Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 12:08

obidi Maria Teresa Lenoci*. È un Barack Obama determinato e al tempo stesso pungente quello dell’ultimo discorso tenuto sabato Primo maggio in occasione della cerimonia per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan. Il Presidente si è rivolto a un vasto uditorio con una presa di posizione netta: rifiutare ogni etichetta. Obama non vuol essere visto sotto una cattiva luce, non accetta che il suo governo sia criticato come “socialista”, com’è avvenuto dopo l’approvazione della Riforma sanitaria.

Governare non è facile, spiega il Presidente, che propone alle nuove menti della nazione, ai neolaureati, la sua personale visione della democrazia. Sono i giovani, infatti, il vero futuro dell’America e loro onere sarà mantenerla tale in un’epoca di grandi cambiamenti e di nuove sfide.

Delineando la sua idea di democrazia, il Presidente ha difeso il ruolo delle istituzioni in generale e del governo in particolare, citando grandi presidenti come Lincoln, Roosevelt, Eisenhower, tutti convinti assertori della funzione necessaria del governo. Un governo, aggiunge, che ha il compito fondamentale di adattarsi ai tempi che cambiano. Agli oppositori Obama risponde che il governo non può limitare la libertà individuale, perché “government is us”. Soprattutto per questo il dibattito pubblico non può e non deve concentrarsi sulla storica disputa tra un governo forte o di uno debole. Piuttosto, dice Obama, dobbiamo pensare a creare una forma più intelligente di governo.

In secondo luogo il Presidente parla della demonizzazione dei personaggi pubblici, tacciati di essere “fascisti” o “socialisti” a seconda dei momenti storici: una situazione che lui conosce bene, dato che viene sempre più insistentemente indicato come il nuovo socialista della politica mondiale. Per Obama questa etichetta è inutile, nociva soprattutto alla partecipazione alla vita politica, sviando dai temi reali al centro del confronto pubblico e allontanando la popolazione dalla politica. E’ un modo, in soldoni, per esprimere forme di partigianeria estrema e violenta.

Per questo Obama esorta gli studenti a non farsi influenzare dai media, ma a crearsi opinioni proprie scegliendo più mezzi di informazione, ascoltando più punti di vista, denunciando le lobby e gli interessi sottostanti. Ai giovani consiglia la tolleranza, una vita aperta al confronto attraverso lo sviluppo delle più disparate esperienze. Una lezione di democrazia partecipativa, quella del Presidente americano, che si rivolge alle nuove generazioni, quelle che più fiducia ripongono nelle sue idee, usando la formula “I believe in you”.

(Maria Teresa Lenoci è una dei ricercatori di Questioni di Frontiera)

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  1. [...] via http://www.noaweb.it/index.php/2010/05/16/lultimo-discorso-di-obama-e-stato-una-sveglia-alle-nuove-g… Posted by admin on maggio 17th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]

    Pingback di L’ultimo discorso di Obama è stato una sveglia alle nuove generazioni americane | Politica Italiana — maggio 17, 2010 @ 5:45 am

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