Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 10:40

fatwadi Christian Caryl. Ultimamente i quotidiani pakistani hanno ricevuto una notizia interessante dall’establishment della sicurezza nazionale. I giornalisti hanno appreso che il governo pakistano ha intercettato un messaggio segreto che circolava all’interno di Tehrik-e-Taliban, il più importante tra i gruppi militanti che vogliono rovesciare il governo di Islamabad. Sembra che i musulmani radicali abbiano aggiunto  un nuovo obiettivo alla lista dei bersagli. Il suo nome è Tahir ul-Qadri e non si tratta di un funzionario di governo, bensì di uno dei maggiori studiosi del Pakistan, un’autorità in materia di Corano e di legge religiosa. Non c’è da stupirsi che i terroristi lo vogliano vedere morto. Lo scorso mese Qadri ha promulgato un parere giuridico (una fatwa) di 600 pagine che condannava il terrorismo come non islamico. Alcuni media occidentali  hanno riportato la notizia ma la copertura mediatica si è velocemente esaurita. (continua…)

La stagione dell’amore, il reportage di Antonio Scurati, voleva essere un prolungamento dei pasoliniani “Comizi d’amore”. Un viaggio in Italia alla ricerca di storie sulla famiglia, i giovani, l’amore, il sesso. Il risultato è pieno di compiacimento. Prodotto dalla onnipresente Fandango, è stato trasmesso il 25 giugno 2009 nel format “La Storia siamo noi”. Ma noi chi? L’incipit è emblematico. Scurati si aggira al “Family Day” e chi t’incontra tra un milione e mezzo di fedeli (e non) accorsi alla manifestazione? Un integralista del “Circolo Lepanto” che spara a zero sui matrimoni gay, torcendo il bicipite della fede in favore della telecamera. Che scandalo signora mia. (continua…)

persiadi Annarita Favilla*. Il regista curdo-iraniano Baham Ghobadi ha realizzato il suo ultimo film (”Gatti Persiani”, uscito nelle sale italiane il 16 aprile scorso e vincitore del premio speciale A Certain Regard all’ultimo Festival di Cannes) in meno di 20 giorni, pochi mesi prima della rielezione di Ahmadinejad e dell’esplosione dell’Onda Verde. Da qualche mese Ghobadi si era tappato in casa a Teheran, ormai convinto di non poter lavorare più in Iran per via dei permessi governativi che non sarebbe mai riuscito ad avere; ma alcuni amici lo convincono a riprendere i contatti con la musica, un’altra sua passione, e lo trascinano in uno studio di registrazione sotterraneo: ed è lì che scopre tutto un mondo nuovo che vive, e decide di raccontarlo. Ma per farlo dovrà fare a meno delle autorizzazioni. E’ lui stesso ad ammettere “In realtà è stato come uno shock anche per me, perchè io che vivo in Iran come regista, una persona curiosa, che cerca di vedere sempre cose nuove, non sapevo della loro esistenza e di fenomeni di quel tipo… perchè il governo riesce talmente a censurare certe realtà che di molte cose non veniamo neanche a sapere. La verità è che in 31 anni nessuno ha mai parlato di queste realtà in Iran”. (continua…)

flo_wallace_092108_38700cdi Lucio Severi. Da tempo raccontiamo storie di dissidenti – uomini e donne che hanno usato il modello delle democrazie occidentali come un risorsa contro le dittature ideologiche e religiose: Ciò non toglie che anche le rassicuranti democrazie occidentali abbiano un vuoto, dentro, in cui piombano a scadenza regolare artisti e intellettuali, e tutti quelli che non si accontentano del paternalismo democratico, ovvero di una visione del mondo fondata soltanto sullo sviluppo e il benessere economico. Questo vuoto democratico può spiegare il “misterioso” suicidio di David Foster Wallace, lo scrittore americano.  Un dissenso esistenziale radicale, che covava chissà da quanto tempo proprio nel cuore della traballante democrazia americana, nell’ultimo scorcio della presidenza Bush – tra uragani naturali e tornado economici. Un malessere che non riguarda tanto questioni ideologiche, ingiustizie sociali, diritti negati, ma il senso stesso della nostra vita e della esperienza umana. Foster Fallace come Sylvia Plath e Amelia Rosselli, Dylan Thomas e Cesare Pavese. Un elenco che potrebbe essere molto lungo. Da dove nasce questa inquietudine della democrazia? Qual è la maledizione che colpisce questi uomini e queste donne stanchi della loro civiltà? (continua…)

bombadi Annarita Pavone. Quando il linguaggio del fumetto racconta la realtà diventa veicolo di informazione ed esempio di graphic journalism, vale a dire giornalismo grafico, fatto di immagini. La cronaca dei nostri giorni o del passato, con l’ausilio dell’illustrazione può essere raccontata proprio come un tempo le scene di caccia della preistoria furono impresse sulla roccia a imperitura memoria. (continua…)

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