Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 12:15

17295di Giacinto Seccia. La Corte Costituzionale turca ha emesso pochi giorni fa una sentenza che vieta di svolgere attività politica per 5 anni a molti dirigenti del Partito della società democratica (Dtp) e prevede il sequestro dei beni della stessa formazione. Non è una forzatura affermare che con tale pronunciamento viene di fatto reso illegale l’unico movimento vicino alle istanze della minoranza kurda che aveva come fulcro della propria rivendicazione politica la lotta per i diritti civili in una prospettiva democratica e parlamentare.

Secondo la Corte questo partito sarebbe legato alla formazione guerrigliera kurda Pkk, al punto da rappresentare una minaccia per la nazione. Curioso è che il retroterra giuridico dal quale è nato questo provvedimento è la sentenza spagnola che ha reso illegale Batasuna nel 2003 a causa degli asseriti legami con i terroristi dell’Eta. Un modo efficace ed astuto per cautelarsi di fronte alle prevedibili critiche dell’Unione Europea.

La Turchia sembra voler cancellare la possibilità per questa minoranza di partecipare alla vita democratica del paese e  tenta di marginalizzarne definitivamente la causa. Il leader Ocalan è detenuto in isolamento da ormai 10 anni, il Pkk ha fissato da tempo una tregua unilaterale e i kurdi senza rappresentanza parlamentare sono sempre più isolati. A guardare le foto dei violenti scontri tra manifestanti kurdi e polizia turca di questi giorni, l’intento di infuocare gli animi è stato pienamente raggiunto. Per i militari non è altro che la via più semplice per affossare una lotta nonviolenta ritenuta insidiosa, in modo da legittimare eventuali nuove azioni di repressione.

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