Questioni di Frontiera
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Domenica 20 Maggio 2012 | 6:45

confin-trevisandi fm. La cartografia è una scienza all’incrocio tra politica e antropologia. Studia e stabilisce i confini e le frontiere, analizza gli insediamenti e tenta di tracciare equilibri non solo geografici nelle relazioni internazionali, giocando un ruolo di primo piano nella risoluzione (o nella mancata risoluzione) di conflitti e rivendicazioni territoriali.  Nell’epoca dell’open source e della GoogleCrazia, la questione diventa immediatamente politica. (continua…)

Molta gente manifesta contro il proprio governo. Gorky Luis Anguilla Carrasco (a destra, nella foto), la voce della punk-band “Porno para Ricardo”, esprime il suo malcontento stringendo un microfono e strimpellando sulla chitarra elettrica. La controcultura cubana è stanca della fratellanza Castro, ecco perché il governo ha definito Gorky “socialmente pericoloso”, chiudendolo in carcere, e multandolo di 600 pesos (un mese di stipendio). Ma lui, appena fuori, ha ripreso: “Ho sempre odiato le tirannie”. Smitizza il comunismo cubano indossando magliette con su scritto “1959”, l’anno della Rivoluzione. “Un anno sbagliato”. I Castro? Una coppia di “Dinosauri”. Di fronte a Fidel (82 anni) e Raul (77) – Gorky ne ha ‘appena’ 39. E’ cresciuto ascoltando i Led Zeppelin e i Clash. La sua generazione non è fatta per vincere ma per ribellarsi, e magari finire male. (continua…)

Che Dio abbia messo gli occhi sulla Giamaica quando ha pensato all’atletica è una certezza. Solo la saggezza rastafari può spiegare come mai in questa piccola ma popolosa isola dei Caraibi siano nati i padroni della velocità e, tra loro, Usain Bolt – il fulmine lucente. Bolt ha stracciato la concorrenza americana correndo tanto in fretta che ha imparato a girarsi prima di tagliare il traguardo, umiliando allegramente gli avversari. Alle Olimpiadi vinse con una scarpa slacciata.

di Giacinto Seccia. E’ con la fine del dominio coloniale inglese nel 1948 che nello Sri Lanka si ebbero le prime tensioni etniche tra Tamil e Singalesi. Che il desiderio di libertà e indipendenza siano destinati a sprigionare tensioni latenti? Così è accaduto in quest’isola dove, finita la luna di miele tra Tamil e inglesi, la maggioranza Singalese fino a quel momento tenuta lontana dai settori chiave dell’amministrazione coloniale cominciò riprendersi il maltolto. (continua…)

di Giacinto Seccia. Quelle del 1 marzo sono state le elezioni della discontinuità nella comunità autonoma dei Paesi Baschi. Ed è per questo che Zapatero con il suo PSOE ha puntato tutto su Euskadi, dove per la prima volta il PNV (partito nazionalista basco centro-democratico) al potere da 30 anni non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta, complice la débacle dei due alleati nel governo uscente (Eusko Alkartasuna e Ezker Batua–Berdeak). In calo anche il PP (centro-destra) e l’incremento di Aralar, unico partito della sinistra nazionalista presente per il suo espresso rifiuto della violenza. Le altre liste della sinistra abertzale D3M e Askatasuna, rese illegali con la stessa legge che illegalizzò Batasuna nel 2003, non hanno ottenuto i voti nulli che si aspettavano per potersi contare comunque. Il premier spagnolo vuole assolutamente un lehendakari socialista, un presidente della comunità autonoma che apporti forte cambiamento e metta fine alla violenza dell’ETA delegittimandola. Unico modo per governare sarà tuttavia l’appoggio del PP, principale partito di opposizione a livello nazionale. Qui la situazione si fa meno favorevole. Le trattative sono tuttora in corso. Resta un problema di fondo: come saranno vissute in futuro le rivendicazioni della sinistra abertzale che benché illegalizzata è ben radicata nella società basca. E soprattutto come delegittimare il terrorismo dell’ETA, senza una critica sull’uso della tortura nei confronti dei detenuti politici. Se si pensa che i detenuti politici baschi sono oltre 700, e che alle loro spalle c’è tutta una galassia di associazioni di familiari, per i diritti umani o per l’amnistia, non si può pensare di sconfiggere la lotta armata senza tale ripensamento. Anche Obama ne ha tenuto conto per Guantanamo.

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