Calicanthùse è uno spettacolo di teatro-poesia che porta il nome antico e musicale del primo fiore d’inverno. Da un’idea di Marthia Carrozzo, nasce questo viaggio sul filo tagliente e fragilissimo della Storia. Partendo da una ri-scrittura di Jean Genet, che, nel poco lontano 1982, ci raccontava le macerie e i morti all’alba del massacro di Sabra e Chatila, ripercorriamo il non-senso della guerra, rivissuto, stavolta, nelle ragioni dell’amore.
Una storia “altra”, per versi e per voci, resa tangibile attraverso i fiati e il respiro che svela l’inettitudine di cui, a volte, sa essere capace l’umano. Corsi e ricorsi di una storia quasi beffarda, distratta, incapace e ugualmente inetta, da Oriente ad Occidente. Tra Oriente ed Occidente nessuna differenza: stessa identica inettitudine alla comprensione.
Calicanthùse è un progetto in fieri: è stato portato in scena l’11 dicembre 2008 (”Le Porte dell’Occidente” – Progetto di residenza artistica dei Radiodervish nel Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari); il 3 giugno 2009 – Teatrino della Biblioteca Provinciale “N. Bernardini” di Lecce , ed il 14 ottobre 2009 per la rassegna “Donne che Dovresti conoscere” – Convento dei Francescani Neri di Specchia (Le). Stasera (6 febbraio, ore 22) Marthia Carrozzo, Margherita Macrì, Nabil Salameh con l’accompagnamento musicale di Rocco Nigro saranno al Teatro di Aradeo (Le) per il Puglia Showtime del Teatro Pubblico Pugliese:
http://www.teatropubblicopugliese.it/spettacolo/calicanthuse_674.html
In anteprima pubblichiamo due stralci dai testi di Marthia Carrozzo e di Margherita Macrì.
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A Chatila, M.Carrozzo
[...] I massacri non sono avvenuti in silenzio, nè al buio, come, a volte, avviene l’amore. Un bagliore diverso, quella notte, a Chatila, lo sfumare dei razzi rischiaranti israeliani. Né silenzio, né quiete, come, a volte, richiede l’amore. Ogni orecchio israeliano, ascoltava Chatila. Né silenzio, né quiete, neppure riserbo, come, a volte, comanda l’amore. E fu festa e baldoria, di notte, a Chatila, come, a volte non prega la morte; l’allegria dei soldati sporcava l’amore. Né silenzio, né quiete, ma ubriachi, come a volte pretende la morte. Ogni orecchio israeliano, assisteva Chatila. Né silenzio, né quiete, neppure riserbo. L’esercito israeliano, quella notte, ascoltava, e guardava, incitava, e sgridava, come già non compete alla morte.
(Non ho visto questo esercito ascoltare e vedere. Ho visto ciò che ha fatto)”
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Ad ogni puzzo, M. Macrì
Ho assegnato un numerino ad ogni puzzo
però io volevo camminare.
(Ho cercato un’erba alta)
Tutto il verde ormai è finito,
e tutto il verde è già bruciato.
Tutto il verde ormai è finito,
e tutto il verde è già bruciato.
Tutto il verde ormai è finito,
e tutto il verde è già bruciato.
