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	<title>Questioni di Frontiera &#187; the south stream project</title>
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	<description>Questioni di Frontiera - Formazione e Ricerca</description>
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		<title>The South Stream Project</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 22:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[the south stream project]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei prossimi anni sentirete parlare molto di South Stream. Il gasdotto progettato dal consorzio ENI-Gazprom per portare il Gas russo in Europa attraverso i Balcani. L&#8217;idea che abbiamo avuto è grosso modo questa. In una prima fase teorica del lavoro di ricerca analizzeremo 1) la fattibilità del gasdotto e 2) se le enormi opportunità economiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-762" title="gas" src="http://www.noaweb.it/public/gas-150x150.jpg" alt="gas" width="177" height="141" />Nei prossimi anni sentirete parlare molto di <em>South Stream</em>. Il gasdotto progettato dal consorzio ENI-Gazprom per portare il Gas russo in Europa attraverso i Balcani. L&#8217;idea che abbiamo avuto è grosso modo questa. In una prima <em>fase teorica</em> del lavoro di ricerca analizzeremo 1) la fattibilità del gasdotto e 2) se le enormi opportunità economiche che deriverebbero dalla realizzazione di un&#8217;opera infrastrutturale del genere si riveleranno altrettante occasioni politiche, sociali e culturali per i Paesi che ospiteranno &#8220;il tubo&#8221;. Siamo convinti che, dopo il Gas, potrebbero arrivare nuove strade, ferrovie, collegamenti, destinati ad unire i Balcani con l&#8217;Europa centro-meridionale. <span id="more-761"></span></p>
<p>South Stream favorirebbe la mobilità di merci e persone e di conseguenza riaprirebbe il dialogo tra Paesi divisi da vecchi rancori, per <strong>questioni di frontiera</strong> ancora aperte. Nella seconda fase, <em>quella</em> <em>pratica</em>, del lavoro, andremo di persona a verificare ciò che abbiamo letto e scritto. Grecia, Macedonia, Bulgaria, Turchia, Russia. Da questo viaggio contiamo di tornare con un &#8220;libro-bianco&#8221;, sotto forma di <em>graphic novel</em>, che racconti cosa abbiamo visto. Articoli, saggi, documenti video e un archivio fotografico di questa traversata. Che servirà a capire meglio i Balcani, andando oltre i cliches che molto spesso utilizziamo quando si parla di questo pezzo dell&#8217;Europa. (Abbiamo chiamato questi stereotipi <a href="http://www.noaweb.it/index.php/seminari/storia-sociale-europea/" target="_blank"><strong>&#8220;balcanismi&#8221;</strong></a>.) Per adesso, iniziamo rispondendo ad alcune semplici domande sul South Stream. Se volete arricchire questa voce con le vostre idee, correzioni e suggerimenti, scrivete a info@noaweb.it</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è South Stream?</strong></p>
<p>&#8220;South Stream’ è il gasdotto progettato dal consorzio formato dal gruppo italiano ENI e dal gigante dell&#8217;energia russo Gazprom. South Stream dovrebbe portare il Gas del Caucaso in Europa attraverso il Mar Nero e i Balcani.</p>
<p><strong>Quale sarà il percorso di South Stream?<br />
</strong></p>
<p>Dal porto di Varna, in Bulgaria, South Stream si dividerà in due: il primo “braccio” risalirà la Serbia arrivando in Austria e in Europa. Il secondo passerà dalla Grecia diretto in Puglia. Se il ‘braccio balcanico’ è allo studio, non è detto che quello italiano si faccia.</p>
<p><strong>Quando partirà il progetto?</strong></p>
<p>La data prevista sulla carta è il 2015.</p>
<p><strong>Chi si occuperà della costruzione di South Stream?</strong></p>
<p>La parte tecnica del progetto è stata affidata a Saipem, una controllata di ENI. Saipem è una azienda leader nella realizzazione di infrastrutture per la ricerca, la perforazione e la costruzione di oleodotti e gasdotti.</p>
