Ritorno al passato. Il creativo ministro dell’economia è lieto di riscrivere la storia fallimentare della questione meridionale. L’istituzione della Banca del Mezzogiorno è un suo vecchio pallino naufragato durante il precedente mandato. Si parla (si straparla) di federalismo fiscale, e il liberal-protezionista di Sondrio rispolvera l’idea gloriosa di una ‘Cassa’ unica, salvo precisare che si tratta di un’operazione sperimentale e a costo zero (il fondo assegnato dallo Stato dovrà essere interamente restituito). Mentre i tagli dei vari Fondi sociali hanno causato le proteste lucide e risentite dei (pragmatici) governatori meridionali, e nonostante la campagna elettorale veda in quelle regioni un banco di prova significativo per le politiche nazionali, latita ancora un dibattito organico sullo sviluppo del Sud – visto anche il clamoroso declino di Raffaele Fitto che di quelle politiche dovrebbe essere il Ministro. (continua…)
FAQ
Quali sono le nuove parole d’ordine di Vendola ?
Libertà è senza dubbio una parola d’ordine innovativa per la sinistra italiana. Non è certo la libertà del capitalismo senza regole o il “faccio come mi pare” dell’antropologia berlusconiana, ma si tratta pur sempre di un sostantivo importante, se non decisivo, nell’odierno marketing politico. Vendola oggi parla di una sinistra unitaria che sia capace di raccogliere e di far fruttare anche le sconfitte del passato, senza rinunciare a tenere ferme le tradizioni (le utopie) meno implicate con la lunga storia disastrata del comunismo europeo e mondiale. Vecchio e nuovo. (continua…)
Un buon tema di storia sociale della cultura. E non solo. Un ottimo soggetto per un film, o per un romanzo grottesco e visionario, allucinato, realista e distopico. Una questione che coinvolge da sempre governi di destra e di sinistra, entra con prepotenza nel cuore della politica e della finanza. La storia dell’Italietta contemporanea attraverso le vicende che interessano il quarto potere dell’informazione (della carta stampata). Tra SOS lanciati in difesa dei contributi statali per un centinaio di testate che rischiano la chiusura, l’offensiva del giornalismo on line; scalate e operazioni finanziarie, cordate e misteri, ristrutturazioni e rilanci, reciproci condizionamenti tra gruppi di imprenditori, politica e informazione. Con una luce sinistra che emana dalla singolare intraprendenza con cui imperi finanziari legati alla sanità, decidono oggi di investire nell’editoria italiota. (continua…)
Pubblichiamo un appello per un’Università pubblica firmato da centinaia di docenti e ricercatori. Il documento sembra una piattaforma ideale per tenere alta l’attenzione sui progetti di riforma, e soprattutto per tentare di coniugare critiche e proteste contro lo spirito del ddl con le proposte costruttive sulla governance degli Atenei e sui criteri di reclutamento (merito e valutazione). Tenendo ferme il punto della natura pubblica dell’istruzione in Italia e una critica rigorosa alla politica dei tagli che coinvolge (opprime) tutto l’apparato della formazione, dalle scuole alle Università agli Istituti di ricerca fino ai Conservatori. Nel Sud, in particolare (come sempre).
Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica. (continua…)
In un libro edito da Il Mulino, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, la storica Marie-Anne Matard Bonucci ricostruisce le vicende che portarono all’emanazione delle leggi razziali. La ’svolta’ politica del regime fascista, vera e propria rottura nella storia dell’Italia contemporanea, segna l’inizio di un ‘antisemitismo di Stato’ che porterà prima alla discriminazione e poi alla deportazione degli ebrei. Per l’autrice si tratta di un razzismo calato dall’alto, a cui il popolo e la ‘zona grigia’ della società italiana si adeguano più o meno passivamente (per non parlare della monarchia e della Chiesa): se la tradizione antisemita in Italia era stata contenuta e si mostrava refrattaria alle analoghe politiche sperimentate nella Germania nazista già dal 1933, durante il biennio 1938-1939 la situazione interna cambia con il mutare del contesto internazionale. (continua…)
