di Maria Teresa Lenoci*. I neocon americani sono preoccupati dagli sviluppi dei rapporti fra il Presidente Obama e il primo ministro israeliano Netanyahu. Prendiamo l’ultimo incontro avvenuto a Washington, a porte chiuse, con l’americano che perso la pazienza davanti al muso duro di “Bibi”, in un’escalation di pregressa e fondata conflittualità personale e politica tra i due. Dell’altro ieri, la notizia che un altro vertice è saltato dopo l’assalto dei commando israeliani alla nave turca Marmara. Occorre fare un passo indietro. Uno dei temi principali della campagna elettorale di Barack Obama (come anche di Hillary Clinton) alle elezioni presidenziali del 2008 è stato quello di rilanciare il processo di pace israelo-palestinese. Sul fronte israeliano Obama aveva pensato di passare dal “congelamento” al “contenimento” dello sviluppo delle colonie. A marzo, quando il vicepresidente Joe Biden si reca in visita in Medio Oriente, Israele annuncia di aver intrapreso la costruzione di 1600 nuove unità abitative a Gerusalemme Est. Una vera e propria provocazione. (continua…)
di Maria Teresa Lenoci*. È un Barack Obama determinato e al tempo stesso pungente quello dell’ultimo discorso tenuto sabato Primo maggio in occasione della cerimonia per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan. Il Presidente si è rivolto a un vasto uditorio con una presa di posizione netta: rifiutare ogni etichetta. Obama non vuol essere visto sotto una cattiva luce, non accetta che il suo governo sia criticato come “socialista”, com’è avvenuto dopo l’approvazione della Riforma sanitaria. (continua…)
di Maria Teresa Lenoci.* Tutto ha avuto inizio durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2008. L’allora senatore dell’Illinois Barack Obama fu tacciato dal rivale repubblicano John McCain di farsi promotore di idee “socialiste” . Dopo un tira e molla durato 14 mesi, a marzo Obama è riuscito a far approvare al Congresso la riforma del sistema nazionale sanitario. Una versione meno ambiziosa dell’opzione pubblica tanto ambita dal presidente, che avrebbe tolto alle compagnie di assicurazione private il monopolio del settore per consegnarne la gestione nelle mani dello Stato, ma comunque così incisiva da essere definita una “socializzazione delle cure mediche”. Per qualcuno Obama sta approntando un governo “all’europea”, altri suggeriscono che stia inaugurando una nuova era di “democrazia sociale”. Ma che tipo di socialista è? Guardiamo alle statistiche. Gli americani non difendono più a spada tratta il capitalismo, e soprattutto non sono per nulla impauriti dal socialismo. Ovvero quello che la gente chiede è un “capitalismo più regolamentato e sostenibile” e Obama è divenuto il “brand” di questa nuova visione del mondo. Il socialismo di Obama non è quello “hot”, quello tanto temuto che ha preso piede in Unione Sovietica o a Cuba, è piuttosto una sua forma più soft, un progressismo sociale che segue la falsariga delle democrazie scandinave o del Centro Europa. È un pensiero che trova una profonda corrispondenza nel fabianesimo tardo-vittoriano britannico, in una idea di socialismo progressivo alternativa al capitalismo del laissez-faire. Dai discepoli inglesi della Fabian Society, essenzialmente i laburisti di Tony Blair, il nuovo corso americano riprende l’idea della ridistribuzione della ricchezza e della “giustizia sociale”. (continua…)
Il premio Nobel per la Pace al presidente Barack Obama, che non si è ancora ritirato dall’Iraq, martella Al Qaeda in Somalia, e lascia ancora aperto il supercarcere di Guantanamo, anche se è di questi giorni la notizia di un primo voto favorevole del Senato per lo smantellamento della prigione forse in anticipo rispetto alla data annunciata (2010). Sono le oscillazioni di un Presidente “centrista”, come è stato definito, ancora alla ricerca di un’identità politica precisa e convincente, soprattutto in politica estera. (continua…)
di Luigi Frezza. A guardare con le nostre lenti di europei il sistema sanitario americano si corre il rischio di prendere dei granchi. Il primo è che gli americani sognino un’assistenza sanitaria sul modello del welfare europeo. Falso, molti di loro ne hanno già una migliore. (Gli anziani, per esempio, e prima della crisi anche la fascia protetta della working class). Il secondo malinteso sta nel credere che quello americano sia un sistema in mano agli squali delle assicurazioni private. Nel 2008, le registrazioni di cittadini al Medicare e al Medicaid, i due programmi di assistenza sanitaria pubblica, sono aumentate da 81 a 85 milioni di persone (fino a 87, 4 milioni nella sanità del comparto militare). Le assicurazioni private per i lavoratori invece sono calate dal 59,3 per cento del 2007 al 58,5 per cento del 2008, soprattutto fra gli impiegati pubblici. Insomma la riforma di Obama era già iniziata da sola.