<p><strong>Quali sono i Paesi che sponsorizzano South Stream?<br />
</strong></p>
<p>Il 6 agosto del 2009 il premier russo Putin e quello turco Erdogan hanno firmato un accordo definitivo su South Stream. All’incontro di Ankara era presente anche Silvio Berlusconi. Il 22 ottobre successivo, i tre leader hanno discusso a distanza sul buon andamento del progetto.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo di Mosca?</strong></p>
<p>Oggi la Russia è il maggior esportatore di prodotti energetici al mondo. Se il progetto South Stream dovesse davvero realizzarsi, il Gas russo potrebbe arrivare facilmente in Italia. Tra i due Paesi infatti non ci sono ostacoli naturali insormontabili.</p>
<p><strong>Perché agli americani non piace South Stream?</strong></p>
<p>Grazie al Gas, Vladimir Putin sta corteggiando sia il premier turco Erdogan sia il premier italiano Berlusconi. Cioè due Paesi centrali nell&#8217;assetto strategico dell&#8217;Alleanza Atlantica. La politica estera italiana sull&#8217;energia, in particolare, desta una certa preoccupazione nell’amministrazione americana.</p>
<p><strong>Qual è l&#8217;alternativa americana al South Stream?</strong></p>
<p>Il gasdotto “Nabucco” è stato concordato il 12 luglio 2009 fra Turchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Trasporterà 30 miliardi di metri cubi di Gas all’anno dal Caspio in Europa.</p>
<p><strong>Perché il Nabucco è meno realistico del South Stream?<br />
</strong></p>
<p>Per costruire il Nabucco non basteranno solo i giacimenti dell’Azerbaigian. Serviranno anche quelli di Iraq e Iran, ma si tratta di Paesi instabili politicamente e che quindi non offrono grosse garanzie nella produzione e negli approvvigionamenti.</p>
<p><strong>E&#8217; vero che l&#8217;Europa rischia di rimanere senza Gas?<br />
</strong></p>
<p>Evocare lo spettro della ‘sicurezza energetica’ in Europa vuol dire fare terrorismo psicologico. Vediamo perché:</p>
<p>- la produzione di Gas è in aumento in tutto il mondo</p>
<p>- non ci sono problemi legati alle riserve e alle scorte</p>
<p>- l&#8217;uso del Gas liquido sta modificando l&#8217;intero ciclo dell&#8217;approvvigionamento</p>
<p>- le tecnologie fanno continui passi avanti</p>
<p>- il Gas inquina meno del petrolio e del carbone</p>
<p><strong>Quali sono i problemi nella realizzazione di un gasdotto? </strong></p>
<p>- trovare i giacimenti</p>
<p>- decidere in quali Paesi far passare le tubazioni</p>
<p>- mettere in produzione i giacimenti</p>
<p>- trovare gli investimenti per le infrastrutture di trasporto</p>
<p>- problemi tecnici</p>
<p>- problemi geopolitici. I giacimenti si trovano spesso in zone di conflitto come il Caucaso</p>
<p>- le richieste del mercato</p>
<p><strong>Qual è il rapporto tra South Stream e il &#8220;Corridoio VIII&#8221;?<br />
</strong></p>
<p>Il “Corridoio VIII” è uno dei corridoi paneuropei individuati da Bruxelles nel 1991 per trasportare merci e persone dall’Europa Orientale a quella Occidentale. Il percorso del Corridoio VIII ricalca quello di South Stream: Bulgaria, Macedonia, l’Albania, fino ai porti di Bari o Brindisi in Italia.</p>
<p><strong>Quali sono i problemi del Corridoio VIII<br />
</strong></p>
<p>Il segretariato del Corridoio VIII, di base in Puglia, è stato sospeso. Non  ci sono finanziamenti a sufficienza da parte della UE e del governo italiano. La gestione corrente è affidata alla Fiera del Levante Servizi.</p>
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		<title>Non c&#8217;è solo il nucleare: l&#8217;Iran nella partita dei gasdotti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 19:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[the south stream project]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[ira]]></category>
