Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 11:31

Raffaele_Fitto_Ritorno al passato. Il creativo ministro dell’economia è lieto di riscrivere la storia fallimentare della questione meridionale. L’istituzione della Banca del Mezzogiorno è un suo vecchio pallino naufragato durante il precedente mandato. Si parla (si straparla) di federalismo fiscale, e il liberal-protezionista di Sondrio rispolvera l’idea gloriosa di una ‘Cassa’ unica, salvo precisare che si tratta di un’operazione sperimentale e a costo zero (il fondo assegnato dallo Stato dovrà essere interamente restituito). Mentre i tagli dei vari Fondi sociali hanno causato le proteste lucide e risentite dei (pragmatici) governatori meridionali, e nonostante la campagna elettorale veda in quelle regioni un banco di prova significativo per le politiche nazionali, latita ancora un dibattito organico sullo sviluppo del Sud – visto anche il clamoroso declino di Raffaele Fitto che di quelle politiche dovrebbe essere il Ministro.

L’impulso all’economia meridionale andrebbe pensato nell’ottica  – nazionale – degli investimenti sulle infrastrutture e la ricerca, e non nell’ipotesi suggestiva ma astratta di un “cassa” meridionale che, in questi tempi di crisi, difficilmente può rappresentare il motore di sviluppo anche solo su scala territoriale. Le imprese del Sud hanno bisogno di interventi mirati, secondo una strategia federalista attenta al territorio e alle sue identità plurali, i distretti e le filiere e la loro diseguale distribuzione. Senza contare gli squilibri cronici del sistema bancario, dove si ripresenta inalterata la percezione di uno strozzamento generalizzato delle concessioni del credito, in particolare al Sud.

Così per l’ultimo asso tirato fuori dal Nostro e in attesa di rilancio: il Piano Casa di fanfaniana memoria, rinominato dal politico tycoon ‘Social housing’.  “Voglio essere il nuovo Fanfani”, proclamava il Cavaliere durante l’ultima vittoriosa campagna elettorale. Ed ecco la pioggia preannunciata di miliardi e miliardi per la costruzione di 20.000 case. Le mani sulle città cinquant’anni dopo, una manna per banchieri e imprenditori (i soliti noti, magari meneghini).

Una delle chiavi di volta del (futuribile) federalismo prevede che l’ideazione e la gestione delle politiche pubbliche siano demandate alle regioni, secondo l’idea virtuosa della sostenibilità e delle riforme per favorire sviluppo, lavoro e uguaglianza sociale. E’ il caso, ad esempio, dell’attività dell’assessore all’Assetto del territorio della Regione Puglia (Angela Barbanente), che non ha aspettato le mosse dello Stato centrale per realizzare una prima fase di operazioni capillari per il rilancio delle politiche abitative (affitti, riforma dell’Istituto delle case popolari, nuove costruzioni in locazione a canoni sostenibili). Il federalismo dirigista di Bossi&Tremonti mostra ancora una volta la sua vera natura, ibrida e verticistica. Mentre Fitto proprio non si vede.

1 Commento presente

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  1. … e ha ragione il Nostro : SONO ALTI UGUALI!!!
    Enrico dalfiume

    Commento di enrico dalfiume — agosto 8, 2008 @ 10:21 am

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