Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 12:06

roberto_savianodi Maria Teresa Lenoci*. L’ultima apparizione pubblica di Roberto Saviano ha destato poco scalpore. Eppure contro ogni prudenza lo scrittore di Gomorra è tornato per la prima volta nel Sud Italia dopo due anni (a Polignano al “Libro possibile” il 17 luglio) e pochi ne hanno parlato. Sarà che i mass media cedono alle lusinghe della propaganda politica di chi lo taccia di non essere un patriota, dato che lava i panni sporchi in pubblico? Fatto sta che Saviano continua a viaggiare e a esporre il suo pensiero con una sorta di “grazia” affabulatoria, che stenteresti a credere possibile in un uomo che vive accompagnato 24 ore su 24 da una scorta. Questa telegenicità, questo modo di essere caparbio e sprezzante del pericolo, ma al tempo stesso colto e convincente, tirano addosso allo scrittore napoletano critiche e lodi ormai in egual misura.

Anche i sociologi si sono scomodati per studiare “il fenomeno Saviano” come ha fatto recentemente Alessandro Dal Lago in “Eroi di carta. Il caso Gomorra e altre epopee.” Eppure quello che non si capisce è in fin dei conti cosa si voglia dimostrare, se le critiche che arrivano sul piano letterario sono troppo spesso uno specchietto per le allodole per chi disperatamente cerca di capire come fa Saviano a piacere alla gente.

Da chi per la prima volta l’ha sentito e visto parlare in pubblico perviene una certezza: Saviano non è un eroe di carta. Saviano non si piange addosso, anzi, quando si parla di quello che lui patisce, subito cita chi ha subito più di lui, ad esempio Salamov, rimasto per un mese in un pozzo a pane e acqua nel gulag in cui era stato rinchiuso per aver rifiutato di “cedere l’anima ai suoi aguzzini”.

Saviano non si sente un eroe, è consapevole del fatto che avrebbe potuto starsene zitto, ma dice: “la più grande omertà oggi è non leggere, non informarsi”, farsi scivolare le cose addosso. Perché mentre la camorra è ovunque, mentre arrestano latitanti, concludono processi epocali, il Tg1  apre con una notizia sul clima estivo. Saviano riesce pure a scherzare sui consigli accorati che Emilio Fede (che scherzosamente definisce “il suo primo fan” dato che parla sempre di lui) gli rivolge di non andare in giro a parlare, di non calcare altre piazze.

Ma il più grande mezzo che Saviano ha a disposizione è la parola, scritta o parlata, e la parola per la mafia è pericolosa. “Raccontare il Sud Italia per rompere l’atteggiamento di cinismo che fa credere di non poter cambiare le cose”, dice Saviano che chiude con la speranza espressa da Danilo Dolci in un suo verso: “ciascuno cresce solo se sognato”, un augurio di sviluppo nei confronti di un Paese, l’Italia, che vede ancora arenato e poco reattivo.

* (Maria Teresa Lenoci è una delle ricercatrici di QF)

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