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		<description><![CDATA[di Maria Teresa Lenoci* Dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di inasprire le sanzioni nei confronti dell’Iran, l’Europa dovrebbe guardarsi da un’altra minaccia che viene dalla dittatura di Ahmadinejad: Teheran, infatti, sta cercando di costruire un proprio impero del gas e potrebbe presto inviarlo verso l’Europa e il Pakistan. È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1999" title="Gas" src="http://www.noaweb.it/public/Gas-199x300.jpg" alt="Gas" width="150" height="170" />di <strong><a href="http://www.noaweb.it/?s=maria+teresa+lenoci" target="_blank">Maria Teresa Lenoci</a>* </strong>Dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di inasprire le sanzioni nei confronti dell’Iran, l’Europa dovrebbe guardarsi da un’altra minaccia che viene dalla dittatura di Ahmadinejad: Teheran, infatti, sta cercando di costruire un proprio impero del gas e potrebbe presto inviarlo verso l’Europa e il Pakistan. È necessario fare un passo indietro e riepilogare la questione dei gasdotti che si intreccia con i conflitti geopolitici globali. I progetti al vaglio dei Paesi europei privi di fonti energetiche sono due: <em>South Stream </em>e <em>Nabucco</em>, entrambi al momento arenati. Il Nabucco è il gasdotto nato dagli accordi tra UE e Usa, concepito per portare il gas dall’Asia Centrale attraverso il Caucaso e la Turchia in Europa, bypassando la Russia. Il  South Stream, al contrario, è il progetto russo che porterebbe il gas dal Mar Nero in pieno Vecchio Continente, dividendosi in due bracci, di cui uno arriverebbe in  Italia tramite la Puglia. <span id="more-1998"></span></p>
<p>Il problema del Nabucco, sponsorizzato fortemente dagli americani, è che gli accordi con i paesi produttori di gas da cui attingere materia prima (Azerbaijan in testa) non sono stati ancora stipulati. Invece la Russia ha appena firmato un accordo da 7.000 milioni di metri cubi di gas con gli azeri. Anche il Turkmenistan ha appena aperto un nuovo gasdotto verso l’Iran. Se Nabucco secondo le intenzioni iniziali doveva attingere da un paese sul Mar Caspio, chi resta? L’Iran, che sta diventando rapidamente un indispensabile fonte di energia per l’Europa. Ovviamente Washington fa sapere che non sosterrà Nabucco se Teheran è coinvolta. Ma per l’UE la questione si fa pressante: le proiezioni dicono che la domanda annuale di gas aumenterà dagli attuali 500 miliardi di metri cubi a 815 miliardi entro il 2030, mentre il Nabucco si prevede ne fornisca solo 31 miliardi. Per l’Unione Europea significa scambiare un fornitore inaffidabile, la Russia, per l’ancor meno prevedibile Iran.</p>
<p>Attorno a tutto questo ruota la questione delle sanzioni dell’Onu. Il Presidente Obama ha spinto dall’inizio del suo mandato per l’approvazione in Consiglio di un inasprimento delle sanzioni nei confronti di Teheran. Gli interessi e i giochi politici però sono tanti. In questo campo Obama è costretto a subire le pressioni del Congresso che spingono per l’approvazione di sanzioni unilaterali. Il gioco riguarda tra i due colossi asiatici. La Cina è debitrice nei confronti di Teheran del 20% del petrolio che consuma e inoltre ha un bisogno disperato di gas che spera di ottenere dirottando nei suoi territori il gasdotto previsto verso India e Pakistan. La Russia fornisce armi e tecnologia nucleare all’Iran, ma allo stesso tempo ha bisogno di tenersi stretto l’alleato americano. Ha cercato di mediare con Ahmadinejad, ma con scarso successo. Obama sa che è un momento propizio per attaccare, secondo la sua linea di pensiero che però non prevede bombe, ma il dialogo e la prudenza anche col più fanatico dei nemici, l’Iran, uno dei più longevi nella storia americana.</p>
<p><em><strong>(Maria Teresa Lenoci è uno dei ricercatori di QF)</strong></em></p>
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		<title>Corridor Eight, il docu-film che racconta come avrebbero dovuto cambiare i trasporti in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 01:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corridoio VIII]]></category>
