di Luigi Santoro. Perché non provare a viaggiare nel tempo? Sembra essere questa la domanda che si sono posti gli inventori di “We Are What We Do”, un movimento globale nato nel 2004 in Inghilterra che ha subito incuriosito e coinvolto la popolazione del Web. Lo scopo è quello di invogliare gli internauti ad usare i propri comportamenti quotidiani per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle grandi questioni ambientali e sociali del nostro caro Pianeta. Di recente è stato avviato anche il progetto “Historypin”, che permetterà di compiere un viaggio a ritroso nel tempo per confrontare come un determinato luogo si sia evoluto a partire dal 1840 fino ad arrivare ai nostri giorni. (continua…)
di Redsox. Per anni abbiamo visto le bandiere americane bruciare in piazza, contro la guerra in Vietnam o l’invasione dell’Iraq. E ci siamo detti passi, sono state guerre sbagliate. Per anni abbiamo finanziato, anche con le nostre tasche, mostre ed esposizioni pubbliche in cui si scioccava il pubblico prendendo di mira il Papa, Gesù Cristo e la Madonna. E se qualcuno aveva da obiettare veniva schedato come un bigotto che non capisce l’arte di avanguardia. Dalla fine degli anni Sessanta abbiamo assistito a una totale desacralizzazione della società occidentale ma, anche in questo caso, non ci siamo strappati le vesti perché capivamo che il mondo era cambiato, le chiese si svuotavano mentre gli internet point si riempivano. Finché ogni tabù si è rotto e Giovanni Paolo II è finito sotto il meteorite di Cattelan. (continua…)
di Maria Grazia Gallù. Se per Umberto Saba l’opera d’arte è sempre stata una forma di confessione, chissà quali patimenti o colpe avranno tentato di esprimere (attraverso le proprie opere) i detenuti della controversa prigione -fortezza di Guantanamo. La struttura è un edificio detentivo di massima sicurezza interno alla base navale americana di Guantanamo sull’isola di Cuba. Solo dal 2002 gli Stati Uniti hanno aperto il campo di prigionia agli occhi del mondo. (continua…)
di Claudia Attolico. Quant’è profonda la conoscenza che stiamo accumulando grazie a Internet? L’era dei media, delle tecnologie e dei computer potrebbe rivelarsi la fine, oltre che la rovina della ricerca cosciente e autonoma: motori di ricerca, notizie brevi e sincopate, definizioni riassuntive ma non per forza esaustive, diffondono un trend negativo livellando la conoscenza verso il basso. Si finisce per sapere di tutto un po’, senza conoscere effettivamente nulla. (continua…)
di Paul Collins. L’Emmy 2010 come migliore attore protagonista di commedie è andato a Jim Parsons, che interpreta il dottor Sheldon Cooper in The Big Bang Theory, la popolare sitcom trasmessa sul canale CBS. Sheldon è un personaggio divertente, geniale, e sebbene la serie non lo descriva mai come tale, è anche la prima stella di una sitcom ad avere la “Sindrome di Asperger” (un particolare che ha sollevato grandi discussioni fra chi soffre di questo disturbo, tra favorevoli e contrari). Ma il telefilm americano è soprattutto un tributo alla filosofia dei “geeks”, quei genietti incompresi, spesso alle prese con biondine molto più pragmatiche di loro, che li snobbano elegantemente. Nonostante tutto, Sheldon e i suoi amici riescono a prendersi poco sul serio e a giocare con la vita. (continua…)
