Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 10:36

popart8cfa7dd04e1bd31e76caf38496c8c32923a6ad8adi Annarita Favilla.* Seppure a distanza di quattro anni dalla sua uscita nelle librerie, è ormai impossibile leggere di “Gomorra” nei soli termini di una discussione letteraria. Da un lato, il primo romanzo di un ventisettenne che dà forma a un genere di difficile definizione; dall’altro, un’opera che diventa immediatamente “caso editoriale”: in sintesi, un libro destinato a trascinare il lettore in un “Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, come recita il sottotitolo, scritto da un giovane freelance campano e pubblicato da Mondadori. Se le dinamiche editoriali e mediatiche si sovrappongono alla natura letteraria e alla forza civile della scrittura di Saviano, è il caso di svelare e di analizzare il meccanismo che ha permesso l’intersezione dei due piani. È quanto Alessandro Dal Lago tenta di fare nel suo pamphlet, al di là di probabili forzature e di (inevitabili e) sterili ripercussioni mediatiche. (continua…)

Thailand Politicsdi Mariano T. Intini Sono ancora vive negli occhi dei telespettatori le immagini della rivolta delle camicie rosse in nome del ritorno al potere dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, e della controffensiva delle autorità Thailandesi che spegneva nel sangue la sommossa popolare nella capitale. Di mezzo la morte del fotoreporter italiano Fabio Polenghi, ucciso mentre svolgeva il suo lavoro per alcune testate europee. In questo scenario cruento, c’è il bizzarro panorama del resto del paese, assorto in un sonno indifferente rispetto a quanto avviene a Bangkok. In molte aree del paese e persino in alcune zone limitrofe della capitale la vita scorre in piena serenità. La normale routine quotidiana non si è interrotta. In alcuni quartieri di Bangkok tutto sembra procedere normalmente, come se nulla fosse, come se nulla stesse accadendo di lì a pochi chilometri. (continua…)

1241017813303_la-strada(Da “Il Sole 24 ore”)*. Le carte in regola per diventare un film-evento le aveva tutte. Era l’adattamento del libro-Pulitzer di un grande scrittore americano, Cormac McCarthy, lo stesso di “Non è un paese per vecchi” (romanzo che i fratelli Coen avevano portato al cinema riscuotendo successo e Oscar). La regia era stata affidata a un semisconosciuto, l’australiano John Hillcoat, che si era fatto notare con “La proposta” (2005), non un capolavoro ma interessante. Di richiamo anche il nome di Nick Cave, già diverse volte collaboratore del regista (per lui aveva scritto sia la sceneggiatura de “La proposta” che quella dell’esordio: “Ghosts of the Civil Dead”, 1988), qui autore delle musiche, indubbiamente molto belle. Quindi la storia, non nuova, ma di certo avvincente, incentrata sui postumi di un Armageddon, scenari post-apocalittici, un padre e un figlio che si trascinano tra le rovine della civiltà, assediati da fame, disperazione e uomini regrediti al cannibalismo. (continua…)

Gasdi Maria Teresa Lenoci* Dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di inasprire le sanzioni nei confronti dell’Iran, l’Europa dovrebbe guardarsi da un’altra minaccia che viene dalla dittatura di Ahmadinejad: Teheran, infatti, sta cercando di costruire un proprio impero del gas e potrebbe presto inviarlo verso l’Europa e il Pakistan. È necessario fare un passo indietro e riepilogare la questione dei gasdotti che si intreccia con i conflitti geopolitici globali. I progetti al vaglio dei Paesi europei privi di fonti energetiche sono due: South Stream e Nabucco, entrambi al momento arenati. Il Nabucco è il gasdotto nato dagli accordi tra UE e Usa, concepito per portare il gas dall’Asia Centrale attraverso il Caucaso e la Turchia in Europa, bypassando la Russia. Il South Stream, al contrario, è il progetto russo che porterebbe il gas dal Mar Nero in pieno Vecchio Continente, dividendosi in due bracci, di cui uno arriverebbe in Italia tramite la Puglia. (continua…)

trulydesign-mgdi Myriam Pettinato Credetemi, c’ho provato (titolo originale “I’m down”) è un memoir che diverte e commuove. Al centro c’è il rapporto – solitamente complesso e mai scontato – fra padre e figlia. Ma nel caso di Mishna e John Wolff, più che di un rapporto, più che di complessità, sarebbe meglio parlare di un precario equilibrio sopra la catastrofe educativa. Tutto deriva dal fatto che John è praticamente convinto di essere nero: “camminava come un nero, parlava come un nero e faceva sport come un nero”, e naturalmente impianta la sua famiglia “bianca che più bianca non si può” in un sobborgo di Seattle, quasi un ghetto. (continua…)

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