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di Maria Teresa Lenoci*. Quello dei trasporti è un tema sempre al centro dell’agenda politico-mediatica europea. Il motivo è semplice. I trasporti sono sempre più importanti per il commercio. Il trasporto su strada, di merci e persone, è ancora quello più utilizzato, nonostante l’uomo possa volare da una parte all’altra del pianeta a prezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><object type="application/x-shockwave-flash" style="width:320px; height:300px;" data="http://www.youtube.com/v/Kc-ESq-uqeQ&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Kc-ESq-uqeQ&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /></object></strong></p>
<p><span id="more-892"></span><strong>di Maria Teresa Lenoci*. </strong>Quello dei trasporti è un tema sempre al centro dell’agenda politico-mediatica europea. Il motivo è semplice. I trasporti sono sempre più importanti per il commercio. Il trasporto su strada, di merci e persone, è ancora quello più utilizzato, nonostante l’uomo possa volare da una parte all’altra del pianeta a prezzi molto accessibili. Strade e rotaie potrebbero unire Paesi divisi o che si contrappongono per vecchie questioni di frontiera irrisolte. Come avviene nei Balcani.</p>
<p>Il progetto del Corridoio VIII è molto ambizioso. Visto su di una mappa il percorso dei corridoi pan-europei è una rete significativa di vie di comunicazione e di scambio che uniscono l’Europa, in particolar modo il suo “centro” e la “periferia”. Il Corridoio VIII coinvolgerebbe anche la Puglia che, con i suoi porti, farebbe da ponte per i Balcani. Morfologicamente, la Puglia sembra dare quest’impressione, una sorta di propaggine, di collegamento interrotto a Est del Vecchio Continente. Parliamo di una regione che nei tempi antichi è già stata luogo di passaggio di consegne tra due grandi civiltà, quella greca e quella romana. Sembra quasi che i ruoli si siano invertiti.</p>
<p>In realtà è ancora l’Occidente che cerca qualcosa ad Oriente, e questo qualcosa non è più la cultura o il sapere, ma il gas, l’unica fonte di energia, valida alternativa del petrolio. Geopoliticamente, perciò, i percorsi dei gasdotti che somigliano a quello del Corridoio VIII sono difficili da realizzare ma potrebbero avvantaggiare lo sviluppo dei trasporti una volta che fossero stesi i &#8220;tubi&#8221; del gas. Il tutto all’ombra della Russia, l’oligopolista del gas. Insomma quello che per alcuni potrebbe rappresentare un’opportunità di rinascita e di crescita, come le popolazioni di Bulgaria, Macedonia, Albania, per altri è solamente una questione di affari.</p>
<p>Per capire meglio questa storia fatta di strade, ferrovie, gasdotti e infrastrutture economiche che si stanno progettando nell&#8217;Europa Orientale conviene guardare &#8220;Corridor #8&#8243;, del regista bulgaro Boris Despodov. Nuove autostrade vuote, percorse da uomini in bici o su un carretto o addirittura attraversate da un branco di capre. E&#8217; innegabile che senza una vera crescita, che renda compatibili i grandi assi strategici delle &#8220;opere pubbliche&#8221; europee e i progetti delle grandi multinazionali del Gas, con il territorio, e con un concreto sviluppo fatto di promozione turistica, locale, culturale, questa rete che intende unire le due parti dell&#8217;Europa resterà incompleta.</p>
<p>Se vogliamo eliminare il cliché dei Balcani eterno luogo di conflitti, che ha caratterizzato la memoria delle giovani generazioni, forse potremmo davvero partire dalle vie di comunicazione.</p>
<p>(<em>Mariateresa Le Noci è una degli iscritti ai Seminari di QF</em>)</p>
