di Patrick Martin*. Israele è stato pesantemente criticato per aver guidato unilateralmente la guerra contro Hamas a Gaza, per i possibili coinvolgimenti nelle uccisioni e per i commenti inappropriati del ministro degli Affari esteri nei confronti degli stati vicini – e il governo israeliano ha deciso di procedere al contrattacco. E’ stata scelta la linea diplomatica per condurre la battaglia verso destinazioni estere. Ma anziché appellarsi ai diritti umani o ai rapporti internazionali, il governo israeliano vuole che il mondo sappia che gli israeliani non viaggiano sui cammelli e non mangiano solo kebab, come indica la serie di spot televisivi appena uscita in Israele visionabili su www.masbirim.gov.il.
Israele è più dei cammelli, dei kebab e dei boom esplosivi. Gli spot pubblicitari, che fanno parte dell’iniziativa chiamata “Making the Case of Israel” (fare il caso di Israele), sono stati visti per la prima volta lo scorso weekend e sono indirizzati al largo numero di israeliani che ogni anno viaggiano all’estero. Una delle pubblicità dice che la gente in giro per il mondo pensa che i cammelli siano il comune mezzo di trasporto in Israele, un’altra allude alla credenza che la dieta israeliana consiste in kebab cotti su una griglia primitiva, mentre la terza fa notare che i fuochi d’artificio del giorno dell’Indipendenza sono spesso fraintesi per azioni militari.
“Sei stufo del modo in cui veniamo dipinti in giro per il mondo?” chiede ognuno dei tre spot. “Puoi cambiare l’immagine”. La campagna richiama i cittadini a dimostrare che Israele è un Paese moderno, sofisticato e ama la pace. Gli opuscoli che forniscono esempi e statistiche utili sono stati distribuiti dalle compagnie aeree.
“In merito all’immagine negativa di Israele nel mondo, abbiamo capito che Israele ha dovuto sfruttare le nostre risorse umane per controbattere la vasta somma di denaro a disposizione dei paesi arabi per la propaganda”, ha spiegato Yuli Edelstein , il ministro del governo responsabile per la diplomazia pubblica. “Abbiamo deciso di dare agli Israeliani che vanno all’estero strumenti e consigli per aiutarli a gestire gli attacchi verso Israele nelle loro conversazioni con la gente, materiale visivo e letture prima di interagire con il vasto pubblico. Speriamo così di riuscire insieme a cambiare l’immagine e dimostrare al mondo che esiste un’Israele diversa”.
Il ministro Edelstein ha chiamato le sue nuove reclute “Israeli Public Diplomacy Forces” (Forze diplomatiche pubbliche israeliane) secondo le già ben note “Israel Defence Forces” (Forze di difesa israeliane), l’esercito del paese. L’impegno della diplomazia nazionale, comunque, non raggiunge lo scopo nell’affrontare alcune delle impressioni più serie che la gente ha recentemente sviluppato su Israele.
Un’indagine recente del ministero del sig. Edelstein ha infatti rilevato che il 91% degli Israeliani crede che Israele abbia un’immagine negativa o molto negativa all’estero, mentre l’80% dice che Israele viene percepita come troppo aggressiva. Le pubblicità televisive fanno parte di una più vasta campagna per combattere l’immagine negativa che affligge il paese.
Uno studio pubblicatoil mese scorso dall’Istituto Reut, un think tank di Tel Aviv, ha rilevato che Israele sta affrontando una campagna globale di “delegittimazione” e ha esortato il governo di trattare la questione come una minaccia strategica. Sono citati esempi di manifestazioni anti-israeliane, tentativi di boicottare prodotti e istituzioni accademiche israeliane e minacce di arresto dei dirigenti del governo israeliano per dichiarati crimini di guerra. La campagna, informa l’istituto, è stata lanciata da un network di individui e organizzazioni con centri a Londra, Bruxelles, San Fransisco e Toronto.
A dicembre, il capo del governo Benjamin Netanyahu ha detto che il governo combatterà coloro che infangano la reputazione di Israele, citando il rapporto dell’ONU sulla guerra a Hamas a Gaza presieduto dal giudice sudafricano Richard Goldstone come Oggetto A. “Dobbiamo delegittimare i delegittimatori”, ha detto Netanyahu. Qui entrano in gioco i diplomatici cittadini, come anche altri gruppi.
Hadar, il nuovo gruppo d’azione degli Israeliani parlanti inglese, spera di poter far parte di questo network. Uno dei sei suoi primi eventi pubblici ospiterà una discussione di esperti condotta dal membro del Parlamento canadese Irwin Cotler su come combattere il “lawfare”, cioè le false azioni legali che demonizzano Israele. Come esempio di “lawfare” il gruppo cita il rapporto Goldstone che tenta di arrestare i dirigenti israeliani accusati di crimini di guerra, reclamando alla corte internazionale del tribunale di Haag.
Intanto istituzioni più riconosciute si stanno occupando del caso e stanno assumendo nuovi mezzi per affrontare la questione. Al centro per gli Affari Pubblici di Gerusalemme, un altro think tank gestito dall’ultimo ambasciatore ONU israeliano Dore Gold, giovani ragazzi vengono pagati per lanciare guerre virtuali ai vari blog noti per le loro critiche a Israele. L’esperienza della guerra di Gaza contro Hamas ha insegnato agli israeliani che devono essere inventivi, se vogliono replicare alle posizioni critiche sul loro paese proiettate dai palestinesi e da altri gruppi.
(da: “The Globe and Mail”, pubblicato il 23 febbraio. Traduzione di Nezka Figelj nezka@hotmail.it).
