Questioni di Frontiera
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Sabato 23 Settembre 2017 | 1:59

minori stranieri non accompagnatiSecondo gli ultimi dati comunicati dal Ministero del Lavoro i minori stranieri non accompagnati in Italia sono 7.066, di cui 5.626 effettivamente presenti e 1.465 di cui non si sa più nulla. Le regioni che ne ospitano il numero più alto sono: Lazio (1.582), Sicilia (1.235) e Lombardia (796). Si tratta, nella stragrande maggioranza, di maschi (93,9%), per lo più ragazzi di 17 anni (60,4%) e solo una piccola parte (0,4%) è costituita da bambini da zero a sei anni. Ma chi sono i minori stranieri non accompagnati e cosa prevede la normativa italiana per loro nel momento in cui riescono a oltrepassare le nostre frontiere?

Il Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri n. 535 del 1999 definisce il minore straniero non accompagnato “il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.  La figura del minore non accompagnato si caratterizza, dunque, per il fatto che: non ha ancora compiuto la maggiore età, non ha un adulto che sia per lui responsabile, non è un richiedente asilo.

A livello giuridico, lo status dei minori stranieri  non accompagnati, si distingue da quello dei minori stranieri “accompagnati” i quali seguono le sorti dei loro genitori o affidatari. Essi, infatti, secondo quanto previsto dall’art. 31 del Dlgs 286/98 (Testo Unico sull’Immigrazione) vengono iscritti, fino al quattordicesimo anno di età nel permesso di soggiorno dei genitori o degli affidatari stranieri, mentre ai minori accompagnati con più di 14 anni, le Questure rilasciano un permesso di soggiorno “per motivi familiari” valido fino al compimento della maggiore età, al raggiungimento della quale tale permesso potrà essere convertito in un permesso di soggiorno per “studio”, “accesso al lavoro”, “lavoro subordinato” o “autonomo”.

Per lo Stato italiano, in linea con il dettato normativo internazionale e, a prescindere dalle modalità di ingresso nel nostro territorio, la tutela dei minori è totale e incondizionata. Tale principio è contenuto nel Testo Unico sull’Immigrazione e prevede “il divieto di espulsione dei minori di anni diciotto dal territorio salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi” (art. 19). A livello sovranazionale, la normativa italiana si rifà a quanto stabilito dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 e ratificata in Italia e resa esecutiva con la legge n. 176/91. Tale Convenzione stabilisce che, in tutte le decisioni riguardanti i minori, deve essere tenuto prioritariamente in considerazione  il suo superiore interesse, e che i principi da essa sanciti, devono essere applicati a tutti i minori senza discriminazioni. La convenzione riconosce, inoltre, un’ampia serie di diritti e, in accordo con esso, il DPCM 535/99 stabilisce che “al minore non accompagnato sono garantiti i diritti relativi al soggiorno temporaneo, alle cure sanitarie, all’avviamento scolastico e alle altre provvidenze disposte dalla legislazione vigente”.

La normativa nazionale prevede, per i minori stranieri, gli stessi diritti garantiti ai minori italiani in stato di abbandono. Come sancito dall’art. 403 del Codice Civile, il minore straniero in stato di abbandono deve essere collocato, dalla pubblica autorità, in un luogo sicuro. L’accoglienza del minore in una comunità di pronta accoglienza o altra struttura idonea è competenza dell’Ente Locale. Tali comunità devono essere regolarmente autorizzate e devono garantire un ambiente accogliente e familiare in cui il minore possa sentirsi accolto e rispettato. Inoltre, dal momento che, il minore straniero non accompagnato, si trova nella condizione per cui i genitori non possono esercitare pienamente la potestà, egli ha diritto alla nomina di un tutore, così come ha diritto all’affidamento ai sensi della legge 184/83, in quanto si trova temporaneamente privo della propria famiglia.

Affinché il minore possa esercitare i diritti per lui previsti dalla normativa nazionale è necessario che si accerti lo status di “minore” e “non accompagnato”. Il Testo Unico sull’Immigrazione,  al fine di vigilare sulle modalità di soggiorno dei minori stranieri temporaneamente ammessi sul territorio dello Stato e di coordinare le attività delle amministrazioni interessate, ha istituito il Comitato per i minori stranieri (art. 33). Tra i compiti del Comitato vi è quello di accertare, richiedendone alle autorità competenti apposita documentazione, lo status di non accompagnato , escludendo pertanto che il minore risulti essere presente con i propri genitori, o affidato ad un parente entro il terzo grado.  Qualora vi sia motivo di dubitare della identità personale dello straniero,  l’art.6, comma 4, del Dlgs 286/98 prevede che egli possa essere sottoposto a rilievi segnaletici, in ogni caso, trattandosi di minore, i metodi utilizzati, devono rispettare la salute e la dignità del minore. Se anche dopo l’accertamento permangono dubbi sulla minore età, questa deve essere presunta ad ogni effetto, secondo il principio di presunzione della minore età sancito dal D.P.R. 448/8812. Il comitato ha altresì il compito di provvedere al censimento dei minori stranieri non accompagnati e provvede alla istituzione e alla tenuta dell’elenco dei minori accolti nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea.

Sebbene non sia prevista l’espulsione per i minori, il Comitato può, tuttavia, disporla in via assistita e giustificarla sancendo il superiore interesse del minore. In base alle informazioni ottenute, infatti, il Comitato puo’ adottare, ai fini di protezione e di garanzia del diritto all’unita’ familiare, il provvedimento di rimpatrio assistito dei minori non accompagnati. Secondo quanto contenuto nell’ art. 1, comma 4 del DPCM 535/99 “Per rimpatrio assistito si intende l’insieme delle misure adottate allo scopo di garantire al minore interessato l’assistenza necessaria fino al ricongiungimento con i propri familiari o al riaffidamento alle autorità responsabili del paese di origine.”

Durante il governo Monti, con il DL n 95/2012, convertito con modificazioni nella L n 135/2012 (nota come spending review), il Comitato per i Minori Stranieri ha cessato le proprie funzioni e le attività da esso svolte sono state trasferite alla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione.

Un ulteriore aspetto, piuttosto controverso, riguarda il destino dei minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età. L’art.32 del D.Lgs. 286/98, così come modificato dalla L. 94/2009 a sua volta precedentemente modificato dalla L. 189/2002 (cd. Bossi-Fini), prevede infatti che, salvo il caso in cui, al minore straniero sia stato riconosciuto lo status di rifugiato, la permanenza regolare sul territorio italiano, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, sia possibile solo nel caso in cui, il minore, sia presente in Italia da almeno tre anni e abbia seguito un percorso di integrazione sociale di almeno due presso un ente riconosciuto. Questi due requisiti temporali hanno ridotto drasticamente le possibilità di conversione del permesso di soggiorno e hanno escluso completamente la possibilità di ottenerlo per tutti i minori che entrano in Italia dopo il quindicesimo anno d’età, dal momento che, per ovvie ragioni, il minore non può in alcun modo soddisfare i requisiti della permanenza nel nostro territorio da almeno tre anni.

Alessia Gervasi

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