Questioni di Frontiera
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Sabato 23 Settembre 2017 | 2:02

miradi Claudia Attolico. Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, in lotta contro la dittatura nella Repubblica Domenicana, vennero torturate e strangolate per conto del generale Trujillo. Da allora, in questa data si ricorda la violenza contro le donne. In tutto il mondo associazioni, enti, persone, si riuniscono per denunciare questa dissacrante asincronia tra il progredire della civiltà umana e il perpetuarsi di immutabili ed inaccettabili reati. Anche noi abbiamo deciso di ricordare questa giornata, e le tre sorelle che ne furono protagoniste. (continua…)

Gli amanti dei lunghi viaggi in paesi esotici come l’India avranno forse incontrato sulla loro strada qualche giovane israeliano vestito in maniera semplice con lo zaino in spalla. Oppure, più probabilmente, avranno sentito parlare del giro di droghe in cui questi giovani israeliani  sono coinvolti, oppure delle loro imprese estreme che possono avere esiti mortali. Queste notizie vengono non poche volte riportare dai giornali israeliani e dalla stampa anglosassone.
Il tema mi aveva incuriosito già anni fa quando compì un viaggio in Thailandia in cerca di avventure. Non ebbi la più pallida idea che mi sarei ritrovata davanti a una marea di israeliani sempre pronti alle feste e alla pazzia. Fu così invece e ne rimasi colpita.
Il fenomeno del viaggio zaino-in-spalla (in assenza di un termine italiano l’ho tradotto dall’ inglese backpacker) nasce all’incirca 30 anni fa. Israele è stata coinvolta nella guerra dei Sei Giorni nel ’67, dello Yom Kippur nel ’73, nelle guerre in Libano nel ’82 e nel 2006; ciò ha provocato nella gioventù israeliana un’atmosfera fatta di  ansia intensa e apatia sognatrice; molti si danno all’escapismo e ad una sorta di rinnovamento spirituale. Si stima oggi che 50.000 israeliani visitano l’India  ogni anno. Questi viaggi si compiono subito dopo la conclusione del servizio militare obbligatorio per maschi e femmine in Israele. Le finalità di questi viaggi sono spesso incerte; molti studi sociologici e gli stessi backpackers affermano di recarsi in questi posti per ritrovare se stessi e non fare niente. Stanchi della società israeliana e della disciplina subita durante il servizio militare vogliono prendersi un periodo di pausa.
Durante le prolungate permanenze in India gli israeliani karhanistim (così vengono chiamati) affittano stanze in resorts economici, mangiano, bevono, dormono, fumano charas, partecipano a feste trance, contrattano con aggressività. La ricercatrice israeliana Darya Maoz riporta che in alcuni casi i giovani partono perfino nel giorno in cui ricevono il congedo dall’esercito e mentre il giorno prima ancora portavano la divisa, il giorno dopo portano sandali, sono vestiti di ampi abiti bianchi raccontando che i loro chakra  sono aperti ad accogliere la spiritualità che alleggia nell’aria dell’India. In realtà sono più interessati alle droghe e ai Full Moon Parties (feste di musica trance con la luna piena); inoltre preferiscono rimanere nella bolla di protezione del gruppo israeliano che aprirsi agli indiani o backpackers di altre nazionalità. Esistono ovviamente anche eccezioni alla regola.
Uno in particolare è l’interrogativo che si pongono gli esperti israeliani. Quali sono i motivi che inducono a questo comportamento? Alcuni di loro come Uri Ben-Eliezer, Edna Lomsky-Feder e Gabriel Sheffer riportano che la società israeliano è traumatizzata e caratterizzata dall’odio; ogni guerra aumenta questi sentimenti e il servizio militare contribuisce a rendere i giovani aggressivi e arroganti. Inoltre, sviluppa in loro uno strano senso; un misto di insicurezza e invincibilità.
Infatti, se un tempo gli indiani accoglievano calorosamente gli israeliani, oggi li sopportano con difficoltà.
“Sono gente primitiva e rudimentale ma ci servono incredibilmente bene”, afferma un israeliano ad un giornalista.
“Sì, è vero, proiettiamo l’atteggiamento nell’esercito sulla popolazione locale, finché questa, come i palestinesi, non alzerà la testa”, dichiara un altro.
Alcuni giornalisti e ricercatori israeliani affermano che in India si può parlare di invasione israeliana e di neo-colonialismo. Il fatto comunque non deve pregiudicare esclusivamente il turismo israeliano perché è simile a quello di alcune nazioni europee, come la Gran Bretagna, la Germania e altri paesi soprattutto del nord Europa che annualmente invadono le coste della Spagna e della Grecia.
Questi viaggi trovano giustificazioni plausibili tra gli zaino-in-spalla. Molti di loro sostengono che la società israeliana è opprimente. “Fai il bravo, vai all’asilo, a scuola, nell’esercito, all’università, sposati, fai figli. Questa società non dà spazio alla libera scelta, al calore umano e alla libertà.” Così spiega una ragazza appena ritornata dall’India. Il servizio militare inoltre pone dei giovani ventenni davanti alla guerra, alla paura e alla morte. Non sorprende infatti che gli israeliani si sentano più maturi dei loro coetanei europei. L’unica soluzione a questo punto appare la fuga in paesi esotici e ricchi di spiritualità come l’India dove ricreare un’Israele alternativa.
E come si spiega il diffuso uso e abuso di droghe durante i viaggi? “Colui che fa uso di droghe viene chiamato “sarut” (graffiato). Un mese prima questo ragazzo ha prestato servizio nei Territori e ha visto l’uomo e il bambino che in seguito è stato ucciso per mano sua. Un mese prima questo giovane uomo è entrato di notte nell’abitazione di una famiglia araba, ha picchiato madre e bambino, arrestato il padre. Questo determina il graffio interiore indelebile; è un disturbo emotivo. Il giovane fa uso di droghe per cercare sollievo dal ricordo brutale che pesa sulla sua coscienza. Non voglio dire che ciò è vero per tutti, ma sicuramente tutti sentono un forte bisogno di fuggire e sentirsi liberi.”, sostiene la ragazza.
In Italia per ora i backpackers non sono diffusi. In Thailandia ne ho incontrati pochi. Questo fenomeno è riscontrabile in maniera consistente anche tra i giapponesi e tra i giovani dei paesi del nord Europa. Ma gli israeliani costituiscono il gruppo più numeroso, più organizzato e più unito. Molte insegne a Manali e Goa (luoghi in India principalmente visitati dagli zaino-in-spalla israeliani) sono in ebraico, molti bar servono cibi israeliani e l’ebraico insieme all’inglese funge da lingua ufficiale. Perfino la popolazione indiana locale ha imparato l’ebraico.

