Questioni di Frontiera
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Sabato 23 Settembre 2017 | 2:05

gasNei prossimi anni sentirete parlare molto di South Stream. Il gasdotto progettato dal consorzio ENI-Gazprom per portare il Gas russo in Europa attraverso i Balcani. L’idea che abbiamo avuto è grosso modo questa. In una prima fase teorica del lavoro di ricerca analizzeremo 1) la fattibilità del gasdotto e 2) se le enormi opportunità economiche che deriverebbero dalla realizzazione di un’opera infrastrutturale del genere si riveleranno altrettante occasioni politiche, sociali e culturali per i Paesi che ospiteranno “il tubo”. Siamo convinti che, dopo il Gas, potrebbero arrivare nuove strade, ferrovie, collegamenti, destinati ad unire i Balcani con l’Europa centro-meridionale. (continua…)

Gasdi Maria Teresa Lenoci* Dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di inasprire le sanzioni nei confronti dell’Iran, l’Europa dovrebbe guardarsi da un’altra minaccia che viene dalla dittatura di Ahmadinejad: Teheran, infatti, sta cercando di costruire un proprio impero del gas e potrebbe presto inviarlo verso l’Europa e il Pakistan. È necessario fare un passo indietro e riepilogare la questione dei gasdotti che si intreccia con i conflitti geopolitici globali. I progetti al vaglio dei Paesi europei privi di fonti energetiche sono due: South Stream e Nabucco, entrambi al momento arenati. Il Nabucco è il gasdotto nato dagli accordi tra UE e Usa, concepito per portare il gas dall’Asia Centrale attraverso il Caucaso e la Turchia in Europa, bypassando la Russia. Il South Stream, al contrario, è il progetto russo che porterebbe il gas dal Mar Nero in pieno Vecchio Continente, dividendosi in due bracci, di cui uno arriverebbe in Italia tramite la Puglia. (continua…)

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Di gasdotti da fare, sottoscrivere e costruire, si parla molto e a volte a casaccio. Una cosa sono i progetti, altra cosa realizzare le tubature. Ma che “South-Stream” sia una delle rotte energetiche più probabili dei prossimi anni lo dimostra il fatto che i francesi di Electricité De France (EDF) hanno fiutato l’affare e adesso chiedono a Eni-Gazprom di poter entrare con una quota del 10 per cento nella realizzazione del progetto. La conduttura, lo ricordiamo, trasporterà il gas russo in Europa passando attraverso i Balcani e, nel suo braccio meridionale, in Italia – meglio ancora, in Puglia (sempre che il braccio sud si faccia). L’appoggio dei francesi non toglierà ad ENI il ruolo di primo piano che ha saputo ritagliarsi fino ad ora nel progetto, ma il problema resta quello di convincere questi grandi operatori privati a non dimenticare l’Italia quando verrà tracciato il percorso definitivo del gasdotto.

di Stefano Fabbroni. La vicenda dei rubinetti del gas aperti e chiusi da Gazprom impone un’adeguata riflessione sui rapporti Russia-Unione Europea. Il colosso di San Pietroburgo fa periodicamente tremare l’Europa, perchè la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo è notevole. L’U.E. riceve circa il 25% del suo fabbisogno complessivo dalla Gazprom, un quarto del totale. Dipendono da Gazprom i paesi balcanici, buona parte di Germania, la Francia e l’Italia. Ma perchè a rimetterci è Europa, visto che la questione nasce e si sviluppa nel conflitto che oppone la Russia all’Ucraina? Il mancato accordo per le tariffe del 2009 ed il mancato pagamento di arretrati da parte di Kiev sono motivazioni che effettivaente non giustificano in pieno la reazione di Mosca. Da un po’ di tempo è anche spuntato il nome di una società con sede in Svizzera, “RosUkrEnergo”, creata per mediare le vertenze Russia-Ucraina, per stabilire ed adottare le tariffe migliori. Gazprom detiene circa il 50% del capitale di RosUkrEnergo, e questo aumenta i dubbi sulla gestione della politica energetica russa. (continua…)

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