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		<title>I francesi fiutano l&#8217;affare South Stream e chiedono un posto al tavolo di Eni-Gazprom</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 23:31:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di gasdotti da fare, sottoscrivere e costruire, si parla molto e a volte a casaccio. Una cosa sono i progetti, altra cosa realizzare le tubature. Ma che “South-Stream” sia una delle rotte energetiche più probabili dei prossimi anni lo dimostra il fatto che i francesi di Electricité De France (EDF) hanno fiutato l’affare e adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://images.ibox.bg/2008/01/18/39577/519x258.gif" alt="" width="330" height="148" />Di gasdotti da fare, sottoscrivere e costruire, si parla molto e a volte a casaccio. Una cosa sono i progetti, altra cosa realizzare le tubature. Ma che “South-Stream” sia una delle rotte energetiche più probabili dei prossimi anni lo dimostra il fatto che i francesi di Electricité De France (EDF) hanno fiutato l’affare e adesso chiedono a Eni-Gazprom di poter entrare con una quota del 10 per cento nella realizzazione del progetto. La conduttura, lo ricordiamo, trasporterà il gas russo in Europa passando attraverso i Balcani e, nel suo braccio meridionale, in Italia – meglio ancora, in Puglia (sempre che il braccio sud si faccia). L’appoggio dei francesi non toglierà ad ENI il ruolo di primo piano che ha saputo ritagliarsi fino ad ora nel progetto, ma il problema resta quello di convincere questi grandi operatori privati a non dimenticare l&#8217;Italia quando verrà tracciato il percorso definitivo del gasdotto.</p>
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		<title>Se Gazprom stacca il gas l&#8217;Europa trema</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 13:19:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Fabbroni. La vicenda dei rubinetti del gas aperti e chiusi da Gazprom impone un&#8217;adeguata riflessione sui rapporti Russia-Unione Europea. Il colosso di San Pietroburgo fa periodicamente tremare l&#8217;Europa, perchè la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo è notevole. L&#8217;U.E. riceve circa il 25% del suo fabbisogno complessivo dalla Gazprom, un quarto del totale. Dipendono da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://sites.etleboro.com/thumbnails/news/18145_Gazprom-gasdotti.jpg" alt="" width="150" height="225" />di <strong>Stefano Fabbroni. </strong>La vicenda dei rubinetti del gas aperti e chiusi da Gazprom impone un&#8217;adeguata riflessione sui rapporti Russia-Unione Europea. Il colosso di San Pietroburgo fa periodicamente tremare l&#8217;Europa, perchè la dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo è notevole. L&#8217;U.E. riceve circa il 25% del suo fabbisogno complessivo dalla Gazprom, un quarto del totale. Dipendono da Gazprom i paesi balcanici, buona parte di Germania, la Francia e l&#8217;Italia. Ma perchè a rimetterci è Europa, visto che la questione nasce e si sviluppa nel conflitto che oppone la Russia all&#8217;Ucraina? Il mancato accordo per le tariffe del 2009 ed il mancato pagamento di arretrati da parte di Kiev sono motivazioni che effettivaente non giustificano in pieno la reazione di Mosca. Da un po&#8217; di tempo è anche spuntato il nome di una società con sede in Svizzera, &#8220;RosUkrEnergo&#8221;, creata per mediare le vertenze Russia-Ucraina, per stabilire ed adottare le tariffe migliori. Gazprom detiene circa il 50% del capitale di RosUkrEnergo, e questo aumenta i dubbi sulla gestione della politica energetica russa.<span id="more-536"></span></p>
<p>E&#8217; quantomeno strano che il controllo di una società sorta per redimere controversie sia in mano al maggior fornitore dell&#8217;“oro blu”. I prossimi mesi saranno decisivi per una maggiore chiarezza sulla distribuzione del gas. Resta una riflessione più generale sulla carenza di fonti alternative al gas. L&#8217;Europa non ha altre riserve in grado di fornire un prodotto di identica qualità e con la stessa frequenza di quello che arriva dalla Russia. La volontà di creare nuovi gasdotti non c&#8217;è ed ogni decisione è legata alla Commissione Europea che pare stenti a prendere una decisione definitiva anche sul ritorno al nucleare.</p>
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