di fm. E’ stato presentato all’ultimo Consiglio dei ministri il DDL sulla riorganizzazione dell’Università che inizia un lungo iter legislativo prima della sua (funesta?) approvazione. Lo slittamento è dovuto ai pasticci nella maggioranza. Nell’agenda politica di questo governo le questioni della ricerca sono relegate ai margini e risentono di volta in volta delle scosse più o meno avvincenti che attraversano il centro-destra: la scarlattina del premier, le turbolenze tremontiane, i summit in villa. L’appuntamento sul riordino del sistema universitario era comunque nell’aria, e le linee, ormai da tempo, erano state tracciate. (continua…)
di fm. La catena degli scandali, sotterranei o strimpellati, locali e globali, mediatizzati o ancora invisibili e irrisolti, si fa sempre più lunga. Da Genova, insomma, ai casi singoli di Padova o di Parma e ora Roma, da ogni santa manifestazione pubblica fino al misconosciuto episodio di un carcere minorile di Lecce come ennesimo scenario degli ‘eccessi di violenza’ da parte delle forze dell’ordine. Riprendendo un vecchio refrain skin degli anni Settanta, poi slogan degli Ultras di varia estrazione, Carlo Bonini ha pubblicato un volume sulla faccia, il linguaggio e le pratiche oscure e fascistoidi della polizia, togliendo dal cono d’ombra il fenomeno marcio della violenza capillare che serpeggia tra i blog e i forum dei poliziotti nostrani. Un’inchiesta ma anche un viaggio narrativo tra i vissuti singoli e le dinamiche dell’educazione e della formazione degli uomini in divisa, in un gioco speculare con la simmetrica carica di odio seminata tra le periferie dei black block e degli stadi italiani. Gli stessi uomini in divisa che protestano contro i tagli del governo (ex)’amico’ del centro-destra. In questo contesto, si apre la necessità di indagare sulla funzione dei sindacati della polizia, sempre più asserviti, pare, alla difesa corporativa della categoria, senza se e senza ma; e sulle pratiche culturali e antropologiche ereditate che stanno alla base della formazione dei poliziotti, nelle scuole di polizia, nei percorsi di apprendimento. Il problema dell’ordine pubblico e dei dispositivi di sicurezza come questione sociale e politica, da non consegnare soltanto alla cronaca intermittente.
di fm. Intervistato da Massimo Franco, D’Alema ha glissato sul futuro del suo partito (elezioni e scelta del leader, alleanze e programmi per il governo), puntando tutto sulla battaglia delle primarie che lo vede in prima fila nell’appoggio alla linea Bersani. Ha tessuto le lodi dell’emiliano “rosato” definendolo un “vero riformista” , un politico capace di armonizzare le contraddizioni e di superare i personalismi del più recente passato democratico (la stagione targata Franceschini&Veltroni). E’ noto invece che lo stesso D’Alema sta tessendo da tempo una trama sotterranea alla ricerca di nuove alleanze, secondo il vecchio progetto ulivista di far convergere le forze moderate, liberali e socialdemocratiche attorno ad una personalità forte e dall’identità spendibile, nella mescolanza alchemica ma coesa di culture politiche difformi e plurali (l’area del cattolicesimo più avanzato insieme alla nuova sinistra vendoliana). (continua…)
Negli ultimi 15 anni ci hanno spiegato che il mondo del lavoro era cambiato. Che dovevamo diventare più flessibili. Che guai a scambiare il precariato con la flessibilità. E noi ci siamo adattati. Ci siamo inventati mestieri poco garantiti ma di qualità, piccole eccellenze senza la speranza della pensione. Secondo alcuni, più matti di altri, dovevamo addirittura batterci per avere il diritto di scegliere se detrarre o meno dalla nostra busta paga quei soldi che ogni mese vanno a rimpinguare le pensioni a chi ce le ha già. Ma adesso le cose cambiano. (continua…)

I sondaggi li danno per favoriti. Piacciono ai manettari e ai razzisti di destra e sinistra, e se domani, dopo il fallimento del “Lodo Alfano”, Berlusconi si dimettesse e tornassimo alle urne, ecco in che mani andremo a finire.
