Questioni di Frontiera
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Giovedì 23 Novembre 2017 | 10:51

obamadi Mariateresa Le Noci. La sconfitta alle elezioni di mid-term e la risorgenza repubblicana. Il fenomeno del Tea-Party. L’inconcludenza in politica estera davanti ai grandi attori emergenti come la Cina. E ancora, il pantano in Afghanistan e la irrisolta crisi mediorientale. Gli americani sono delusi da Obama, che spera di riposizionarsi al centro per non perdere la chance di un secondo mandato. Ma considerando come stanno andando le cose al primo Presidente nero della Storia degli Usa, restare in sella sarà una bella scommessa. (continua…)

Obama_Reagan_by_Fruelunddi Maria Teresa Lenoci. Obama ha qualcosa in comune con il Presidente Reagan? Steve Kornacki, su Salon, propone un parallelismo tra l’andamento della prima amministrazione Reagan e quella attuale. Entrambi i Presidenti hanno rappresentato per gli americani la speranza di uscire dal tunnel della crisi economica, risollevando almeno a parole le sorti di un paese alla deriva. Ma dopo lo “stordimento” iniziale è incominciato lento ed inesorabile il declino. L’ultimo rapporto sulle condizioni della occupazione negli Stati Uniti, infatti, non fa ben sperare: i senza lavoro sono saliti al 9,6%, la crescita del settore privato si fa sempre più lenta, l’austerità federale ha imposto una serie di licenziamenti a livello statale e locale. Fino alle elezioni di medio termine del 2 novembre non ci saranno più dati certi e quelli che restano da vendere a Obama non sono certo rassicuranti. (continua…)

Barack-Obama-Benjamin-Net-001di Roger Cohen. Nonostante il Presidente americano Barack Obama abbia chiesto al premier Netanyahu di estendere la moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti nei territori palestinesi, il governo israeliano sembra fare orecchie da mercante. La situazione è delicata. I rapporti tra lo stato ebraico e l’Autorità Nazionale Palestinese sono ancora troppo fragili, e nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti se l’appello di Obama non venisse ascoltato tutti gli sforzi fatti fino ad oggi risulterebbero vani.  Sarebbe un terribile errore. Obama deve lottare fino all’ultimo minuto per evitare un’evenienza simile. La sua credibilità internazionale è in bilico.
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netdi Maria Teresa Lenoci*. I neocon americani sono preoccupati dagli sviluppi dei rapporti fra il Presidente Obama e il primo ministro israeliano Netanyahu. Prendiamo l’ultimo incontro avvenuto a Washington, a porte chiuse, con l’americano che perso la pazienza davanti al muso duro di “Bibi”, in un’escalation di pregressa e fondata conflittualità personale e politica tra i due. Dell’altro ieri, la notizia che un altro vertice è saltato dopo l’assalto dei commando israeliani alla nave turca Marmara. Occorre fare un passo indietro. Uno dei temi principali della campagna elettorale di Barack Obama (come anche di Hillary Clinton) alle elezioni presidenziali del 2008 è stato quello di rilanciare il processo di pace israelo-palestinese. Sul fronte israeliano Obama aveva pensato di passare dal “congelamento” al “contenimento” dello sviluppo delle colonie. A marzo, quando il vicepresidente Joe Biden si reca in visita in Medio Oriente, Israele annuncia di aver intrapreso la costruzione di 1600 nuove unità abitative a Gerusalemme Est. Una vera e propria provocazione. (continua…)

obidi Maria Teresa Lenoci*. È un Barack Obama determinato e al tempo stesso pungente quello dell’ultimo discorso tenuto sabato Primo maggio in occasione della cerimonia per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan. Il Presidente si è rivolto a un vasto uditorio con una presa di posizione netta: rifiutare ogni etichetta. Obama non vuol essere visto sotto una cattiva luce, non accetta che il suo governo sia criticato come “socialista”, com’è avvenuto dopo l’approvazione della Riforma sanitaria. (continua…)

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