Questioni di Frontiera
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Domenica 05 Febbraio 2012 | 10:55

06_newroz_botan_2003_sereaveten_400di Annalisa Marroni*. L’inizio della primavera coincide per i curdi con il festeggiamento del loro capodanno. Il Newroz, una tradizione di origini zoroastriane nata in Persia in epoca preislamica, vuol dire letteralmente  “nuovo giorno”, ma per il popolo curdo questa festa è diventata un importante momento di unità nazionale. Attraverso questa ricorrenza, i vari gruppi tribali, discendenti dagli abitanti dell’arco montuoso formato dai monti Tauro e Zagros,  ricordano l’antico passato comune rinsaldando così la propria memoria collettiva, compromessa dalle politiche repressive attuate dai diversi Paesi in cui sono distribuiti. Come è noto, infatti, i curdi si trovano divisi tra quattro Stati: Turchia, Siria, Iran e Iraq. Dalla fine dell’impero ottomano ad oggi, nessuno di questi Stati ha riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni di indipendenza nazionale. (continua…)

yiddishpolicemen1di Patrick Martin*. Israele è stato pesantemente criticato per aver guidato unilateralmente la guerra contro Hamas a Gaza, per i possibili coinvolgimenti nelle uccisioni e per i commenti inappropriati del ministro degli Affari esteri nei confronti degli stati vicini – e il governo israeliano ha deciso di procedere al contrattacco. E’ stata scelta la linea diplomatica per condurre la battaglia verso destinazioni estere. Ma anziché appellarsi ai diritti umani o ai rapporti internazionali, il governo israeliano vuole che il mondo sappia che gli israeliani non viaggiano sui cammelli e non mangiano solo kebab, come indica la serie di spot televisivi appena uscita in Israele visionabili su www.masbirim.gov.il. (continua…)

Rabin-Arafatdi Ronnie. Tra vecchio e nuovo anno, torniamo a parlare dello stato di Israele. Per farlo partiamo da una dichiarazione rilasciata lo scorso 3o dicembre dal presidente della Autorità Nazionale palestinese, Abu Mazen, che ha spiegato: “il processo di pace con Israele è paralizzato”. In questa analisi ci serviremo di un lungo editoriale apparso sulle pagine della rivista ebreo-americana “Commentary”, intitolato The Deadly Price of Pursuing Peace. (continua…)

13congo_slide11di Valentina Verdini*. E’ difficile tracciare un quadro sintetico della situazione dell’attuale Repubblica del Congo. Per poter capire fino in fondo il conflitto che ancora anima la parte est del paese al confine col Ruanda, tra Hutu e Tutsi e il Nord Kivu, teatro di scontri etnici tra le nazioni limitrofe, bisogna tornare indietro nella storia e precisamente al periodo di colonizzazione. Alla fine del 1800, infatti, l’odierno Congo diviene una colonia del Belgio;  i colonizzatori dividono le popolazioni del Ruanda e del Congo sulla base del rango sociale e dei tratti somatici in Hutu e Tutsi, appoggiandosi a questi ultimi per governare. Alla fine della decolonizzazione, gli Hutu riversano tutto il loro odio nei confronti dei Tutsi in un vero e proprio massacro. (continua…)

pict_20090415PHT53752di fm. Anche gli analisti della storia contemporanea si dividono in apocalittici e integrati, organici e disorganici, eretici e ortodossi. Ma c’è una dimensione del pensiero che accomuna gli studiosi di geopolitica e gli storici di tutte le latitudini. Qualcuno allude, qualcun altro rilancia: è la teoria dei lunghi cicli storici che non è solo il ‘corsi e ricorsi’ del buon Vico, ma è una teoria ben definita della storiografia moderna – quella che studia il ripresentarsi ciclico di fenomeni e di eventi – e ha il suo nume tutelare in Joshua S. Goldstein. Vediamo come si applicherebbe questa teoria alla situazione attuale. A partire dal 1989, data-simbolo di un secolo che non si decide a finire, muta lo scacchiere internazionale e si mettono in soffitta i paradigmi con i quali si interpretavano i rapporti tra  le nazioni: guerra fredda, stato-nazione, equilibrio tra le superpotenze. Come per il 2001, è un crollo a stabilire l’inizio di un nuovo ciclo storico. (continua…)

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