goadi Nezka Figelj*. Gli amanti dei lunghi viaggi in paesi esotici come l’India avranno forse incontrato sulla loro strada qualche giovane israeliano vestito in maniera semplice con lo zaino in spalla. Oppure avranno sentito parlare del giro di droghe in cui questi giovani vengono coinvolti, o ancora delle loro imprese estreme che possono avere esiti mortali. Notizie del genere vengono riportate ormai di frequente dai giornali israeliani e dalla stampa anglosassone. Il fenomeno del viaggio “zaino-in-spalla” (dall’inglese backpacker) nasce all’incirca 30 anni fa. Israele ha combattuto nella guerra dei Sei Giorni nel ’67, dello Yom Kippur nel ’73, nelle guerre in Libano nel ’82 e nel 2006; tutto questo ha provocato nella gioventù israeliana un’atmosfera fatta di forte ansia e apatia sognatrice; molti si danno all’escapismo e ad una sorta di rinnovamento spirituale. (continua…)

Thailand Politicsdi Mariano T. Intini Sono ancora vive negli occhi dei telespettatori le immagini della rivolta delle camicie rosse in nome del ritorno al potere dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, e della controffensiva delle autorità Thailandesi che spegneva nel sangue la sommossa popolare nella capitale. Di mezzo la morte del fotoreporter italiano Fabio Polenghi, ucciso mentre svolgeva il suo lavoro per alcune testate europee. In questo scenario cruento, c’è il bizzarro panorama del resto del paese, assorto in un sonno indifferente rispetto a quanto avviene a Bangkok. In molte aree del paese e persino in alcune zone limitrofe della capitale la vita scorre in piena serenità. La normale routine quotidiana non si è interrotta. In alcuni quartieri di Bangkok tutto sembra procedere normalmente, come se nulla fosse, come se nulla stesse accadendo di lì a pochi chilometri. (continua…)

Canada_013_77780_200di Giacinto Seccia. A un anno dalla fine della guerra civile nello Sri Lanka, il nuovo corso della causa Tamil sembra promanare dalla diaspora. Dopo alcuni paesi europei, Canada e Australia, anche la comunità residente in Italia si è recata alle urne per eleggere i rappresentanti del Consiglio italiano dei “Eelam Tamil” e in particolare per esprimersi sul diritto all’autodeterminazione con un referendum. Il documento proposto come base giuridica non è che un ritorno alle origini, perchè rispolvera la risoluzione di Vaddukodai del 1976, che prevedeva la creazione dello stato indipendente del Tamil Eelam nel nord est dello Sri Lanka, con il pieno riconoscimento di tutti i diritti della minoranza. (continua…)

di Steven Millhauser. Eravamo preparati sin dall’inizio, sapevamo quello che dovevamo fare, in fondo non l’avevamo visto tutti centinaia di volte? – la bella gente di città intenta a fare affari, i programmi della tv che si interrompono di colpo, le facce in mezzo alla folla che guardano verso l’alto, una bimba che punta il dito verso il cielo, le bocche aperte, il cane che abbaia, il traffico fermo, la borsa della spesa che cade sul marciapiede, ed eccola lì nel cielo, che si avvicina… (continua…)

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