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Giovedì 23 Novembre 2017 | 10:56

minori_stranieriAi minori stranieri non accompagnati si applicano le norme previste in generale dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori.

In particolare si applicano le norme riguardanti:

Il collocamento in luogo sicuro del minore che si trovi in stato di abbandono (Codice Civile art. 403);

Rispetto al collocamento in luogo sicuro a livello nazionale si rilevano prassi diverse rispetto al soggetto istituzionale che provvede all’individuazione dei posti in accoglienza e al collocamento dei minori non accompagnati in comunità. Spesso le Autorità che devono provvedere al collocamento in luogo sicuro sono costrette a ricercare un contatto con le comunità di accoglienza, spesso senza neanche disporre di un loro recapito telefonico. Tra le poche eccezioni, il Pronto Intervento Sociale (P.I.S.) del Comune di Bari risulta avere una mappatura aggiornata delle comunità presenti in Regione e fuori Regione, mentre invece tali mappature sono assenti sia in Sicilia che in Calabria. Nonostante nel corso del 2011, durante la c.d. Emergenza Nord Africa, sia stata per la prima volta sperimentata la possibilità di collocare i minori non accompagnati in Comuni e Regioni diverse da quelle di sbarco o rintraccio, la ricerca dei posti in accoglienza si svolge per lo più nell’ambito del distretto o, eventualmente, della Regione di sbarco o rintraccio, piuttosto che a livello nazionale.

Affidamento del minore

In base a quanto sancito dal art. 2 della Legge 184/1983 il minore che sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato ad un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, o ad una persona singola, o ad una comunità di tipo familiare, al fine di assicurargli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione. Ove non sia possibile un conveniente affidamento familiare, è consentito il ricovero del minore in un istituto di assistenza pubblico o privato, da realizzarsi di preferenza nell’ambito della regione di residenza del minore stesso. Nell’ordinamento italiano gli organi competenti a disporre l’affidamento sono il Giudice Tutelare ed il Tribunale per i Minorenni. Si ha il cosiddetto affidamento consensuale, nel caso in cui il Giudice Tutelare renda esecutivo l’affidamento disposto dai Servizi Sociali, previo consenso da parte dei legali rappresentanti del minore (Art. 4 co. 1 legge n. 184/83). Invece, ove tale consenso manchi, è il Tribunale per i Minorenni che dispone l’affidamento (cosiddetto affidamento giudiziale). Pertanto la ratio sottesa alla legge n. 184/83 configura l’ambito familiare come il “luogo” più consono per favorire la crescita del minore.

Un esempio di buone prassi in questo senso è costituito dall’affidamento c.d. omoculturale ovvero affido a famiglie della stessa etnia del minore. La sperimentazione è stata avviata dal comune di Parma nel 2000 e in seguito anche  in altre città come Cremona, Genova, Milano, Padova, Ravenna, Venezia.

Apertura della Tutela i cui genitori non siano oggettivamente in condizioni di esercitare la potestà genitoriale ai sensi e per gli effetti dell’art. 343 del Codice Civile. La normativa italiana stabilisce che la nomina del tutore deve avvenire “quanto prima” e nel caso di minori richiedenti protezione internazionale viene individuato un limite temporale di 48 ore dalla manifestazione di volontà di richiedere protezione internazionale (Art. 26 comma 5 D.lgs. 25/2008). Tuttavia, nella prassi, tali termini sono spesso disattesi con conseguente grave pregiudizio per i minori nell’esercizio dei loro diritti e nell’ottenimento dei documenti che attestino la loro regolare permanenza in Italia. Prassi diffusi è quella per cui viene nominato tutore il Sindaco del Comune in cui si trova la comunità, il quale, solitamente, delega i Servizi Sociali. Nella Provincia di Catanzaro, ad esempio, viene sempre nominato il Sindaco come tutore dei minori stranieri non accompagnati. Da ciò la necessità di nominare figure effettivamente in grado di svolgere il compito che viene loro assegnato di tutela e rappresentante legale del minore. Tra le buone prassi segnaliamo quella di Trento che è stata la prima città ad attivare il corso di formazione per tutori volontari. Iniziative simili si ritrovano a Trieste, Venezia, la Regione Veneto infatti, con legge regionale n. 42/1988 – applicata dal 2001 – ha istituito la figura del pubblico tutore dei minori. I Garanti per l’infanzia e l’adolescenza di altre Regioni, come il Lazio e la Puglia, stanno seguendo tale buona prassi; ma manca un’uniformità di intervento a livello nazionale. In Puglia per esempio è stato avviata la scorsa estate un corso di formazione di 40 ore per Tutori volontari allo scopo dell’inserimento degli stessi nell’apposito Elenco Regionale Tutori http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=o30.htm&anno=xliv&num=63

Ricordiamo infine l’importanza di un tempestivo intervento affinché, ai minori, siano garantiti i diritti che la normativa nazionale mette a disposizione della loro tutela, ad esempio in merito al permesso di soggiorno. Tutti i minori stranieri non accompagnati hanno diritto di ottenere, per il solo fatto di essere minorenni e inespellibili, un permesso di soggiorno per minore età.

I minori titolari di permesso per minore età possono convertirlo in uno per affidamento nel caso in cui, a seguito del provvedimento di “non luogo a provvedere al rimpatrio”, vengono affidati o direttamente con provvedimento del Tribunale per i minorenni o su iniziativa dei servizi sociali del Comune, resa esecutiva dal Giudice Tutelare. Il permesso di soggiorno per affidamento consente al minore straniero di lavorare in tutti quei casi in cui la legge italiana lo permette ai minori in generale e al compimento dei 18 anni può essere convertito in permesso per studio o lavoro.

I minori affidati ad un cittadino straniero regolarmente soggiornante, che convivono con l’affidatario, vengono iscritti nel permesso di soggiorno del medesimo fino al compimento dei 14 anni e ricevono un permesso di soggiorno per motivi familiari al compimento dei 14 anni.

La domanda di permesso di soggiorno per il minore non accompagnato deve essere presentata da chi esercita i poteri tutelari sul minore e dunque:

– dal tutore, se ne è stato nominato uno;

– dal legale rappresentante dell’istituto o comunità o del servizio sociale del Comune, se il minore è collocato in un istituto o comunità o è comunque assistito dall’Ente locale.

FONTE: http://risorse.savethechildren.it/files/comunicazione/Ufficio%20Stampa/DDL%20MNA_DATI%20E%20STORIE_25lug2013.pdf

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