Questioni di Frontiera
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Domenica 20 Maggio 2012 | 6:41

roberto_savianodi Maria Teresa Lenoci*. L’ultima apparizione pubblica di Roberto Saviano ha destato poco scalpore. Eppure contro ogni prudenza lo scrittore di Gomorra è tornato per la prima volta nel Sud Italia dopo due anni (a Polignano al “Libro possibile” il 17 luglio) e pochi ne hanno parlato. Sarà che i mass media cedono alle lusinghe della propaganda politica di chi lo taccia di non essere un patriota, dato che lava i panni sporchi in pubblico? Fatto sta che Saviano continua a viaggiare e a esporre il suo pensiero con una sorta di “grazia” affabulatoria, che stenteresti a credere possibile in un uomo che vive accompagnato 24 ore su 24 da una scorta. Questa telegenicità, questo modo di essere caparbio e sprezzante del pericolo, ma al tempo stesso colto e convincente, tirano addosso allo scrittore napoletano critiche e lodi ormai in egual misura. (continua…)

FESTA_453di Annarita Pavone. Francesco Puccio giorni fa ha presentato anche a Bari  il suo romanzo Stelle fuori posto (2010, Albatros). A metà strada tra invenzione e autobiografia, tra immagini e profumi nostalgici della terra del Cilento da cui l’autore proviene, il romanzo racconta la storia di Sergio, venticinquenne campano laureato in Lettere, che si ritrova catapultato a Roma per sei mesi, insegnante precario agli esordi in una scuola privata. Sergio è un tipo non proprio brillante, incurante del tempo che passa e delle esortazioni passate di Clara, il suo grande amore, emblema invece di coraggio e intraprendenza. Lei che arrivava ovunque, dando un senso alle cose; lui sempre dietro, inetto e immobile. (continua…)

popart8cfa7dd04e1bd31e76caf38496c8c32923a6ad8adi Annarita Favilla.* Seppure a distanza di quattro anni dalla sua uscita nelle librerie, è ormai impossibile leggere di “Gomorra” nei soli termini di una discussione letteraria. Da un lato, il primo romanzo di un ventisettenne che dà forma a un genere di difficile definizione; dall’altro, un’opera che diventa immediatamente “caso editoriale”: in sintesi, un libro destinato a trascinare il lettore in un “Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, come recita il sottotitolo, scritto da un giovane freelance campano e pubblicato da Mondadori. Se le dinamiche editoriali e mediatiche si sovrappongono alla natura letteraria e alla forza civile della scrittura di Saviano, è il caso di svelare e di analizzare il meccanismo che ha permesso l’intersezione dei due piani. È quanto Alessandro Dal Lago tenta di fare nel suo pamphlet, al di là di probabili forzature e di (inevitabili e) sterili ripercussioni mediatiche. (continua…)

1241017813303_la-strada(Da “Il Sole 24 ore”)*. Le carte in regola per diventare un film-evento le aveva tutte. Era l’adattamento del libro-Pulitzer di un grande scrittore americano, Cormac McCarthy, lo stesso di “Non è un paese per vecchi” (romanzo che i fratelli Coen avevano portato al cinema riscuotendo successo e Oscar). La regia era stata affidata a un semisconosciuto, l’australiano John Hillcoat, che si era fatto notare con “La proposta” (2005), non un capolavoro ma interessante. Di richiamo anche il nome di Nick Cave, già diverse volte collaboratore del regista (per lui aveva scritto sia la sceneggiatura de “La proposta” che quella dell’esordio: “Ghosts of the Civil Dead”, 1988), qui autore delle musiche, indubbiamente molto belle. Quindi la storia, non nuova, ma di certo avvincente, incentrata sui postumi di un Armageddon, scenari post-apocalittici, un padre e un figlio che si trascinano tra le rovine della civiltà, assediati da fame, disperazione e uomini regrediti al cannibalismo. (continua…)

trulydesign-mgdi Myriam Pettinato Credetemi, c’ho provato (titolo originale “I’m down”) è un memoir che diverte e commuove. Al centro c’è il rapporto – solitamente complesso e mai scontato – fra padre e figlia. Ma nel caso di Mishna e John Wolff, più che di un rapporto, più che di complessità, sarebbe meglio parlare di un precario equilibrio sopra la catastrofe educativa. Tutto deriva dal fatto che John è praticamente convinto di essere nero: “camminava come un nero, parlava come un nero e faceva sport come un nero”, e naturalmente impianta la sua famiglia “bianca che più bianca non si può” in un sobborgo di Seattle, quasi un ghetto. (continua…)

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