direbbe Koselleck, all’anestetizzazione della memoria del passato e contro l’indebolirsi delle aspettative del futuro. Insomma, un buon uso della memoria.

Al momento non ci sono commenti per questo articolo

Commenta questo articolo

Lascia un commento

© 2008 - Grafica e layout sono di esclusiva proprietá di NOA
Piattoforma basata su WordPress - modificata da Estroweb Srl