di Giacinto Seccia. A un anno dalla fine della guerra civile nello Sri Lanka, il nuovo corso della causa Tamil sembra promanare dalla diaspora. Dopo alcuni paesi europei, Canada e Australia, anche la comunità residente in Italia si è recata alle urne per eleggere i rappresentanti del Consiglio italiano dei “Eelam Tamil” e in particolare per esprimersi sul diritto all’autodeterminazione con un referendum. Il documento proposto come base giuridica non è che un ritorno alle origini, perchè rispolvera la risoluzione di Vaddukodai del 1976, che prevedeva la creazione dello stato indipendente del Tamil Eelam nel nord est dello Sri Lanka, con il pieno riconoscimento di tutti i diritti della minoranza.
Se il risultato del referendum è stato scontato (con circa il 99% degli elettori della diaspora che si è espresso favorevolmente), appare invece rilevante la scelta del metodo di questa nuova fase politica: un processo di rivendicazioni democratico, pacifico e partecipativo sia all’estero che in patria. Del resto, una riflessione su ciò che è stata l’esperienza dell’organizzazione delle Tigri Tamil (Ltte) ai fini della loro causa non poteva che portare ad un ripudio dell’uso della violenza e dei crimini commessi anche da questo gruppo – che comunque non giustificano gli altri gravi crimini di guerra commessi dall’esercito regolare srilankese, e sui quali non è ancora intervenuto alcun accertamento penale internazionale. L’obiettivo posto sembrerebbe a prima vista velleitario, anche perché se non era stato possibile creare uno stato autonomo all’epoca in cui le Tigri controllavano effettivamente un terzo del territorio dell’isola, non si capisce come oggi i Tamil, ostracizzati dalle istituzioni e ristretti ancora in campi per rifugiati a migliaia, potrebbero portare avanti una simile rivendicazione
I Tamil della diaspora puntano su tutto ciò che possa far guadagnare visibilità alla loro causa, e aver scelto il 18 maggio come giornata contro i crimini di guerra e il genocidio non va nella direzione del solo ricordo, ma punta a sensibilizzare l’opinione internazionale sulla situazione di vuoto giuridico che grava sull’odierno Sri Lanka. Può essere un buon inizio, ma sarà indispensabile che i Tamil conservino la volontà di abbandonare la lotta armata, considerando anche gli strascichi penali delle operazioni giudiziarie svolte di recente in vari paesi europei, nei quali alcuni cittadini Tamil della diaspora sono stati accusati di finanziare un ricostituendo gruppo di Tigri Tamil.
