di Nezka Figelj. Anche quest’anno, in occasione del 10 febbraio – giorno del ricordo delle foibe e degli esuli giuliani e dalmati – si cercherà di dare un’identità a qualcuna delle vite stroncate nelle voragini istriane e si tenterà ancora di raccontare l’esperienza dell’esodo. Ma cosa scrivere di una vicenda politicamente controversa come le foibe? Negli ultimi sessanta anni del dopoguerra il fenomeno è stato in larga misura emarginato soprattutto a causa delle divergenti opinioni politiche che ne contrastavano eventuali approfondimenti. (continua…)
di Jacopo Giannangeli*. La Serbia è approdata all’Università “La Sapienza” di Roma. E lo ha fatto portando con sé un grosso carico di interrogativi, problematiche, questioni aperte o ancora da aprire, ma soprattutto con tante speranze. Il mese scorso, dal 26 al 28 ottobre, si è tenuto un convegno dal titolo “Identità europea della Serbia: il futuro del passato”; una tre giorni molto intensa, a cui hanno partecipato esponenti di primo piano del mondo culturale della slavistica dall’Italia e dalla Serbia, politici e diplomatici italiani e stranieri. (continua…)
di fm. Si è aperto il 26 ottobre al Tribunale penale internazionale dell’Aja il processo contro Radovan Karadzic, il leader dei serbo-bosniaci accusato di aver pianificato la strage di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo durante l’ultima guerra nell’ex-Jugoslavia. Tutti ricorderanno le immagini rubate che ritraevano pezzi della ’second life’ del latitante eccellente, e le accuse rivolte all’ex mediatore americano Richard Holbrooke, il quale avrebbe garantito a Karadzic l’immunità se si fosse ritirato dalla scena politica. Dopo il processo intentato a Milosevic, che morì poche settimane prima dell’inzio della pena inflittagli dallo stesso Tribunale, alla sbarra siede ora un altro pezzo di quella storia recente che, come abbiamo più volte ricordato, rappresenta l’ultimo atto della ‘guerra civile’ europea che affonda le sue radici nel lungo secolo breve del Novecento. (continua…)
di Giacinto Seccia. La vittoria socialista alle elezioni politiche greche è certo un cambiamento, ma rischia di essere sopravvalutata dal campo progressista europeo. La vittoria del Pasok più che una svolta politica sembra essere dettata dalla stanchezza dei cittadini e dalla legge dell’alternanza, che rendevano prevedibile il risultato. Chiunque abbia avuto modo di parlare con dei cittadini greci, avrà notato che anche quando cambiano schieramento lo fanno più per inerzia che per convinzione. Questa volta però Papandreou ha lanciato subito dei segnali: rapidità nella formazione del governo e proposte di riforme precise in economia (specialmente green economy e sostegno a salari e pensioni).Dovesse anche fare bene al governo, il Pasok non potrà fungere da traino per gli altri socialisti europei. Divisi tra chi è rimasto alla terza via di fine anni ’90 e tra chi ha allargato gli orizzonti, i socialisti in Europa sono per lo più ridimensionati o tallonati dalla sinistra radicale.
di fm. Dopo una lunga e complessa trattativa, la Republica Macedone e il Kosovo hanno raggiunto un accordo per la demarcazione dei rispettivi confini territoriali. E’ il primo passo concreto di Skopje verso il riconoscimento sostanziale del neonato stato kosovaro, autodichiaratosi indipendente il 17 febbraio del 2008 . La Macedonia ha riconosciuto l’indipendenza dell’ex provincia serba dopo una fase di forti perplessità che si riferivano ai rischi di instabilità nella regione balcanica, a seguito della secessione da Belgrado, e alla questione delle minoranze (la popolazione macedone è costituita per il 25% da albanesi). (continua…)
